Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio: temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perche’ parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.

(Rabindranath Tagore)

…ma le parole a volte sono inutili… ci si stringe in un lungo e totale abbraccio silenzioso che lenisce  leggermente il dolore che il mio cuore indurito nasconde e che il tuo cuore tenero, innocente e delicato, ha appena cominciato a conoscere, fratello mio. Passerà, credi, passerà. Voglio crederci anch’io più che mai in questo momento che ci vede sommare un dolore all’altro, una preoccupazione all’altra, una paura all’altra.
Vorrei essere più forte di quanto in realtà io mi senta. Vorrei poter donare a te e a noi tutti forza, fiducia, coraggio, invece in me sembra imperare solo la paura, il vuoto, il terrore, il nulla. Non esiste domani. Solo un debole ora pieno di timori, di paure, di tensioni. L’imperativo è non: non essere, non agire, non respirare, non dire, non fare… Si potrebbe scoppiare e questo debole equilibrio cederebbe sotto la spinta di una forza immensamente brutale.
Ho una tremenda paura del buio e della solitudine della mia stanza immersa nel buio, ma… spegnete la luce, non voglio pensare a nulla fino a domani… sempre se i miei pensieri cederanno di fronte alla mia flebile volontà di non pensare e sempre se da fuori di qui nessun rumore potrà svegliarmi da ora a domattina.
Morfeo, portami via! No, non so dove… non importa dove… ma portami via di qui, anche solo per un po’!