“Piangere. Piangere fa bene. Piangere lava l’anima.”
Io stessa ho pronunciato queste parole ad una persona che mi è molto cara, con la totale convinzione che alimento nel momento in cui dico qualcosa a qualcuno a cui voglio bene. E come spesso mi accade queste parole mi sono frullate nella mente per più e più giorni per farmi riflettere su questa azione del “piangere”. Il pianto è la prima espressione di comunicazione utilizzata da un bimbo appena nato per dire “Sono qui! Sono vivo! Sono tra voi!”; poi, crescendo, quel bambino piangerà perché si è sbucciato le ginocchia cadendo dalla sua bicicletta, piangerà per un’iniezione o per un giocattolo che non ha potuto avere. Da adulto invece quel bambino probabilmente piangerà raramente: piangerà per esprimere un forte dolore o, in casi più rari, per dar sfogo ad una grande gioia.
Difficile da spiegare, ma mi sono resa conto che sono anni che non piango, il che non significa che io sia sempre felice, tutt’altro! Con il pianto sfogherei l’enorme sofferenza che in questo momento mi stringe il cuore per tutto quello che in questo momento accade fra queste quattro mura. Forse piangendo mi sentirei meglio… come mi sarei sentita meglio subito quasi un anno fa quando, di fronte ad un addio, non ho saputo fare altro che sbarrare gli occhi… gridare perché… e sbattere mille volte i pugni e i calci contro il muro.
Se c’è qualcosa che mi fa stare male… si tratti tanto di qualcosa che influisce sui miei affetti quanto di qualcosa che influisce solo su me stessa… mi rendo conto che non so più piangere. Mi si stringe il cuore, sento un nodo alla gola, mi tremano le ginocchia e le mani, ma… non piango. O meglio, piango lacrime asciutte che mi riempiono l’anima ogni secondo di più, la colmano all’inverosimile, ma il vaso non si rompe mai… e quindi realmente non piango mai di un pianto liberatorio che ti lava l’anima e ti fa sentire meglio in tempi più brevi.
Mi chiedo se ho ancora sentimenti… se io non mi sia prosciugata… se per caso io non stia diventando un pezzo di marmo… se questo fatto di non piangere abbia i suoi lati positivi… perché io non ne vedo.
Come un coleottero impazzito che non fa altro che sbattere fra la porta e la finestra chiuse, cercando disperatamente un po’ di pace all’aria aperta. Forse mi manca solo un po’ di respiro…