La pioggia incessante invade il mondo al di fuori di questa stanza immersa nella penombra.
Rose bianche profumano l’aria ebbra del vino che abbiamo bevuto, dei tuoi baci sulla mia bocca, del calore della tua pelle sulla mia, delle tue mani che accarezzano delicatamente la mia schiena, delle mie dita che sfiorano i tuoi fianchi mentre le mie labbra ti restituiscono i baci che mi hai donato. Il mio corpo si fonde col tuo in una danza trasudante di tenerezza e di passione, e di tutto il tuo amore per me e il mio per te. I nostri cuori battono all’unisono. La mente perde i sensi.
Nel mondo non esiste nient’altro; nient’altro che noi.
Fuori, in lontananza, i deboli rintocchi delle campane di una chiesa.
Apro lentamente gli occhi. La prima luce del mattino penetra dalla finestra, annebbiando la vista e le emozioni che hanno colmato la mia notte.
Allungo un braccio, che fa capolino dalle nostre lenzuola di seta blu, e la mia mano scivola sul tuo cuscino; ma tu non ci sei. Tu: splendido sogno in una notte di fine estate.
Agosto 2006
28 08 06
In una notte
Posted by Yaila under vita emotiva | Tag: amore, mani, me, passione, sogno, tenerezza |1 Comment
26 08 06
Milioni di cose che non ti ho detto mai
Posted by Yaila under scritti altrui, vita emotiva, vita quotidiana | Tag: amicizia, amore, vita |No Comments
Vi sono milioni e milioni di cose che non dici alle persone a cui vuoi bene quando le hai vicine, perché non riesci a dirle. Senti il cuore pieno di affetto, amicizia e amore per loro; vorresti dir loro che ti mancano quando non ci sono, che quando ci sono il tuo giorno si fa più blu, che il tuo cuore sorride dentro di te solo per il fatto che in qualche modo loro sono lì con te, che le senti vicine a te, sia questa vicinanza fisica o anche solo di pensiero. Tu sai che sei nella mente e nei pensieri di questa persona e il pensiero di questa persona è dentro di te ogni giorno della tua vita, ma non riesci a dirglielo, non riesci a esprimere il bene che le vuoi, quanto conti per te, quanto sia importante per te. Non so se questo possa essere un mio grande difetto o una caratteristica comune anche ad altre persone. So solo che tante volte ho sentito un’immensa gioia nell’avere vicino quella persona, una gioia incontenibile che però non sono mai stata capace di esprimere con l’interessamento, con la ricerca della sua presenza, ma solo con la libertà di farle vivere la sua vita restando in disparte, pronta a esserci quando ce ne fosse stato bisogno, e cioè nei momenti belli come in quelli brutti. E mi chiedo se ciò sia sbagliato. Mi accorgo che le persone arrivano nella mia vita, restano per un po’, poi se ne vanno… Ed è forse colpa mia che non ti ho detto quanto ero felice quando stavo con te, quanto mi preoccupavo per te, colpa mia che non ti ho cercato e non ti ho fatto sentire che ti cercavo, che non ti sono venuta incontro come volevi, che non ti ho fatto sentire importante nella mia esistenza… ma lo eri e speravo che ciò si potesse comprendere senza dirlo. Ci sono tante cose che non ho detto e forse anche non ho fatto per le persone alle quali ho voluto bene, ma so di avergliene voluto tanto. Tanto. Cose non dette. Cose belle e cose brutte, ma forse avendo la forza di dire queste ultime le cose sarebbero andate diversamente. A volte mi rendo conto che, pur essendo una persona esuberante, non esprimo tante cose alle persone che per me contano, forse perché in parte credo che le cose vadano dimostrate più che dette, o forse perché dicendo apertamente certe cose ho paura di trovarmi prima o dopo un muro davanti, di venir rifiutata e quindi abbandonata. Credo che questo mio modo di fare abbia origine nella mia infanzia, nei primi anni della scuola, quando io esprimevo un disagio ai grandi che mi stavano intorno e loro a quel punto facevano di tutto per aiutarmi, finendo però col tempo a