Diario di domande sparse

La primavera dell’anima arriva a braccetto della primavera della natura? 

Qual è il gusto proibito dello zenzero?

Si può andare sugli arcobaleni come sugli scivoli? 

I baci echeggiano solo durante le notti buie e tempestose?

Ma le nuvole nel cielo di primavera sono fatte di panna montata? 

La montagna incantata si sveglia solo con un bacio?

Il lavoro dei sogni si realizza solo nel mondo dei sogni? 

Se il caffè non avesse il suo aroma, come mi sveglierei la mattina? 

Ma le stelle quante sono?

Se non sapessi scrivere cosa saprei fare?

L’ultima riga delle favole è sempre uguale? 

Di che colore è l’anima? 

Perché il Bianconiglio è sempre in ritardo?

Fai bei sogni

Sono sempre stata appassionata di biblioteche e librerie, così come sono sempre stata vorace nella lettura e, col tempo, lo sono diventata anche un po’ nella scrittura.

Comun denominatore delle mie letture non scolastiche è da sempre l’attenzione ai sentimenti, all’animo del protagonista e dei vari personaggi, alle loro infinite emozioni; perciò ho sempre scelto le mie letture grazie alla trama riportata nella quarta di copertina.

C’è un libro che però ha destato il mio interesse in un modo tutto suo, corteggiandomi per mesi e mesi dallo scorso marzo fino a oggi, giorno in cui posso stringerlo sul mio cuore.

Di questo libro non ho sentito presentazioni, non ho letto recensioni, ma di questo libro mi sono totalmente innamorata quando ho sentito il suo autore, Massimo Gramellini, parlarne una sera alla trasmissione televisiva Chetempochefa: una faccenda del tutto privata riportata in un libro per il bisogno di raccontarla e condividerla, per rinascere dal dolore… Come una fenice, l’uccello mitologico che ben rappresenta il mio carattere e il mio modus vivendi.

Inaspettatamente “Fai bei sogni” mi ha rapita per una cosa che generalmente nei libri neppure osservo: la sovracopertina, che ritrae un bambino che tiene fra le mani un palloncino rosso e lo guarda alzarsi verso il cielo grazie alla forza del vento. La prima volta in cui ho visto quel bambino col palloncino rosso ho pensato a me quando da bambina, in vacanza in una località dei monti del Trentino, andavo spesso al parco coi miei genitori e lì mi facevo comprare sempre un palloncino rosso che attaccavo con un solo, misero nodino alla ringhiera delle scale di casa e che puntualmente volava via lontano, nel cielo azzurro.

Non ho potuto resistere e l’ho comprato, ma non in una libreria, bensì tramite internet, cosicché la lettura dello scritto di una faccenda privata del suo autore è diventata una mia faccenda privata, intima. Mia e solo mia.

E’ sabato pomeriggio. Abbasso un po’ la persiana per creare una leggera penombra nella mia stanza. Mi accoccolo sull’angolo opposto rispetto a quello dove c’è il mio letto e mi copro le gambe con un plaid. Fra le ginocchia, il libro.

“Fai bei sogni” è uno di quei libri che ti cambiano la vita e la visione che hai di essa, e se per qualche ragione comprendi che la visione della vita che tu hai è la stessa che leggi fra quelle righe finisci per non sentirti più solo, per capire che non lo sei più e forse non lo sei mai stato.

Riga dopo riga riesci a capire che tutto accade ed è accaduto perché doveva succedere, perché è nell’ordine delle cose che doveva succedere. Riesci a capire che non puoi avere la presunzione di avere il controllo di tutto, né che tu sia un bambino, né che tu sia un adulto.

Riesci a capire che gli occhi di un bambino sono diversi da quelli di un adulto, che gli occhi di un adulto sono diversi da quelli di tutti gli altri adulti e che per questo ognuno vede le cose in modo diverso, ma ognuno ha la sua ragione e non per questo tutti gli altri hanno torto.

“Fai bei sogni” è la storia di un grande amore e allo stesso tempo di una trasformazione, dell’evoluzione di un uomo che da consapevole che “Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infatuazioni a senso unico l’oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo. Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe bruscamente il flusso di un’energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa di indefinito.” alla fine diventa consapevole del fatto che “Ci vuole una forza d’animo straordinaria per alzarsi dal letto ogni mattina con l’idea che la vita sia una prova e vada affrontata sempre, anche quando si è sicuri di avere subito un’ingiustizia terribile e si ha paura di non farcela”.

So che i miei quattro lettori capiranno perché queste frasi mi hanno colpito tanto, motivo per cui le ho riportate in questo mio scritto.

Non ho molto altro da dire, se non che “Fai bei sogni” mi ha lasciato una tale quantità di dolore, di smarrimento, di amore e di speranza che mi ci vorrà molto tempo per poterlo digerire, ma non sono sicura di volere che ciò accada. Sono invece convinta che si tratti di uno di quei libri che ti cambiano la vita e che a me, sicuramente, l’hanno cambiata.

Ancora una volta ho riscoperto il mio infinito amore per la lettura e per la scrittura, anche se è scrittura altrui, e per la prima volta in vita mia mi sono ritrovata a desiderare di ritrovarmi in un vecchio bar di Torino a bere un caffè. Un caffè con Massimo.

