Don’t Worry, Be Happy!… Ovvero: La ricetta della felicità 8 01 10
Posted by Yaila in fatti di cronaca, vita emotiva, vita quotidiana.Tags: anima, bungee jumping, Burj Dubai, Dubai, emozioni, felicità, io, me, serenità, tg, tv, vita
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Felicità è…
leggere
fare quello per cui si è portati
aiutare gli altri
accettare gli alti e bassi della vita
prendersi del tempo per divertirsi
continuare a imparare
guardare meno TV
essere aperti a nuove idee
porsi degli obiettivi
far sapere agli altri quanto sono speciali
credere in qualcosa di più grande di sé stessi
salire alla ribalta
non rimuginare pensieri negativi
non perdere la propria bussola morale
vivere nel presente
affrontare le proprie paure
non perdere la speranza nel domani
Preso da:
Chiara Palmerini, La felicità si impara
da Panorama del 7/01/10
Tratto da:
Monica Sheehan, Be happy – Il piccolo libro della felicità
Sperling & Kupfer
Mentre leggo queste brevi frasi, alla TV il TG trasmette le immagini relative a un nuovo passatempo in voga negli ultimi tempi negli Emirati Arabi Uniti: fare bungee jumping dal grattacielo più alto del mondo, il Burj Dubai.
Lasciando da parte la paura che avrei io nel fare una cosa di questo tipo, le immagini che trasmette la TV mi fanno riflettere su un argomento per me molto importante, e cioè cosa sia per me la felicità. Dal mio punto di vista chi si butta da quel grattacielo è in cerca di una fortissima emozione che probabilmente permea quei pochi istanti in cui ci si lancia nel vuoto, e forse per loro questa è davvero la felicità di un attimo, quella felicità che porta con sé molta più adrenalina della semplice e in qualche modo piatta serenità che accompagna ogni singolo giorno della vita.
Ma che cos’è per me la felicità? Se dovessi descrivere in qualche maniera il mio modo di vivere la vita, lo definirei “a tinte forti” o perlomeno estremamente emozionale poiché spesso e volentieri la vibrazione insita nella quotidianità delle cose invade la mia persona facendomi provare qualcosa di molto forte proprio qui, nell’anima.
Basta il sorriso o una carezza del mio nipotino, l’abbraccio dato a chi amo e ricambiato da chi amo, una smorfia simpatica ad un’amica, una battuta casuale e non consapevolmente voluta che scioglie la tensione di un momento, una nuvola gonfia come panna montata che passa veloce sopra la mia testa mentre cammino a bordo strada col naso all’insù, un arcobaleno, una frase di un romanzo che mi riporti al mio passato o che mi accompagni verso il futuro, una farfalla che si posa sulla ringhiera del cancello di casa, un fiore che sboccia in tutta la sua bellezza, la neve che lenta cade dal cielo e si posa sulla nuda terra come un’immensa coperta candida, una cioccolata calda condita da mille chiacchiere e mille e più sorrisi. E’ la felicità delle piccole cose. E’ questa, secondo me, la vera felicità; quella più sincera e pura, quella che mi fa provare nel profondo dell’anima le emozioni più forti, e per provarle in tutta la loro pienezza e intensità non mi è proprio necessario fare bungee jumping dal Burj Dubai!
Neve 28 12 09
Posted by Yaila in vita emotiva.Tags: anima, ascoltare, candore, caparbietà, cattiveria, compromesso, desiderare, desiderio, destino, dolore, gioia, io, lottare, me, neve, ottusità, semplicità, sole, tu, udire, verità, vita, vivere
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Svegliarsi una mattina di buon’ora, immersa nella quiete dell’aurora quando il mondo ancor riposa. Aprire la finestra, l’imposta e ritrovarsi avvolta da una spessa coltre bianca che ricopre le cime circostanti, i boschi, la vallata, le case intorno, il cortile. Respirare intensamente l’aria fresca, chiudendo gli occhi e cercando di cogliere ogni più piccolo suono, fuori e dentro. Restare lì, a braccia aperte, ad accogliere la vita che si insinua nella pelle, fra le labbra, fra le ciglia – vita semplice fatta delle piccole cose di ogni giorno – e allo stesso tempo far eruttare fuori di sé quel vulcano di vita vera che borbotta violentemente dentro l’anima. Scoprire tutt’a un tratto che è questa la vera vita, la vita che desideri, fatta di semplicità, d’osmosi d’anime, delle cose di ogni giorno, di difficoltà, di patimenti, ma anche di soddisfazioni e di gioie che scaturiscono dalle piccole cose; le piccole cose, quelle vere… Quelle per cui vale veramente la pena di vivere con tutto l’impegno possibile che ognuno di noi può mettere nel vivere la vita.
