E anche questa pesantissima domenica se ne sta andando a passi lenti e silenziosi, lasciando il posto ad un’altra settimana di insoddisfazioni lavorative, di stress, di stanchezza e di pensieri bui che attraversano l’anima… ma non c’è tempo per pensarci… non c’è tempo. E più cerco di allontanarli e di vivere un giorno alla volta, un impegno alla volta, un’azione alla volta, più… si scaraventano contro di me la domenica mattina. Come un bradipo il mio corpo si trascina per la casa mentre dentro di me un leone inferocito e stanco della sua prigionia si dimena e ruggisce per uscire dalla sua gabbia e tornare alle origini, nella savana più verde e sterminata che possa esistere. E come un prestigiatore la domenica mi trasformo: non sono più quello che ero fino a poche ore o pochi giorni prima. La voglia di vivere e di lottare per la mia felicità e la mia autoaffermazione lasciano spazio al pensiero di quello che non c’è. Un turbinio di pensieri e di immagini si impossessa della mia mente e mi scorre velocemente davanti agli occhi: tavole imbandite, amici che ridono fra loro, bambini che scorrazzano allegri per la casa, il campanello che suona, il caffè fumante versato sulle tazzine, e tante risate. Mi manca tutto questo… oddio quanto mi manca! … se guardo indietro non ne vedo molte di occasioni del genere fra i miei ricordi. Può mancarmi un’occasione così gioiosa e allegra se nei miei ricordi ciò era, per i miei familiari, solo fonte di stress per tutte le cose che c’erano da fare per i commensali che venivano a trovarci? Può mancarmi se, più grandicella, mi ritrovavo con i miei amici dell’epoca e stando con loro mi rendevo conto che ero considerata come appartenente a <<un mondo a parte>>? Sì mi manca… mi manca la semplicità di un attimo, la giocosità di un sorriso, la forza di un abbraccio. E così non faccio che arrovellarmi sul mio passato, il mio presente e il mio futuro. E ritorna l’antico problema delle scelte. Se avessi scelto diversamente sarei più felice? Certamente! Ma… non sarebbe stata la mia vita, la vita di YailaE soprattutto… forse per raggiunti limiti di età… mi chiedo se, come si vede nei cartoon, io avessi preso il mio sacchettino e me ne fossi già andata di casa qualcosa adesso sarebbe diverso e soprattutto migliore. Non credo che avrei più amici e più occasioni di uscire solo chiudendo dietro di me per sempre la porta di questa casa, una casa e una famiglia con la quale dovrò sempre e comunque fare i conti. Forse qualcosa lo posso cambiare già ora nella mia vita per interagire con più persone, avere nuove amicizie e continuare a lastricare la strada per l’obiettivo vitale che mi sono prefissata di raggiungere, e cioè la serenità di essere sempre me stessa. Non è una questione di indipendenza economica, perché questa già esiste. E’ solo questione di indipendenza mentale, di chi è padrone e artefice della propria vita e può attuare le sue scelte nella piena consapevolezza di sé, delle sue potenzialità e dei suoi limiti; e invece mi sento sempre insicura, sotto esame, inadeguata… Spesso mi capita di parlare con persone che hanno la mia età o poco più e mi rendo conto spesso di parlare con <<uomini>> e <<donne>>, mentre io mi sento ancora una bambinetta la cui vita è cambiata ben poco negli ultimi dieci anni, nonostante tutta l’acqua che è passata sotto i ponti. Debbo rimproverarmi qualcosa per tutto questo? Sicuramente. Posso ancora dare una svolta positiva alla mia vita? Non lo so… speriamo di sì. Io… speriamo che me la cavo.