“Il piccolo Tommaso Onofri è morto per asfissia. E sul suo corpo sono evidenti segni di “atti violenti”.” “Dopo due anni e mezzo di rinvii, istanze, appelli e ricorsi, il processo nei confronti di Anna Maria Franzoni, unica imputata per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi avvenuto a Cogne il 30 gennaio 2002, è giunto al primo verdetto: la madre del piccolo Samuele è colpevole, per lei la massima pena consentita dal rito abbreviato. Per il momento la donna eviterà sia il carcere, che i domiciliari.”… “Sammy. Tomba senza nome” (fonte www.tgcom.mediaset.it) E ancora: Angela Celentano, Denise Pipitone, Melissa e Julie, i bambini della scuola del Molise, e tutti gli altri. Bambini offesi, uccisi, rubati, privati del loro essere bambino, della loro spensieratezza, del loro presente, del loro futuro. Bambini strappati ai genitori, alla famiglia, agli affetti. Bambini mandati a lavorare nelle fabbriche per un nonnulla, per l’arricchimento delle superpotenze mondiali mentre loro muoiono di fame, di sete, di malattia, di stenti. Bambini mandati a “giocare alla guerra” assieme agli adulti. Bambini privati della luce della gioia nei loro occhi azzurri, verdi, neri. Privati di un abbraccio sincero, privati dell’amore vero. Bambini che dovrebbero essere protetti dagli adulti e che invece da questi adulti vengono perlopiù feriti, uccisi, privati della gioia di vivere e del futuro. Bambini senza colpa vittime della cattiveria dei grandi, vittime del mondo. Comunque vittime. Ripenso a novembre di 14 anni fa, come se fosse oggi. Un brivido lungo la schiena al solo sentire lo squillo del telefono. E dall’altra parte una voce: “Ieri D., oggi è morta anche F.”. E tu che sei lì a cercare di mangiare la tua minestra… ma il cucchiaio non arriva alla bocca e la minestra cade nuovamente nel piatto. Tu resti lì e gli occhi ti si riempiono di lacrime. Senti un nodo alla gola, una stretta al cuore e non puoi più parlare. Ma sono loro a non poter più parlare, mai più. A non poter più vivere, ridere, piangere, arrabbiarsi, urlare. Perché qualcuno ha chiuso loro la bocca e gli occhi per sempre. Per sempre. Mi chiedo se in tutto quest’oceano di sofferenza una piccola goccia può fare qualcosa di buono. Mi chiedo se adottare un bambino a distanza, lasciarlo nel suo paese, ma sostenerlo nel suo presente e nel suo futuro sia qualcosa di buono da poter fare per lui, dovunque egli sia e chiunque egli sia. Niente plauso, nessuna sensazione di superiorità e di potenza nei confronti di chi ha più bisogno di noi. Nessuna autosuggestione dovuta a recenti trasmissioni televisive. Solo la voglia di fare qualcosa di concreto per qualcuno senza voler per questo essere ringraziati, ma solo godendo dei successi, delle gioie, del miglioramento di vita di questo piccolo uomo che forse può solo così sperare di avere un futuro migliore. Togliere qualcosa di infinitesimale a me per darlo a chi di questa infinitesima cosa ha un estremo bisogno. Mi chiedo se è giusto. Se può arricchire la sua vita di gioie tanto quanto arricchirebbe la mia anima. Non è egoismo. Non è pena. E’ solo voglia di aiutare, di fare qualcosa di buono per qualcuno che non deve per forza ringraziarti occhi negli occhi, ma che col suo cuore forse ti ringrazierà per sempre.