E finalmente ti rendi conto che le apparenze non ti interessano, che ti interessa solo la sostanza delle cose. Non ti interessa cosa appari agli occhi degli altri, ma ti interessa ciò che sei e non cedere mai a compromessi con te stessa e col tuo modo di vivere la vita. Non ti interessa cosa pensano gli altri di te; ti interessa solo poterti semplicemente guardare allo specchio e riconoscerti, riconoscere che ciò che vuoi essere è ciò che realmente sei… E che non sei, non sei più e non vuoi essere più ciò che alcuni altri vogliono che tu sia. Sei tu, in tutta la tua semplicità, in tutta la tua complessità… In tutta la tua verità. Con orgoglio. Sempre. Sei tu nella gioia, nella caparbietà, nel dolore di un’anima – la tua – che brucia, alimentata com’è dall’ottusità e dal cinismo di chi crede sempre di essere nel giusto, di sapere sempre cos’è giusto per te e non ascolta mai veramente ciò che tu hai da dire. Ode, ma in realtà non ascolta.
Il sole, già più vivo, si specchia nel manto di neve circostante. Un nuovo candore esplode in tutta la sua semplice bellezza: il candore di chi accetta, ma lotta sempre, per costruire il proprio destino come desidera che esso sia; il candore di chi rispetta il mondo circostante, ma non è disposto a cedere alla cattiveria di quel mondo per finire in pasto ai lupi, bensì cerca di vivere sempre secondo il proprio sentire, la propria coscienza e la propria morale. Provando ad essere ogni nuovo giorno della vita, dall’alba al tramonto, solo e semplicemente… Neve.
[Ispirato a "Storia di Neve" di Mauro Corona e ad un momento, un mio momento (miotuttomio), che custodirò nel cuore finché avrò vita.]
Questo Amore 25 11 09
Posted by Yaila in scritti altrui.Tags: amore, jacques prévert
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Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo e cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura
come un bambino quando è buio
Così sicuro dì sé
Come un uomo tranquillo
nel cuore della notte
Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio
Braccato ferito calpestato
fatto fuori negato cancellato
Perché noi l’abbiamo braccato
ferito calpestato fatto fuori
negato cancellato
Questo amore tutt’intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
E’ il tuo amore
E’ il mio amore
E’ quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere e ridere
Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov’eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t’abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo.
(Jacques Prévert)
Malinconia 10 11 09
Posted by Yaila in miei scritti, vita emotiva.Tags: cuore, emozioni, malinconia, me, nebbia, parole, pelle, sensazioni, silenzio
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Un silenzio
fatto di mille parole
aggrovigliate nel cuore
mentre la nebbia
lambisce la pelle.
