Sempre più spesso mi viene da chiedermi perché non trovo il coraggio di prendere la mia vita in mano e piano piano assumermi la responsabilità di decisioni radicali per la mia vita; decisioni che probabilmente potrebbero migliorarla questa vita, nonostante la gran fatica che esse richiederebbero di investire. Certo, sto studiando e sono quasi in dirittura d’arrivo, e spero tanto che poi lo studio di questi anni mi possa portare qualcosa di positivo, ma per il resto mi rendo conto che non sto facendo molto… ho fatto qualche colloquio di lavoro e seppure li abbia fatti con tanta convinzione mi rendo conto che la stessa convinzione non è stata percepita nei miei interlocutori; ho pensato tante volte di prendere le mani in mano e di trovarmi un buco tutto mio dove vivere, ma alla fine non sono andata oltre il pensarla questa cosa; ho pensato di iscrivermi in palestra o di fare un corso di grafica al computer o di fare un corso di nuoto o di fare un corso di lingue per tenermi in esercizio nel parlare inglese e francese, ma alla fine tutti questi miei pensieri si sono ridotti a un cumulo di polvere che non se ne va, ma resta lì in un angolino in attesa… Sono certa che non si tratta del fatto che non faccio le cose perché in realtà non ci tengo veramente. Non è questo. E’ che probabilmente ho paura di sbagliare e di non poter più tornare indietro. Certo, alla mia età impegnarsi per prendere decisioni forti per la propria vita è saggio, giusto e soprattutto normale e soprattutto è quello che sento di volere per essere se non altro serena con me stessa, ma… mi sento come paralizzata. Non so se è la paura di sbagliare di per sé che mi blocca, o se si tratta della sofferenza che questo mio sbaglio porterebbe nel mio cuore, o se addirittura si tratti del fatto che io abbia paura di deludere o di far arrabbiare i miei cari e tutte le persone che mi vogliono bene o anche di sentirli dire “Te l’avevo detto io!”, leggendo la delusione nei loro occhi a causa dei miei errori. So solo che il vaso sembra sempre più spesso colmo ed è ora che io prenda in mano le redini di quel mio cavallo sperduto chiamato vita.
Settembre 2006
19 09 06
Paura del cambiamento
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: famiglia, indipendenza, me, paura, studio, vita |No Comments
17 09 06
Ritrovata amicizia
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: abbracci, amicizia, etere |No Comments
Un fresco pomeriggio (quasi) autunnale. Tanta pioggia che cade incessante sui tetti delle case, sui campi, sulla strada. E dentro a questa mia stanzetta regna incontrastata la noia: il non saper cosa fare, come occupare il tempo, il non voler impegnare la mente nei suoi adorati “contorsionismi anglistici”, ma solo in qualcosa che faccia bene al cuore… E mi viene in mente di tornare ai vecchi lidi, la vecchia chat che mi ha fatto conoscere tante persone sparse per la penisola, che mi ha permesso di viaggiare, di imparare quel poco che so di html&co., che mi ha permesso di gioire, di piangere, di soffrire, di vivere, per tre lunghi anni.
Ed è proprio come tornare a casa dopo un lungo viaggio. Credi che nessuno si ricordi più di te, invece ti accolgono tutti a braccia aperte, e tu non puoi che farti inondare dalla gioia che si riflette nel ritmo delle parole che scorrono davanti ai tuoi occhi.
E fra tutti, lui: un amico gentile, capitato nella mia vita come un fresco vento di primavera, capace di far provare alla mia anima tante sensazioni, capace di farmi gioire e sperare e di farmi riamare le piccole grandi sorprese positive che ogni giornata ci riserva.
Amicizia è sorridere, amicizia è lottare, amicizia è soffrire in silenzio, insieme e da soli, ma sempre insieme, uniti da un anello invisibile che ti accompagna tutti i giorni, in tutta la vita. Lontani fisicamente, ma vicini con il cuore. La lontananza sembra quasi insuperabile, ma la voglia di vedersi e di darsi un grande abbraccio è totale. Accadrà, ne sono certa. Sarà una strada tortuosa e difficile, ma prima prima o poi accadrà. E sarà bellissimo.
6 09 06
Solo ora che ho iniziato a calmarmi riesco a scrivere due righe… Quest’oggi avrei dovuto terminare la mia giornata lavorativa verso le 19.30, ma due giorni fa ho deciso di prendere un permesso per staccare un po’, uscendo due ore prima. Ore 17.30: mentre mi avvio a spegnere il pc squilla il telefono. E’ mia sorella. Mio fratello è caduto da un albero dove stava raccogliendo della frutta e mamma lo ha portato al pronto soccorso per controlli. Ebbene, questo è proprio uno dei casi in cui il panico mi assale, e il sangue mi ribolle nella testa. Il cuore mi salta violentemente nel petto. Tremo di paura. Devo scappare. Devo andare a casa di corsa! Inforco l’auto mentre cerco di trovare un po’ d’aria da respirare attorno a me, il cuore mi batte molto forte… finché non vedo mio fratello non sto tranquilla. Arrivo a casa. Non c’è nessuno. Mio fratello e mia mamma rientrano poco fa… Frattura del tallone, gesso provvisorio in quanto il piede potrebbe ingrossarsi, da cambiare col gesso definitivo fra cinque giorni. Domani devo andare a prendere le stampelle a casa della ragazza di mio fratello, sabato sera dopo il lavoro andrò a prenderla nuovamente per far loro trascorrere insieme la serata, e la settimana prossima dovrò accompagnare mio fratello a fare un esame all’università a Padova, vicino a dove lavoro… e questo implica un mio cambio turno o un permesso, ma faccio tutto, tutto… a costo di andare a letto distrutta e di ribaltare il mondo per aiutarlo, in questi 35 giorni nei quali dovrà portare il gesso mi darò un daffare pazzesco. E’ strano, ma una vocina dentro di me mi dice che ho avuto paura di perderlo, o di non vederlo tornare com’era prima. Sì, a volte ingigantisco le cose, ma l’idea che succeda qualcosa alle persone a cui voglio bene mi fa perdere il controllo emotivo di me stessa. Mio fratello e mia sorella sono i miei coccoli… non posso pensare che accada loro qualcosa di brutto. Mi farò in quattro per lui.






