Non trovo le parole per esprimere quello che provo in questo momento… Mi sento così stupida…
Poi lo so già che in un certo qual modo chi capiterà qui penserà che la mia è soltanto profonda invidia, ma non è così. Ne sono certa, non è così. Almeno stavolta non mento a me stessa.
Mancano otto giorni all’inizio delle ferie e non sento altro che un nodo alla gola e un peso allo stomaco. Il fatto è che… non so che cosa fare… non so che cosa farò durante le mie ferie. Se sarà come al solito le passerò in montagna con i miei praticamente senza cellulare e senza pc, dato che lì non c’è linea se non scendendo giù in paese a quattro chilometri da casa. Ora, io voglio molto bene ai miei genitori, ma vivere fianco a fianco con loro per due settimane mi angoscia; sarà per il fatto che pur non essendo anziani sono di mentalità vecchia, sarà perché non vanno neanche tanto d’accordo fra di loro, sarà perché con loro mi sento e sono controllata a vista in tutto quello che faccio e dico e lì in mezzo alle montagne non mi sento libera di far nulla. Voglio fare una passeggiata? Da sola proprio non ce la farei fra viottoli, salite, discese, statale e così via. Voglio prendere la macchina e fare un giro? La mia macchina non ce la fa. Voglio uscire sull’uscio di casa? E poi lì che faccio, che due metri dopo comincia una larga e lunga discesa improponibile per me se son sola senza nessuno che mi aiuti? Mi sento già in prigione… e ironia della sorte in quelle zone hanno l’abitudine di mettere le inferriate alle finestre… Per non parlare poi dentro casa! Qui dove abito tutto l’anno posso arrangiarmi da sola, e lo faccio con caparbietà, ma lì… devo accendere una luce o prendere un piatto sullo scaffale in cucina? Non ce la faccio… è tutto troppo alto… La casa è stata costruita da un watusso secondo me…. e allora prendo la prima sedia che mi capita a tiro e la posiziono per salirci, ma senza che mia mamma se ne accorga… l’ultima volta mi ha urlato dietro di tutto compreso il fatto che potevo chiamarla (per un piatto, dico io, per un piatto!)… e io non sopporto di aver bisogno sempre delle persone, soprattutto per queste piccole cose… voglio poter far da sola, arrangiarmi, e chiedere aiuto se necessario, ma non dover vedere un ostacolo in qualsiasi cosa io debba fare. Ma è proprio così che succede.
Per il resto, che dire? Mia sorella, che ha nove anni meno di me, se ne va in vacanza con le amiche, mentre mio fratello, che ha sei anni meno di me, se ne va in crociera con la ragazza. Beati loro che possono, ma perché io non posso? Certo, non andrei mai con loro, non fosse altro che per il fatto che nei loro confronti ho un atteggiamento così tanto materno che gli romperei solo le scatole. D’altra parte li ho cresciuti io da piccola, mentre mia mamma lavorava, e questo è stato anche molto positivo perché ci ha uniti moltissimo. Ma non voglio farli sentire in gabbia anche durante un breve momento di riposo che si prendono. Mi sentirei in ogni caso un peso per loro, e non lo voglio.
Non mi resta che osservare amiche, colleghi, coppiette e famiglie che se ne vanno in vacanza allegramente, che passeggiano beatamente per la strada, che ridono e scherzano in pizzeria o al pub.
Ed è in quel momento che una voce dentro di me si alza e mi dice che ho sbagliato tutto nella vita, ho sbagliato a scegliere cosa fare nella vita, ho sbagliato a studiare, ho sbagliato a lavorare, ho sbagliato a non andarmene di casa, ho sbagliato a scegliermi gli amici, che quando hanno bisogno loro li vedi correre forsennatamente da te, salvo poi chiuderti la porta e anche il portone in faccia quando sei tu che hai bisogno di loro, perché non hanno tempo… perché hanno da fare… Sii propositiva, mi ripeto. Ma cosa ne ricavo? Nulla, se non sentirmi un peso e una responsabilità. Sempre e comunque. Come se io non fossi già a sufficienza responsabile di me stessa, e come se non riuscissi proprio ad essere autonoma nelle mie cose. A volte penso che se non avessi studiato o non avessi solo studiato fino ai 25 anni ora avrei una vita migliore. Avrei avuto la possibilità di trovarmi più amici, di costruire qualcosa in più per la mia indipendenza, di viaggiare, di conoscere, di capire, di vivere; senza sentirmi sempre un’eterna bambina che non crescerà mai.