Tatuaggi? No, grazie! Però… [Intorno alle mie fobie] 5 11 09
Posted by Yaila in vita quotidiana.Tags: me, vita, paura, futuro, presente, tatoo, fobia, fenice, araba fenice, avambraccio, tatuaggio, ago, puntura, flebo, simbolo
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Poche persone sanno che, accanto alle più normali paure, soffro di un’assoluta e incontrollabile fobia per gli aghi. Fortunatamente non capita spesso, ma quando capita mi sento assolutamente svenire alla sola idea di dovermi sottoporre, entro pochi minuti o addirittura il giorno successivo, a un prelievo o di dover fare una puntura o una flebo. Quando quel momento implacabilmente arriva mi faccio tanta forza, chiudo gli occhi oppure mi impongo di guardare altrove e cerco di pensare ad altro mentre – chi deve – fa il suo lavoro. Nella totalità dei casi cerco di pensare che non è niente, è tutta questione di un attimo, che “è per il mio bene”, ma questo poco aiuta. Domina in me, invece, la consapevolezza e l’orgoglio di essere una persona adulta che non deve temere queste piccolezze, ma… Non è semplice! No, non lo è affatto! In cuor mio so bene che questa mia fobia è data da reminescenze infantili, di qualcosa che forse all’epoca non capivo perfettamente, ma che si è talmente radicata dentro di me al punto da influire in maniera determinante su alcuni miei atteggiamenti del presente. Nonostante tutto, però, a volte mi rendo conto di accantonare totalmente questa mia paura di fronte al desiderio più futile che io abbia mai avuto, e cioè farmi un tatuaggio. A fasi alterne, o perché se ne parla in tv/nel web o magari perché mi capita di vederlo dipinto su una parte del corpo di qualcuno a cui sta particolarmente bene, mi faccio prendere dalla voglia di recarmi presso lo studio di un tatuatore e farmi imprimere sull’avambraccio quel simbolo di me stessa che farà parte di me per tutta la vita. C’è un fatto però, e non di poco conto: non l’ho ancora fatto e sono assolutamente sicura che mai lo farò, e questo principalmente a causa della mia incontrollabile e incontenibile fobia, ma anche a causa di tutta una serie di timori e di paure che mi porto dentro. E (che faccio) se poi gli strumenti non sono disinfettati a dovere? E (che fare) se mi stancassi di ciò che mi faccio tatuare e volessi toglierlo? A 50, 60, 70 anni – età alle quali mi auguro vivamente di arrivare – avrò mai l’indole di “indossare” quel piccolo disegnino con la massima naturalezza? Sono domande alle quali probabilmente una risposta c’è, ma per le quali io non la trovo, o almeno so di non trovare io per me stessa una ragione valida per stendermi su quel lettino e accantonare per qualche tempo la mia fobia per gli aghi. Non mi vedo proprio, a 70 anni e più, in qualità di nonna-sprint dotata di tatoo sull’avambraccio! Alla sola idea scoppio a ridere!
Ma quale tatuaggio? Ci ho pensato spesso e sono giunta alla conclusione che l’unica cosa che potrei tatuarmi addosso non è rappresentata né dal mio nome [troppo egocentrismo...], né dal nome della persona che amo [e se poi non dura per sempre, anche se tutti in cuor nostro ci auguriamo che sia così?], né da un disegnino qualunque tanto perché mi piace. La sola cosa che mi tatuerei è rappresentata da ciò che io considero un simbolo di ciò che sono, della mia vita e di ciò che auguro a me stessa per il mio futuro: una fenice stilizzata, simbolo di eternità e di rinascita. Così come la la fenice muore nel fuoco per poi rinascere dalle sue stesse ceneri, tante volte nella vita io mi son trovata ad affrontare esperienze difficili e dure, ma ne sono sempre uscita più forte e più “forgiata” di prima, anche se inizialmente a pezzi e malandata com’è normale e probabilmente giusto che sia. Rinascere sempre più forte e più positiva di prima: ecco quello che mi auguro per la mia vita e per il mio futuro, anche se so in partenza che è più facile a dirsi che a farsi. In fondo in fondo che cos’è per me la fenice se non una segreta speranza che custodisco da sempre nel mio cuore e che talvolta cerco di esprimere nel quotidiano della mia vita?
E voi cosa vi tatuereste, o cosa vi siete tatuati e perché?
Io non piango mai 30 10 09
Posted by Yaila in vita emotiva, vita quotidiana.Tags: amicizia, amore, cuore, debolezza, famiglia, febbre, forza, indipendenza, io, lacrime, mani, paura, piangere, solitudine, sorriso, telefono, topo gigio
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Io non piango mai. E allora cosa sono queste gocce silenziose che mi rigano il viso?
E’ un periodo difficile, pieno di timori, di paure e di solitudine. Ed è solitudine nonostante tutto, nonostante che tanti amici e familiari attorno a me facciano costantemente il possibile per farmi sorridere, pensare positivo e tenermi alto il morale. E’ solitudine anche quando Topo Gigio mi strappa un sorriso chiedendomi se ho la febbre e se mi sono lavata bene le mani, allietando così quei brevissimi momenti in cui possiamo stare al telefono, tra la cena delle 18.15 e le visite dei parenti che iniziano alle 19.00.