dedicarmi sempre meno tempo, a disinteressarsi a me, e a lasciarmi in quello stanzino per minuti che a me sembravano interminabili. E mentre gli altri bambini facevano la ricreazione, i grandi chiacchieravano e io rimanevo lì dentro, sola. Ho dei ricordi sfocati di questa cosa. Certo, col senno di persona adulta posso dire con assoluta certezza che non subivo nulla di male, ma il solo fatto di essere lasciata sola per un po’ per cose che all’epoca nel mio quotidiano erano necessarie, le urla e i pianti che facevo pur di fare in modo che qualcuno tornasse da me, hanno lasciato il segno nella mia vita adulta. Ho paura di essere lasciata sola, ho paura della solitudine del mio corpo e della mia anima, ho paura del silenzio, e ogni amicizia persa, ogni amore perso, ogni vita che sfiorisce è per me un abbandono che in parte accetto e in parte no, ma senza mai poterli superare veramente. Ma tutto ha un senso. E questo senso l’ho trovato in queste righe che un amico mi ha mandato per email qualche tempo fa: “Le persone vengono nella tua vita per una ragione, per una stagione o tutta la vita. Quando saprai perché, saprai cosa fare con quella persona. Quando qualcuno è nella tua vita per una ragione, di solito è per soddisfare un bisogno che hai espresso. Sono venuti per assisterti attraverso una difficoltà, per darti consigli e supporto, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente. Possono sembrare come un dono del cielo e lo sono. Loro sono lì per il motivo per cui tu hai bisogno che ci siano.
Quindi, senza nessuno sbaglio da parte tua o in un momento meno opportuno, questa persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine.
Qualche volta loro muoiono. Qualche volta se ne vanno. Qualche volta si comportano male e ti costringono a prendere una decisione. Ciò che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio realizzato, il loro lavoro è finito. La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti.
Alcune persone vengono nella nostra vita per una stagione, perché è arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare. Loro ti portano un’esperienza di pace o ti fanno ridere. Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto. Di solito ti danno un’incredibile quantità di gioia.
Credici, è vero. Ma solo per una stagione!
Le relazioni che durano tutta la vita ti insegnano lezioni che durano tutta la vita, cose che devi costruire al fine di avere delle solide fondamenta emotive. Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la persona e usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni e aree della tua vita. Si dice che l’amore è cieco ma l’amicizia è chiaroveggente.”
Queste parole mi aiutano, ma di certo non leniscono in me il dolore di quanto mi è accaduto e ancora mi accade. Mi chiedo se sono io ad essere sbagliata; e forse è davvero così.
23 08 06
Vite a metà
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: amicizia, diversa abilità, etere, vita |No Comments
Questa notte non riesco a dormire, e la cosa è abbastanza seria visto che domani (cioè ormai oggi… sono quasi le due!) il gallo canterà alle 6.45. Sono tornata a fare visita a un vecchio sito che frequentavo fino a qualche mese fa, www.************.it. Sono passati quattro anni da quando questo sito è stato messo in piedi da quello che sarebbe più tardi diventato il mio miglior amico virtuale e infine reale, anche se non ci siamo mai potuti incontrare di persona, almeno fino a questo momento. E’ bellissimo tornare fra vecchi amici! Allegria, scherzi, ilarità, serietà, tristezza, condivisione, desiderio di aiutare gli altri sono gli elementi che hanno dato vita per quattro anni al sogno di questo mio amico virtuale che per un tratto della mia vita è diventato anche il mio sogno e che ora continua ad essere il sogno di tanti nostri amici che oggi ho rivisto molto volentieri!