Qualche tempo fa nella virtualità mi è capitato di parlare con una persona che mi ha candidamente detto che, a parte tutto il resto sul quale non voglio star qui a discutere, il fatto che io stia ancora studiando (anche se lavoro pure…) è una discriminante, un qualcosa che mi esclude da un’eventuale conoscenza o nuova amicizia. Perché non avrei tempo. Però se si vuole il tempo lo si trova per tutto, credo io. In ogni caso queste parole, che mi sono state dette da colui che fino a due minuti prima era solo un emerito sconosciuto, ora come ora mi frullano ancora nella testa e mi fanno ancora male. Troppo male. Perché mi sento estranea al mondo, mi sento un’estranea nei confronti dei miei stessi coetanei. Mi sento a volte troppo vecchia, altre troppo giovane, altre troppo… diversa. E non in positivo.
Voi direte sicuramente “Studia! E laureati!” E sicuramente avete ragione, ma non so quanto le cose cambieranno dopo che mi sarò laureata… Ho l’impressione che sia troppo tardi per costruirsi una vita, ché una vita appagata e appagante dovrei già averla da un pezzo alla mia età! Certo, l’intenzione di studiare e di finire l’università c’è eccome, ma… è un periodo che mi sento sempre troppo abbattuta e stanca non solo psicologicamente, ma anche fisicamente. La voglia di fare ci sarebbe, ma mi mancano le forze fisiche. Oggi sono andata dal medico e ho prenotato un esame e una visita. Vedremo.
Luglio 2006
27 07 06
Scelte
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: amicizia, auto, etere, famiglia, gabbia, me, stanchezza |No Comments
24 07 06
Momenti
Posted by Yaila under scritti altrui, vita emotiva | Tag: dolore, felicità, vita |No Comments
“La vita non si misura da quanti respiri facciamo,
ma dai momenti che ci tolgono il respiro.”
Sono quei piccoli, brevi e rari momenti che ti fanno dire che la vita vale la pena di viverla sempre, fino all’ultimo respiro, nonostante le piccole e grandi pene che essa invevitabilmente porta con sè. Brevi momenti di pura e inebriante felicità delle piccole cose che ti fanno sorridere, ridere, piangere, tremare, sentire il sangue che ti scorre nelle vene come un fiume in piena.
Momenti da ricordare. Sempre. Per sempre… E comunque. Grazie a tutti coloro che hanno la gioia di vivere con me questi momenti. Questo post è dedicato a ognuno di voi.
23 07 06
Fra difetti e limiti
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: abisso, al telefono, depressione, dolore, emozioni, etere, gioia, me, paura, vita |[4] Comments
Non so se si tratti di una caratteristica o di un difetto… forse è più un grosso difetto che altro… ma negli ultimi tempi noto che tantissime persone mi rimproverano di prendere la vita troppo sul serio. E come se questo non bastasse, anche di essere troppo rigida e anche egoista ed egocentrica.
Certo, non sono qui a inventare una giustificazione plausibile, perché non ce l’ho e non mi va di dire cose che non penso veramente. Vorrei solo riflettere un po’ su tutto questo perché da giorni mi arrabatto e mi arrovello, ma non riesco a dipanare il filo di questa matassa.
Non sono neanche l’unica ad aver vissuto un certo tipo di esperienze; molti altri hanno vissuto esperienze simili alle mie… so solo che queste esperienze mi hanno cambiato moltissimo.