Grazie Massimo. Grazie con tutto il mio cuore.

Tra presente e futuro

Non scrivo più da diverso tempo, più o meno da tre mesi, né qui né su carta, a meno che non si tratti di social networks più immediati che riempio di piccoli pensieri quotidiani. In realtà è proprio l’urgenza del quotidiano quella che mi ha portato a non riflettere e quindi a non scrivere, bensì a vivere quotidianamente ogni singolo giorno, nell’immediatezza di quel singolo giorno.

In questi tre mesi ho visto smontare pezzo per pezzo ogni mia aspirazione futura, a volte con la lucidità che spesso a me manca, altre volte con infinita violenza. Eppure ho continuato a combattere. Ho combattuto tenendo bene a mente il traguardo che vorrei raggiungere, e non è stato facile. Ad ogni passo ho rischiato di cadere inciampando sui miei stessi passi. Ad ogni passo ho trovato un ostacolo più o meno prepotente su cui sono caduta, ma mi sono rialzata e ho continuato a camminare, spinta da una forza che ho sentito imperare dentro di me; e questa forza ha il nome e cognome di tutti coloro che in questi mesi hanno creduto in me nonostante tutto, e che mi hanno spinto e mi spingono a non mollare.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura…” diceva Dante nella sua Divina. Ebbene, nel mezzo del cammin della mia vita, un po’ più in là rispetto ai 35 anni a cui si riferiva il Sommo Poeta, mi sto per laureare perché manca una sola piccola prova d’appello e poi potrò anch’io indossare la corona d’alloro. Non sono mai stata abituata a pensare ai miei quattro (o due?) lettori quando scrivo in questo spazio, ma in questo momento ci sto pensando, e mi vien da dire che, sì, lo so, la maggiore età l’ho superata da un pezzo ed era anche ora che prendessi quel fatidico pezzo di carta… E sì, lo so, chiunque lo pensi ha ragione, ma so anche che bisogna esserci nella vita delle persone per poter capire cosa si prova ad essere giunti alla meta dopo tanta fatica e tanto sonno perso, e non scrivo certo qui nel mio spazio per giustificarmi bensì per affermare che, nonostante tutte le volte in cui non ho voluto mettermi sui libri perché troppo stanca dopo ore di lavoro, sono contenta di me. Forse sarebbe un vanto dire che sono orgogliosa, e quello che voglio non è vantarmi, perciò affermo che… Sono contenta di me. Punto.

Non so se tutti quelli che arrivano al punto in cui sono quasi arrivata percepiscono il mio stesso senso di smarrimento… Ci sono giorni in cui non faccio che camminare per casa come un leone in gabbia ripetendo a cantilena “E poi cosa farò?”. Ci sono invece altri giorni, ben più numerosi, in cui ho ben chiaro in testa quel che voglio diventare, quel che voglio essere ed esprimere di me, senza lasciare nulla di intentato e facendo in modo di trovare la via giusta per essere quella che voglio essere e che forse, dentro di me, in parte già sono. Ma qual è la via più giusta? Avrò io la possibilità di trovarla e di percorrerla in qualche modo come qualsiasi altra persona al mondo, pur non avendo le medesime possibilità?

Mi arrovello così nei miei sogni e nelle mie paure, sommersa da penne dei più vivi colori che mi facciano tornare il desiderio di esprimermi liberamente senza pensare al “dopo”. Scrivo poche righe di pensieri su fogli colorati sparsi qua e là sulla scrivania; fogli che poi puntualmente strappo perché quel che ci scrivo mi sembra sempre troppo stupido. Apro il pc portatile e provo a digitare sensazioni che si mescolano nell’anima e nella mente, ma poi cancello e richiudo. Insomma, continuo imperterrita a mentire a me stessa e ai miei desideri per il futuro, e visti i tempi verrebbe da chiedersi quale futuro.

… Perché in realtà quel che voglio fare da oggi in poi, fino al mio ultimo respiro, è scrivere. E’ esistere.

If you only

<<If you only walk on sunny days, you will never reach your destination.>>

E invece cammino e continuo a camminare, più o meno stancamente, nei giorni di sole come in quelli di pioggia. In quelli in cui la vita sembra avermi regalato tanto, tantissimo, come quelli in cui non mi fa sconti e mi devo guadagnare tutto. In quelli in cui il sole mi accarezza il volto coi suoi raggi, come in quelli in cui si nasconde dietro a tante nuvole nere pregne di pioggia.
Cammino e sento il rumore dei miei passi fra i sassi e il fogliame, ma non vedo la fine di questa strada, di questa lunga via che a tratti percorro con l’impazienza e il sorriso di chi è arrivato al traguardo e a tratti percorro ansimando, con le ginocchia dolenti, sbucciate, perché alcune tappe sembrano ormai sempre più irragiungibili.

Ho paura.