************.it era ed è la nostra isola che non c’è; un posto dove abili e diversamente abili condividono la loro quotidianità e le loro opinioni su qualsiasi cosa riguardi la quotidianità della persona e del mondo intero, e tutto senza forzature, senza condizionamenti di sorta, scegliendo di essere lì in quel momento tutti insieme per partecipare e vivere i piccoli e grandi ostacoli della giornata sapendo di non essere soli. E lì allora si possono incontrare persone abili, persone diversamente abili dalla nascita e persone che diversamente abili lo sono diventate nel tempo. Utilizzo con convinzione l’espressione “diversamente abili” invece di “disabili” e vi spiegherò subito il perché: dal mio punto di vista la parola “disabile” o più chiaramente “dis-abile” sta ad indicare una mancanza, un qualcosa che la persona non possiede, che le manca, quindi una persona “limitata”, mentre “diversamente abile” indica chiaramente la particolarità della persona che può ottenere un dato risultato al quale aspira come vi aspira una persona abile, solo che raggiunge questo risultato in modo differente, utilizzando le sue proprie potenzialità personali e uniche, ma arrivandoci comunque in qualche modo. Certo, generalmente non si può chiedere a un disabile di correre i 100 metri alle olimpiadi, ma egli può ad esempio correre ad una staffetta inforcando la sua carrozzina giustamente adattata allo scopo, oserei dire quasi come se si trattasse di un’auto che deve avere una forma estremamente aerodinamica per poter raggiungere lo scopo che ci si propone. Dal mio punto di vista ne consegue quindi che tutte le lotte, i ragionamenti, le riflessioni fatte per raggiungere un certo risultato, tutti gli escamotages che si attuano per arrivare a questo risultato, divengono una ricchezza interiore dell’individuo che si sente più forte, più capace, più temprato e forgiato dalle sue stesse difficoltà quotidiane che gli hanno comunque permesso di raggiungere ciò a cui ambisce, anche se probabilmente in modo più lento.
Tramite questo stesso sito ho conosciuto tantissime persone che per un certo tempo ho potuto anche frequentare di persona. A turno e su iniziativa personale uno dei tanti partecipanti, coadiuvato da altri amici, organizzava un pranzo o una cena di chat, avendo cura di compilare anche una lista nella quale vi si trovavano nominativi di alberghi nei quali si poteva soggiornare nei giorni direttamente a ridosso di questo incontro. In questa maniera ho potuto visitare per esempio le città di Parma, di Firenze, di Lucca e di Roma, e serbo ancora dentro di me tanti ricordi: il primo viaggio in auto per raggiungere Parma, il primo viaggio in EuroStar per andare nella capitale, le notti insonni passate in albergo a chiacchierare con gli amici, le risate, gli scherzi, gli abbracci con persone mai viste fisicamente, ma che da molto tempo fanno parte integrante del quotidiano. In poche parole la raggiunta indipendenza fisica che io definisco “di spostamento” e l’indipendenza mentale che ti permette di ragionare con la tua testa, secondo le tue possibilità che solo tu ben conosci, per raggiungere lo scopo quindi la cena e lo stare insieme in compagnia e in allegria con gli amici! Esperienze uniche!!
Mi viene in mente però una riflessione da fare… Come vi ho accennato accanto a persone abili in queste occasioni si potevano trovare persone diversamente abili dalla nascita e persone divenute diversamente abili nel corso della vita. A volte capita che questi tre “gruppi” si guardino fra loro in maniera sospettosa, e in particolare questo succede nel caso in cui un “diversamente abile dalla nascita” incontra qualcuno che purtroppo è diventato diversamente abile nel corso della vita. Sia in un caso che nell’altro si tratta di tragedie immani, tragedie sulle quali secondo me nessuno può esprimere sentenze su come esse vanno affrontate, tragedie riguardo alle quali nutro un profondo rispetto. Ognuno le affronta secondo il suo modo di essere e la sua sensibilità. Però ammetto che fa male sentire un “diventato” diversamente abile che dice a un diversamente abile “dalla nascita” la fatidica frase che ho sentito tante volte dire a me e ad altri, “Io non sono come te!”, con quel “come te!” espresso non in maniera dispregiativa, ma quasi; come a frapporre un muro fra due persone che in quel preciso istante si trovano in simile situazione, un muro che dipende dal proprio passato di abili o diversamente abili che sia. E la maggior parte delle volte chi ne fa più le spese è la persona che è diversamente abile da sempre, che finisce per sentirsi quasi un minorato, un rifiuto, un qualcosa che non ha diritto di esistere e di respirare. No, non ci sto. Abili, diversamente abili dalla nascita, diversamente abili da un certo punto della vita in poi: nessuna differenza fra di essi, perché si tratta sempre di persone, aventi tutte un cervello, la stessa dignità, lo stesso diritto di amare, essere amate, vivere, soffrire, piangere, studiare, laurearsi, lavorare, pensare. Come tutte le persone. Allora, nonostante tutte le difficoltà da affrontare e superare dettate dal proprio io intimo, dalla materialità delle cose, o dalla ristrettezza mentale delle persone, si tratta comunque di vite piene e non di… vite a metà.