Sono sempre stata un tipo scherzoso, pronto alla battuta e all’ironia, ma mi è capitato di incontrare nel mio cammino persone che nell’ironia e nella battuta hanno celato qualcosa atto a ferirmi, a provocarmi delusione e dolore, ed è per questo che spesso e volentieri prendo sul serio anche le battute più stupide, a meno che non siano condite da gesti, espressioni e tono di voce che fanno subito intendere che si tratti di una battuta bella e buona. E se a questo si può talvolta ovviare di persona, per telefono o in tutti i modi telematici possibili ciò non è possibile, per cui a volte me ne sto zitta lì in attesa di capire, di percepire il non detto. E’ certo però che a volte anche di persona sono troppo seria e rigida e mi lascio andare poco alle emozioni. Non capita sempre, perché di solito sono un tipo molto affettuoso e al quale piace molto dimostrare l’affetto che prova per le persone, con una carezza, un buffetto, un sorriso… non sempre, ma in alcuni frangenti capita che sia così. Probabilmente perché ho paura di essere eccessiva, di dimostrare troppo la gioia o il dolore, e quindi di rallegrarmi o soffrire troppo per poi essere lanciata inesorabilmente nell’abisso.
Sì, l’abisso. Quell’abisso che mi ha colpito tanto tempo fa, fino a dieci anni fa, per cinque anni. All’epoca la mia vita si svolgeva normalmente fra l’ultimo anno delle superiori e i primi di università: qualche amica, qualche rarissima uscita serale. Accanto a tutto questo le prime delusioni sentimentali, i primi screzi con quelle stesse amiche, una situazione un po’ tesa in famiglia, le troppe ore passate sui libri, il sentirmi diversa dagli altri che uscivano fino a tardi e tutte le sere mentre io una sola sera alla settimana e dovevo rincasare sempre troppo presto. Cose normali a quell’età, ma sommando una cosa all’altra probabilmente il mio cervello e la mia anima sono andati in tilt.
Un bel giorno decido di rialzarmi, di farmi forza, mi dico che è ora di iniziare a vivere e di chiedere aiuto. Mi faccio aiutare. Sono io, da sola, a deciderlo. Ma mi faccio aiutare. Mi risollevo, rinasco. Ricomincio ad essere serena e ad accettare la mia vita così multisfaccettata. E tutto questo ben consapevole che una certa flebile “tendenza all’abisso” l’avrei sempre e comunque mantenuta. E questo abisso si è ripresentato qualche altra volta, a fasi alterne, per brevi periodi, inframezzati da momenti di serenità e normalità, come è per tutti. Ogni tanto so che ricomparirà, ma pur non attendendolo, lo accetto, e aspetto che passi dato che per fortuna non si presenta più in maniera così forte come in quei cinque anni.
Credo che questa mia esperienza mi sia servita per capire meglio le persone, i loro momenti di sconforto, piccoli e grandi che siano, ma credo anche che sia proprio in questi momenti che si manifesta il mio limite più grande, che è quello di aiutare, ma fino a un certo punto, di parlare, ma fino a un certo punto, chiudendomi poi a riccio senza farmi troppo coinvolgere dai problemi di questa persona. Non è per rendere pan per focaccia che faccio tutto questo, non è per ripicca nei confronti di coloro che all’epoca non mi hanno teso la mano, non è per egoismo o per egocentrismo… E’ (solo) paura.
Tanta paura di farmi coinvolgere e di ricaderci come una pera cotta. Io se posso sono qui, ma riconosco e ammetto questo mio limite, di avere il terrore di farmi trascinare di nuovo nell’abisso più nero. Un abisso del quale ho una gran paura. Perché non voglio più stare male. Eppure sto male lo stesso alcuni giorni… per me e per le persone che mi circondano.
