Oggi come ieri. Ogni anno, oggi, i ricordi si fanno dominatori della mia giornata e le sensazioni che ho provato accanto a te rinnovano la profonda incisione ancora aperta che è dentro la mia anima.
Ricordo quando, 25 anni fa, tu uscisti da quella stanza d’ospedale dove eravamo insieme alla mamma perché non sopportavi di vedermi piangere, urlare e dimenarmi per l’ennesimo prelievo di sangue… per non scoppiare in lacrime lì davanti a me per tutto quello che mi stava succedendo… perché in fondo secondo me ti sei sempre sentito un po’ più in colpa di mamma per quello che mi è accaduto. Ma non è colpa tua, papà! Non è colpa tua se la vita ha deciso per me che avrei dovuto affrontare tutte queste prove… una dopo l’altra… tutta la vita. Certo, a volte mi sento sola, ma ho tante persone attorno a me che mi vogliono bene… a cominciare dai miei fratelli che mi spronano ogni giorno a non sentirmi diversa… dai miei amici più vicini e sinceri che mi offrono sempre un sorriso quando è il momento di sorridere e una spalla su cui piangere quando non so dove sbattere la testa… dalla mamma e da te… sì anche da te, anche se il tuo carattere timido e introverso cozza irrimediabilmente con il mio, anche se la poca confidenza che abbiamo coltivato nel tempo non ci permette di parlare apertamente come due adulti, ma mi fa sentire sempre e comunque come una figlia inerme e indifesa lontana anni luce dal suo intoccabile e insondabile padre.
Mi dispiace, sai, papà… perché quando potevamo parlare e potevi provare a capire le mie ragioni e il mio tremendo dolore per le esperienze di vita che ho vissuto o che non ho vissuto mai, per il mio essere diversa dentro e fuori rispetto agli altri… e con questo non voglio dire migliore, anzi spesso mi sento proprio la peggior persona esistente sulla faccia della terra… quando avevo bisogno di rifugiarmi sotto la tua ala protettrice anche solo per un attimo della mia vita, quando avevo bisogno che tu mi incitassi a fare le cose piuttosto che tarparmi le ali al solo fine di proteggermi dal mondo cattivo, tu non c’eri. Molti dicono che non è così, ma io penso sia tardi per far rinascere in noi quella confidenza e quel dialogo che è sempre mancato. Mi sono stancata sai, papà, di chiudermi in una scatola di plexiglas per proteggermi dal mondo cattivo perché mi può fare male… perché così mi proteggo da una vita che non potrei vivere mai restando chiusa lì dentro… e ci sono stata abbastanza. Poi, non credere che provando ad uscire da quella scatola io non abbia mai sofferto… ho preso le mie belle cantonate, ho pianto, ho urlato, e per il dolore che ho provato ho anche desiderato di morire… senza trovare mai la tua ala protettrice pronta ad accogliermi, ma trovando solo il tuo rimprovero per essere una figlia così strana… così chiusa in certe situazioni e così sopra le righe in altre. Una figlia scomoda per te, forse… forse una persona scomoda per il mondo intero… ma quella che ti parla è tua figlia. Una figlia che ti vuole bene dal profondo del suo cuore, ma che non ha mai saputo dirtelo e si sente sempre in dovere di dimostratelo, senza riuscire mai ad esprimersi pienamente… sentendosi sempre in corsa per guadagnarsi il tuo amore e la tua attenzione.
Buon compleanno, papà… da questa tua figlia sgangherata… Buon compleanno dal profondo del mio cuore.