P. S. Chiedo scusa a coloro che leggendo questo mio scritto si potranno sentire turbati o arrabbiati, ma sono i miei pensieri di questa notte, e prego cortesemente loro di passare oltre se quanto scritto non si confà alla loro sensibilità… Io non mi sento arrabbiata con nessuno al mondo, ma ogni tanto un’analisi quanto più possibile oggettiva delle cose mi fa bene; fa bene al mio cuore. Grazie.
21 08 06
Lettera ad uno sconosciuto
Posted by Yaila under lettere a | Tag: diversa abilità, incontri, me, vita |No Comments
Una pizza, una bibita, la voglia di una giornata diversa.
Voglia di passare una giornata serena, allegra, a ridere e a scherzare senza porsi problemi sul passato, sul presente e sul futuro.
Una cosa nata per caso, semplice, vera, autentica fra persone autenticamente vere che dicono di stimarsi. Un incontro desiderato e voluto senza porsi tante domande.. su nulla.
La gioia dell’attesa.
L’incontrarsi. La resa dei conti: il silenzio, la solitudine delle parole che vengono espresse, le specificazioni, le puntualizzazioni su quanto non espressamente richiesto, il rimangiarsi parole dette in precedenza solo perché “sono cose che si dicono solitamente in certi frangenti”.
No. Non v’è nulla di scontato o di prestabilito in partenza, se non soltanto la promessa di essere se stessi… perché solo questo ci si era promessi.
Un raggio di sole squarcia le nubi e arriva alla terra umida, così come le parole squarciano un cuore e rivelano la vera essenza di chi queste parole pronuncia.
Simili nel carattere. Uguali nel modo di intendere la vita. Ma diversi. Sì, diversi. Io, diversa. Tu uguale agli altri, io diversa dagli altri. Qualcuno un giorno ha detto “strana”. Io oggi dico orgogliosa di non essere come gli altri, gli altri che intendi tu, i tuoi simili. Orgogliosa di essere, di soffrire, di gioire, di urlare, di sgomitare, di amare, di sorridere, di scherzare, di ridere, di piangere, di litigare, di vivere. E di non essere diversa da quello che sono veramente dentro di me solo perché il mondo impone di essere in un certo modo. Orgogliosa di non amare particolarmente le discoteche, ma di essere ogni tanto una gran casinara che vuole solo ballare ballare, ballare, ballare. Orgogliosa di non fumare e di non bere alcolici o superalcolici d’abitudine, ma capace di porre deroghe alla regola di vita serenamente autoimposta. Orgogliosa della sua vita e del suo dolore, ma capace di grande gioia da poter sentire e trasmettere agli altri. Orgogliosa di essere una persona diversa in un mondo di normali… come li chiami tu visto che io non mi sento così non-normale; perché la mia diversità sta nel fatto che io sono io, e non esiste nessuno al mondo uguale a me; pregi, difetti, capacità e incapacità, abilità o diverse abilità incluse.
Orgogliosa di essere semplicemente me stessa, semplicemente… Yaila. Nonostante tutto. Nonostante le parole che feriscono e gli sguardi che annientano. Le tue. I tuoi.
14 08 06
Ritorno dalle vacanze
Posted by Yaila under vita quotidiana | Tag: al telefono, famiglia, gabbia, libri, pc, tristezza, tv, vacanze, vita |No Comments
Ciao a tutti!! Ebbene sì, sono tornata dalla mia settimana di ferie in montagna! Sicuramente prima del previsto rispetto alle due settimane di totale relax che avevo preventivato, ma presto saprete perché.
Domenica 6 agosto ore 19 circa io, mia sorella e una sua amica ci avviamo verso le montagne bellunesi. Lì ci aspettano mio fratello e la sua ragazza.