17 07 06
Ci sono giorni
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: diversa abilità, dolore, gioia, me, vita |No Comments
Ci sono giorni nei quali ti basta il sorriso di un passante per sollevare la tua anima…
Ci sono giorni nei quali ti senti grata al destino che ti ha dato la possibilità di vivere…
Ci sono giorni nei quali dai qualcosa agli altri e ti si riempie il cuore di immensa gioia…
Ci sono giorni nei quali un abbraccio nato per caso ti fa sentire la persona più importante di questo mondo…
Ci sono giorni nei quali l’unica cosa che ti spinge ad andare avanti è quella persona che per un breve momento ti ha fatto sentire unica…
Ci sono giorni nei quali ti guardi allo specchio e ti vedi comunque speciale nonostante i tuoi pochi pregi e i tuoi tanti difetti…
Ci sono giorni nei quali finisci per trascinarti pesantemente fino alla fine della tua giornata…
Ci sono giorni nei quali ti chiedi perché sei qui, qual è il destino che è stato scritto per te…
Ci sono giorni nei quali le persone che ti scansano e incontrano i tuoi occhi col loro sguardo pieno di pietà ti fanno desiderare di non essere lì in quel preciso istante…
Ci sono giorni nei quali hai una piccola felicità a portata di mano e invece fai di tutto per scansarla facendoti dominare dalla tristezza…
Ci sono giorni nei quali ti senti come Lucifero, scaraventato da Dio nell’inferno più profondo, nero e totale…
Ci sono giorni nei quali desideri solo morire nonostante tutto l’amore che nutri da sempre per la vita e per le piccole cose della vita stessa…
Io, figlia di un dio minore.
16 07 06
Il Redentore
Posted by Yaila under vita quotidiana | Tag: amicizia, amore, caffè, me, Redentore, Venezia |No Comments
Ciao a tutti!
Ieri sera ho fatto una gran cosa per me, e ne sono immensamente felice, tanto che devo raccontarvela assolutamente!!
E’ da un po’ di tempo che, presa come sono da questa vita frenetica, non dedico un po’ di tempo a me stessa. Sono finalmente riuscita a farlo ieri!
Nel tardo pomeriggio mi preparo, mi imbelletto ed esco verso le 19.00.
Dopo pochi minuti in auto arrivo in centro. Vi sono tanti ragazzi radunati nella piazza principale che si accordano su come proseguire la serata che vede la maggior parte della gente in procinto di partecipare alla grande Festa del Redentore.
La Festa del Redentore, una delle più antiche feste popolari veneziane, si celebra ogni anno la terza domenica di luglio: è la festa più amata e più sentita dai Veneziani che, seguendo un rito che si ripete da quattrocento anni, si radunano nel bacino di San Marco ad ammirare e ad attendere i fuochi d’artificio di mezzanotte.
La storia racconta che, dopo tre anni di terribile epidemia, il doge Sebastiano Venier sciolse il voto, fatto dal suo predecessore Alvise Mocenigo, di erigere al Redentore un tempio di ringraziamento nell’isola della Giudecca. L’incarico fu affidato al Palladio che nel 1579 pose la prima pietra: la chiesa fu poi consacrata nel 1592. Il 21 luglio 1578, nel luogo in cui si era deciso fosse eretto il tempio, fu costruito un altare con tabernacolo all’aperto ed in quattro giorni si gettò attraverso il canale della Giudecca un ponte formato da ottanta galee. Una folla immensa di Veneziani, scampati alla terribile epidemia, lo attraversò consapevole che i lutti e le disgrazie erano terminati. Quando fu costruito il tempio, il doge stabilì che la terza domenica di luglio fosse destinata al pellegrinaggio. Ben presto la gente, per paura di non trovare posto per la cerimonia, arrivava alla Giudecca la sera prima e lì trascorreva tutta la notte per poi attendere il sorgere del sole al Lido.