Ho paura perché questo sole che mi accarezza il volto in una vorticosa danza con la pioggia di lacrime che scendono dagli occhi mi acceca, non mi fa vedere oggettivamente la realtà per com’è veramente. Non so bene se siano suggestioni, allucinazioni, speranze o solo sogni, ma so bene che tutto questo fa male perché mi fa sperare in cose per le quali darei l’anima, ma forse sarebbe come venderla al diavolo.

<<Smettila di sognare e accetta la vita per com’è… Accettala con tutto quel che viene. Fallo e sarai più serena.>>
<<No, non posso… Devo ancora realizzare tutti i miei sogni! I miei sogni non possono, non devono svanire perché se uno di essi svanisce muore anche un po’ di me.>>

Tra le quinte…
Se c’è una sola persona al mondo alla quale va tutto bene, alzi la mano… Io no, non posso farlo.
… Però tra le tante cose, pur non volendo abbandonare il blog ho dovuto farlo mio malgrado, per dedicarmi a chiudere il capitolo “Università”. A quanto pare devo ridare l’ultimo esame e fra un anno conto di prendere l’agognato pezzo di carta.
Tra le tante altre cose che vorrei dire e non riesco… Beh… Ringrazio davvero di cuore chi mi è vicino in questo periodo, in primis con la mente e col cuore, visto che la vita oggi porta spesso tutti noi a star lontani l’uno dall’altro, dalle persone che amiamo e che ci amano. Grazie per sopportarmi… Perché mi rendo conto che forse sto diventando sempre più insopportabile. Grazie.

Parole silenziose

Riuscirai a capire le mie parole solo quando riuscirai a capire i miei silenzi. Quando entrerai nella mia anima in punta di piedi, bussando pian piano sul mio cuore. Quando ti siederai lievemente sulle curve del mio cuore e pazientemente attenderai che il fiume di emozioni che mi gonfia l’anima sgorghi impetuoso fino a inondare le mie vene.

Riuscirai a capire le mie parole solo quando riuscirai a comprendere realmente quello che ho vissuto, il dolore che ho provato, quelle piccole gioie che hanno disegnato il sorriso sul mio volto…  Anche quando e anche se si trattava di stupidaggini. Forse lo erano, ma per te. Non per me.

Riuscirai a capirle quando ti siederai accanto a me e mi prenderai per mano, accompagnandomi sulla strada della vita almeno per un po’. Quando mi porgerai il tuo braccio perché io possa reggermi a te e camminare meglio nello spazio intorno a me. Quando mi lascerai allontanare se te lo chiederò, ben conscio che presto, molto presto, ritornerò al porto sicuro dal quale ora mi allontano.

Sarai lì a guardarmi, ad osservarmi, ed io mi sentirò indifesa di fronte a te. La mia anima si sentirà spogliata di tutte le sue difese, ma so che prima o poi ammetterà di fidarsi di te.

Ecco. Allora, solo allora, ti accorgerai che i miei lunghi e a volte opprimenti silenzi sono pieni di parole. Parole per te. Parole per chi vuole e sa ascoltare.

[in sottofondo "Eppure sentire (un senso di te)" di Elisa]

La storia più bella

Impugno la penna per scrivere su un foglio immacolato, ma i pensieri che fino a un secondo prima si intrecciavano nella mia testa ora fuggono come rincorsi da un vento di tempesta. E resto immobile cercando di lasciarmi andare alle emozioni e ai pensieri, ma tutto si ferma lì, tra stomaco e cuore, in uno spazio angusto riempito di tutti i miei pensieri, di tute le mie emozioni, di tutta la mia gioia e di tutto il mio dolore

 … e fa male…

ma per quanto io mi sforzi, anche quando finalmente dalla mente fluisce qualcosa verso la mia mano che impugna la penna, questa non scrive. Si rifiuta di scrivere.

 Forse non so più scrivere!

No, non è questo… O non è solo questo.

… E’ che mi devo proteggere dai miei pensieri, dai miei sogni, dalle mie speranze, dalle mie passioni, dalle mie emozioni; da questo dolore che mi sta soffocando e non riesco a spiegare, e non voglio nemmeno provare a farlo. Non voglio sentirmi fragile di fronte a niente e a nessuno, soprattutto di fronte a chi può non capire la mia fragilità o può fare della mia fragilità la sua forza.

Nascondo il quaderno e la penna nell’angolo più buio della mia stanza per non farmi prendere dall’irrefrenabile desiderio di scrivere. Non c’è niente di peggio che voler fare una cosa e non riuscire a farla.

… E continuo a scrivere nella mia testa la storia per me più bella: la mia storia. Solo che le storie più belle non si avverano mai, perché fan parte solo del mondo dei sogni.

Con i nostri occhi

<<Con i nostri occhi gonfi di speranza raccogliamo piccole parole, piccoli gesti, piccole cose che sembrano muoversi, che vogliono, in qualche modo, ricostruire. Abbiamo ancora qualcosa in tasca. Mettiamolo sul tavolo. Insieme. Per la prima volta forse. Guardare il mare con molti occhi significa raccogliere molta acqua e diversi colori. L’impegno è quello di non disperdere gli sguardi di nessuno. Per il nostro Paese, per i nostri eroi laici, per chi crede ancora in questo Stato. Come me.>>

[G. Cassitta]