La sera, appena arrivate, ci accorgiamo subito del grande cambio di temperatura e ci infiliamo in fretta e furia un maglione di lana per proteggerci dalla… fescura. Ci attende però un bel fuoco scoppiettante dove abbiamo cotto costicine, salsicce e polenta che abbiamo poi fatto accompagnare da cocacola, birra e una bottiglia di vino rosso. Ebbene sì, questa volta mi sono data anch’io alla pazza gioia e ho sorseggiato un goccio di rosso! :-)
Poi, mentre mia sorella e la sua amica guardavano la tv io, mio fratello e la sua ragazza siamo rimasti in cucina a riordinare, per poi lasciarci andare (a 27 anni suonati per loro e 33 per me) ad attività realmente ludiche. Abbiamo giocato con Monster! Immaginatemi di fronte a questo esserino. “Ciao! Sono Monster! Chi seiiiiiiiii???”
Dovevate vedere la ragazza di mio fratello e mio fratello che facevano camminare e muovere questo pupazzo… e poi quando diceva “chi sei?” lo facevano alzare in piedi e gli facevano sbarrare gli occhi tirandogli le sopracciglia con le mani… Troppo divertente!! :-)
E finalmente tutti a nanna! Io ho dormito in camera dei miei, da sola. E come ogni prima notte in cui cambio letto ho faticato ad addormentarmi, ma ho recuperato il giorno dopo alzandomi più o meno a mezzogiorno! Meglio che non vi dica a che ora sono andata a letto… vi dico solo che era il giorno dopo già da un pezzo! :-)
Il giorno seguente mio fratello e la sua ragazza sono tornati a casa, mentre sono venuti a trovarci due amici di mia sorella che si sono trattenuti fino al giorno dopo. Nuova serata di costicine, polenta e cose varie. Ho toccato il cuscino alle tre di notte mentre la compagnia si stava ancora trastullando fra cibarie varie e mi sono alzata relativamente presto rispetto agli altri mettendomi subito all’opera per… lavare i piatti!!
Durante la giornata poi, dopo che gli amici di mia sorella se ne sono andati, ho iniziato a leggere un romanzo di Stefano Zecchi, “Amata per caso”, che parla di una storia vera e cioè di una bambina indiana che viene venduta dalla madre in quanto rimasta vedova e povera con altre quattro bocche da sfamare; la bambina, tramite diverse esperienze e peripezie, verrà adottata da una coppia italiana di Milano. La ragazza poi, una volta laureata in medicina, tornerà in India per aiutare la sua gente. Ve lo consiglio, proprio un bel romanzo! Il giorno dopo poi ho iniziato a leggere “Il Codice Da Vinci” di Dan Brown, del quale ho visto il film tempo fa, e sto finendo di leggerlo e… come immaginavo… il libro è molto più bello del film, ma anche il film si difende bene!
La sera poi mia sorella e la sua amica sono uscite e io, non sapendo cosa fare, sono andata a letto molto presto. La cosa si è ripetuta per i due giorni e sere seguenti, senza che né mia sorella né la sua amica si inventassero di chiedermi se volessi uscire o meno. Una sera che non sapevano cosa fare ho provato a proporre loro di andare a prendere un gelato visto che la zona è famosa per il gelato. Dopo neanche cinque minuti erano lì bell’e pronte per uscire per conto loro. Inutile dire che ho passato la serata e i giorni seguenti a piangere in silenzio divorando i miei libri e passando il tardo pomeriggio a guardare la tv per quel poco che si prende lì, visto che il cellulare non prende campo e il pc lo avevo lasciato a casa.
Qualche giorno dopo sono arrivati i miei e forse per orgoglio forse per indipendenza non ho detto loro come stavo, ma ho espresso il desiderio infinito di tornare a casa. Non facevo altro che passare la giornata alla finestra aperta visto che da lì entrava una brezza un po’ più calda che poteva riscaldare la mia anima così triste.