Nonostante siano passati più di quattro secoli dalla sua istituzione, la festa del Redentore continua a svolgersi negli stessi luoghi e con le stesse modalità, ancora oggi, infatti, la città viene unita alla Giudecca da un ponte montato su moderne piattaforme galleggianti. II carattere di festa popolare è rimasto intatto: i Veneziani sono i veri protagonisti della festa con le loro barche squisitamente preparate, con le altane, le terrazze e i campielli illuminati da migliaia di luci.
Le Barche si radunano in bacino a partire dalle 17. Circa millecinquecento sono le imbarcazioni che ogni anno si radunano in bacino San Marco, mentre si può calcolare che trentamila siano le persone che, dall’acqua e dalle rive, assistono alla festa che ha il suo culmine verso mezzanotte con i fuochi d’artificio, dislocati su pontoni distribuiti lungo un fronte di quattrocento metri tra il bacino di San Marco e il Canale della Giudecca.
(fonte www.venezia.net)
Mi avvio verso la pizzeria. Arrivo e chiedo un tavolo alla cameriera che mi osserva con atteggiamento interrogativo che lascia spazio a una sorta di tenerezza, e alla fine mi indica di sedermi dove preferisco. Scelgo un tavolo singolo, e subito qualcuno si affretta a togliere tovagliolo, posate e bicchiere.
Subito dopo mi rendo conto che mi sono seduta vicino a quel piccolo vasetto di terracotta col coperchietto messo lì come soprammobile. Ricordo ancora il suo sorriso mentre mi ha detto “Ehi! Qua ci nascondono le ceneri della nonna in questa pizzeria!”… un sorriso pieno e sincero si è dipinto sulla mia faccia.
Ordino pizza e bibita e mi guardo intorno. Entrano tante coppie e tante famigliole, e ognuna di queste passando al mio tavolo mi guarda interrogativa, come se davanti a me mancasse qualcosa, mentre io sfodero il mio sorriso sereno.
Mi sento bene. La serata è per me, dedicata a me stessa. Non manca nulla e nessuno.
Tanti bambini si avvicinano al mio tavolo, mi osservano mentre mangio la mia pizza con bresaola e brie e mentre sorseggio con calma la mia cocacola, e quando si accorgono che ricambio il loro sguardo scappano come solo i bambini colti in flagrante sanno fare.
La pizzeria inizia a riempirsi mentre io sto per terminare la pizza.
Suona il telefonino.
“Ciao!”
“Ciao…”
“Dove sei?”
“In pizzeria, sto mangiando una pizza!”
“Sei impegnata? Sei con la tua amica?”
“…”
“Vuoi che ti raggiunga? Un’ora e arrivo, aspettami!”
No, questa serata è per me, solo per me, dedicata solo a me, ad ascoltare il battito del mio cuore, la voce della mia anima, ad assaporare la vita che mi scorre intorno, a riscoprire odori, profumi, il piacere di stare in mezzo a tante e tante persone, a risentire l’energia della vita, a parlare con me.
Ordino il caffé che sorseggio con molta calma, con ritualità.
Mi alzo con calma, pago il conto e mi avvio verso l’auto che mi riporta verso la strada di casa, dove arrivo verso le 21.15.
E’ stata una serata semplice, ma splendida, come non ne vivevo ormai da tanto tempo.
Sono serena.
15 07 06
Tecnologia
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: abbracci, caffè, pc, tecnologia |No Comments
La telefonata di una persona amica per me.
Qualche riga inviata alla rete da un amico e dedicata a me.
Una email.
Un messaggio privato.
Una canzone.
Uno smile.
Pochi istanti per godere di una gioia immensa e totale che mi accende l’anima e mi fa sentire viva e grata di vivere, di poter usufruire di internet e della tecnologia in generale, per sentire gli amici più vicini di quanto lo siano e lo possano essere fisicamente.
La tecnologia mi ha cambiato la vita.
Non desidero un pc che mi faccia anche il caffé la mattina… il mio pc già riflette le decine di sorrisi e di abbracci che ricevo da tante persone ogni giorno… ed è splendido così.
Grazie di esserci.






