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Scelte 27 07 06

Posted by Yaila in vita emotiva, vita quotidiana.
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Non trovo le parole per esprimere quello che provo in questo momento… Mi sento così stupida…
Poi lo so già che in un certo qual modo chi capiterà qui penserà che la mia è soltanto profonda invidia, ma non è così. Ne sono certa, non è così. Almeno stavolta non mento a me stessa.
Mancano otto giorni all’inizio delle ferie e non sento altro che un nodo alla gola e un peso allo stomaco. Il fatto è che… non so che cosa fare… non so che cosa farò durante le mie ferie. Se sarà come al solito le passerò in montagna con i miei praticamente senza cellulare e senza pc, dato che lì non c’è linea se non scendendo giù in paese a quattro chilometri da casa. Ora, io voglio molto bene ai miei genitori, ma vivere fianco a fianco con loro per due settimane mi angoscia; sarà per il fatto che pur non essendo anziani sono di mentalità vecchia, sarà perché non vanno neanche tanto d’accordo fra di loro, sarà perché con loro mi sento e sono controllata a vista in tutto quello che faccio e dico e lì in mezzo alle montagne non mi sento libera di far nulla. Voglio fare una passeggiata? Da sola proprio non ce la farei fra viottoli, salite, discese, statale e così via. Voglio prendere la macchina e fare un giro? La mia macchina non ce la fa. Voglio uscire sull’uscio di casa? E poi lì che faccio, che due metri dopo comincia una larga e lunga discesa improponibile per me se son sola senza nessuno che mi aiuti? Mi sento già in prigione… e ironia della sorte in quelle zone hanno l’abitudine di mettere le inferriate alle finestre… Per non parlare poi dentro casa! Qui dove abito tutto l’anno posso arrangiarmi da sola, e lo faccio con caparbietà, ma lì… devo accendere una luce o prendere un piatto sullo scaffale in cucina? Non ce la faccio… è tutto troppo alto… La casa è stata costruita da un watusso secondo me…. e allora prendo la prima sedia che mi capita a tiro e la posiziono per salirci, ma senza che mia mamma se ne accorga… l’ultima volta mi ha urlato dietro di tutto compreso il fatto che potevo chiamarla (per un piatto, dico io, per un piatto!)… e io non sopporto di aver bisogno sempre delle persone, soprattutto per queste piccole cose… voglio poter far da sola, arrangiarmi, e chiedere aiuto se necessario, ma non dover vedere un ostacolo in qualsiasi cosa io debba fare. Ma è proprio così che succede.
Per il resto, che dire? Mia sorella, che ha nove anni meno di me, se ne va in vacanza con le amiche, mentre mio fratello, che ha sei anni meno di me, se ne va in crociera con la ragazza. Beati loro che possono, ma perché io non posso? Certo, non andrei mai con loro, non fosse altro che per il fatto che nei loro confronti ho un atteggiamento così tanto materno che gli romperei solo le scatole. D’altra parte li ho cresciuti io da piccola, mentre mia mamma lavorava, e questo è stato anche molto positivo perché ci ha uniti moltissimo. Ma non voglio farli sentire in gabbia anche durante un breve momento di riposo che si prendono. Mi sentirei in ogni caso un peso per loro, e non lo voglio.
Non mi resta che osservare amiche, colleghi, coppiette e famiglie che se ne vanno in vacanza allegramente, che passeggiano beatamente per la strada, che ridono e scherzano in pizzeria o al pub.
Ed è in quel momento che una voce dentro di me si alza e mi dice che ho sbagliato tutto nella vita, ho sbagliato a scegliere cosa fare nella vita, ho sbagliato a studiare, ho sbagliato a lavorare, ho sbagliato a non andarmene di casa, ho sbagliato a scegliermi gli amici, che quando hanno bisogno loro li vedi correre forsennatamente da te, salvo poi chiuderti la porta e anche il portone in faccia quando sei tu che hai bisogno di loro, perché non hanno tempo… perché hanno da fare… Sii propositiva, mi ripeto. Ma cosa ne ricavo? Nulla, se non sentirmi un peso e una responsabilità. Sempre e comunque. Come se io non fossi già a sufficienza responsabile di me stessa, e come se non riuscissi proprio ad essere autonoma nelle mie cose. A volte penso che se non avessi studiato o non avessi solo studiato fino ai 25 anni ora avrei una vita migliore. Avrei avuto la possibilità di trovarmi più amici, di costruire qualcosa in più per la mia indipendenza, di viaggiare, di conoscere, di capire, di vivere; senza sentirmi sempre un’eterna bambina che non crescerà mai.
Qualche tempo fa nella virtualità mi è capitato di parlare con una persona che mi ha candidamente detto che, a parte tutto il resto sul quale non voglio star qui a discutere, il fatto che io stia ancora studiando (anche se lavoro pure…) è una discriminante, un qualcosa che mi esclude da un’eventuale conoscenza o nuova amicizia. Perché non avrei tempo. Però se si vuole il tempo lo si trova per tutto, credo io. In ogni caso queste parole, che mi sono state dette da colui che fino a due minuti prima era solo un emerito sconosciuto, ora come ora mi frullano ancora nella testa e mi fanno ancora male. Troppo male. Perché mi sento estranea al mondo, mi sento un’estranea nei confronti dei miei stessi coetanei. Mi sento a volte troppo vecchia, altre troppo giovane, altre troppo… diversa. E non in positivo.
Voi direte sicuramente “Studia! E laureati!” E sicuramente avete ragione, ma non so quanto le cose cambieranno dopo che mi sarò laureata… Ho l’impressione che sia troppo tardi per costruirsi una vita, ché una vita appagata e appagante dovrei già averla da un pezzo alla mia età! Certo, l’intenzione di studiare e di finire l’università c’è eccome, ma… è un periodo che mi sento sempre troppo abbattuta e stanca non solo psicologicamente, ma anche fisicamente. La voglia di fare ci sarebbe, ma mi mancano le forze fisiche. Oggi sono andata dal medico e ho prenotato un esame e una visita. Vedremo.

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