Io non piango mai, eppure mi dicono che le macchine attorno a me sembrano affermare che il mio cuore batte tanto e tanto veloce… Ma intanto io non piango mai, perché lo so già: andrà tutto bene.
Io non piango mai, eppure mi sento stringere il cuore quando provo ad alzarmi da questo maledetto letto che è diventato in pochi giorni la tomba della mia indipendenza. Provo ad alzarmi, ma non ci riesco, e rischio più volte di cadere davanti a me come un peso morto.
Io non piango mai, ma mi sento cuocere la fronte per questa febbre che non mi dà modo di pensare, di ragionare, di parlare con un minimo di raziocinio.
Io non piango mai, ma oggi mi alzo e soffro un mare di fatica per una cosa che prima sembrava tanto semplice e invece adesso è diventata così complicata. Dicono che sarà così solo per pochi giorni e io ci credo.
Io non piango mai.
No, io non piango proprio mai. Sono forte e determinata per tutto quello in cui credo e a cui tengo veramente tanto.
Eppure stasera mi ritrovo davanti allo specchio, mentre sono al telefono, a piangere tutte le lacrime di paura e di smarrimento che finora non ho mai pianto. Piango e mi rendo conto che per la prima volta in vita mia posso farlo guardandomi allo specchio che ho di fronte, senza frenare i singhiozzi, senza nascondere la paura e la tensione che per tanti e tanti giorni si è impossessata del mio cuore. Piango e il cuore si solleva mentre mi sento abbracciare forte dall’altro capo del telefono. Ad un tratto i singhiozzi e le lacrime si placano. Dopo la tempesta torna il sereno fuori e dentro di me.
No, non è vero che io non piango mai. Piango poco e, se lo faccio, piango solo ed esclusivamente da sola oppure di fronte a una persona di cui mi fido veramente tanto e di fronte alla quale non ho timore a mostrare le tensioni che mi spaccano l’anima, le mie debolezze o le mie paure.
Oggi ho pianto e non me ne vergogno affatto.
Il telefonino 10 10 09
Posted by Yaila in vita emotiva, vita quotidiana.Tags: abbraccio, aspettative, coraggio, desideri, destino, forza, mente, musica, notte, paura, positività, ricordi, rosario, silenzio, sogno, speranza, squillo, telefonino, vento, vita, voce, volontà
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E’ una notte nera e piena di nuvole. Da lontano arrivano le allegre note di un’orchestrina jazz, ma subito il vento le trascina via per fare spazio ad un alone di silenzio che si posa leggero sulle mie spalle e sulla mia mente. E’ un silenzio pieno di ricordi per quello che è stato, di speranze per quello che sarà, di paure per quello che è. Tengo gli occhi chiusi, quasi a cercare nel silenzio una voce, quella voce che mi dia speranza, forza e soprattutto il coraggio che in qualche momento mi viene a mancare. Fra le mani stringo un telefonino cellulare e un piccolo rosario, come a voler mettermi disperatamente in contatto con quel Destino che ascolta, sa e può tutto. In un certo senso è come se cercassi la risposta a quello che sarà domani, per non fare scelte sbagliate oggi… E per non avere paura. Mi attacco alle mie speranze e ai sogni che coltivo naturalmente fin da bambina per ripetermi che devo avere fiducia, che c’è chi mi ascolta e non deluderà né i miei desideri né le mie aspettative. E’ strano come in un momento come questo io mi renda conto di non avere quella grande pazienza che tante volte mi accompagna nella vita… Ma è solo paura; una paura lenita dall’abbraccio di Colui che sa e può tutto e dai tanti abbracci di coloro che mi stanno accanto ogni giorno, da vicino e soprattutto da lontano, e che tenendomi per mano attraversano assieme a me il momento forse più duro della mia vita fino ad oggi. La paura di affrontare tutto questo e il forte desiderio di affrontarlo per poter finalmente trovare un po’ di serenità spaccano la mia anima attraverso una voragine che provo a colmare con la forza di volontà e con tanti pensieri positivi per quello che sarà il domani. In fondo questa è solo una delle piccole e grandi prove che la vita mi ha messo di fronte. Squilla il telefonino. … E’ la vita che mi chiama.