Vi sono le inferriate alle finestre, e in verità in tutte le finestre della nostra casa, ma lì questa cosa è un’usanza molto diffusa. Solo che… tra il fatto di non sapermi muovere da sola fra salite e discese, di non avere la mia macchina con me perché è ben dura farla salire fra i monti, di non avere nessuno col quale uscire… mi sembrava di essere davvero in gattabuia! Solo un’impressione… ma era davvero forte per me, tanto è vero che i giorni successivi, quando sono arrivati anche i miei genitori, ogni momento in cui mi avvicinavo alla finestra mentre vedevo mia sorella e la sua amica uscire mi facevo prendere da crisi di pianto ipertrattenute, e non cercavo altro che coinvolgere mia mamma a giocare a carte oppure mi buttavo nella lettura o nell’ascolto dei miei cd in totale solitudine. Non mi sento mai così sola come nei giorni in cui vado in quel posto, lontano dal centro del paese, lontano dalle persone e dalla vita. Sarà bello per i miei che hanno bisogno di riposo, ma per me che ho bisogno di vita è una prigione a tutti gli effetti. Non esagero… è quello che sento.
I giorni passano e arriva domenica, cioè ieri. La mattina presto mi affaccio nuovamente alla finestra e guardo il cielo.
Mamma mi annuncia che nelle cime più alte in mattinata è scesa la neve. E io esclamo sorpresa “Ad Agosto?” e mi viene in mente un film con Celentano e la Muti in cui lei dice “Ti sposerò solo quando nevicherà ad Agosto!” ritenendo questa cosa assai improbabile… ma non lo è per niente a questo punto!! :-)
Il pomeriggio, sotto una pioggia battente, io, mia sorella e la sua amica ci avviamo verso la strada di casa. Ci fermiamo qualche chilometro dopo a prendere l’ultimo gelato genuino della stagione (zona di gelatai che emigrano in Germania quella… sapete com’è… alla golosità noi rispondiamo così ^_^) e mentre l’amica di mia sorella si assenta qualche minuto per fare una telefonata lei mi confessa che non ne può più di averla alle calcagna… e io in quel momento non mi faccio che prendere dalla depressione più infinita sospirando un bel “Pazienzaaaaa!!!”
Nel tragitto di ritorno si mette a piovere a più non posso e prima di avviarci a prendere l’autostrada assistiamo a un meraviglioso spettacolo… uno spettacolo mozzafiato! Due arcobaleni paralleli in una valle, a circondare il paesotto sottostante da monte a monte. Si potevano distinguere benissimo i sette colori dell’arcobaleno e l’inizio e la fine della scia degli arcobaleni stessi.
E Yaila torna finalmente fra voi! Sono contenta di essere tornata!
6 08 06
E finalmente… ferie!
Posted by Yaila under vita quotidiana | Tag: amicizia, etere, famiglia, pc, vacanze |No Comments
Sono giunte le tanto desiderate ferie estive! Quindici giorni di relax nei quali cercherò di dedicarmi molto a me stessa, ai miei pensieri, probabilmente un po’ allo studio e saltuariamente alla chat.
Probabilmente andrò in montagna, come ho anticipato, e non porterò con me il pc; quando sarò a casa lo userò per chattare o per fare qualche lavoretto grafico, ma tutto in maniera molto molto saltuaria.
Desidero “staccare un po’ la spina”. Desidero ritemprarmi e penso che un periodo di allontanamento dal computer e dalla virtualità non mi possa fare che bene… perché ho bisogno di recuperare un po’ di realtà nella mia vita, quella realtà quotidiana dalla quale un po’ mi sono volente o nolente allontanata.
Il blog e le amicizie che ho trovato qui e nella virtualità in generale fanno parte anch’esse della mia realtà, le considero davvero reali, anche se a livelli di conoscenza diversi, ma la vita è soprattutto il quotidiano e il quotidiano è qui fra le mie quattro mura… e sento di doverlo recuperare un po’, allargandolo a qualcosa di più tangibile e positivo. Positivo quanto per me è il blog.
Allora… arrivederci a presto a tutti! Per quel che potrò vi leggerò e commenterò, ma il mio diario virtuale per ora si ferma qui, con un deciso arrivederci verso il 20 agosto.
Ciao a tutti, vi abbraccio.






