Vale davvero la pena di ricordare questa serata appena conclusa.
Sono quasi le tre di notte e mi sto avviando verso il mondo dei sogni, ma non dimentico che questa serata è stata davvero speciale nella sua semplicità.
Appuntamento con una numerosa compagnia di colleghi nel locale in centro per le otto. Si festeggia il compleanno di un ex collega e della sua ragazza, che fa ancora parte del nostro team di lavoro. In nostra compagnia vi è anche un nutrito gruppo di amici di lui e di lei, ma la vostra Yaila fa un’entrata degna di una star: a causa del turno di lavoro che termina a serata inoltrata arrivo con un’ora di ritardo; mi presento sfoderando un sorriso a 64 denti e tanta aria sbarazzina, come di una bambina che sa di aver combinato una marachella, ma si sente orgogliosa e fiera di averlo fatto per aver così espresso appieno la sua individualità.
Mi avvio al mio posto a capotavola facendomi strada fra la folla che riempie il locale. Sotto le suole delle scarpe non c’è la solita sensazione che dà un qualsiasi pavimento, ma… una marea di bucce di noccioline sparse dappertutto… una cosa forse trendy, certamente alternativa, ma sicuramente molto divertente! Per non parlare poi dell’espressione sorpresa che si è dipinta sul mio volto all’arrivo del piatto ordinato: una coscia di pollo con tante patatine fritte, ma… Udite! Udite!… neanche l’ombra di una posata… “perché si mangia con le mani qui!”. E nonostante il primo impatto debbo ammettere che si è trattato di una cosa molto divertente, che mi ha fatto tornare alla mente quando da bambina, nonostante le raccomandazioni di mamma di stare composta e di fare la brava signorinella, io mi ostinavo a mangiare tutto con le mani fingendo di non capire a cosa servissero il coltello e la forchetta visto che già le mani facevano benissimo da sole il loro dovere. Stasera è stato un po’ come abbandonare certe inibizioni per esprimere totalmente me stessa di fronte agli altri, senza costrizioni e senza la paura del giudizio degli altri perché mi sentivo parte di loro, ed è stata una cosa bella, che mi ha fatto abbassare la guardia, abbassare le difese e sentire veramente parte di un gruppo pur nella mia personale e particolare individualità.
La serata è poi proseguita in un piccolo locale con musica anni Ottanta-Novanta dove si è consumato il rito dell’apertura dei regali, della torta e del vino di accompagnamento alla torta. Non posso certamente dire di aver fatto dei bei passi di danza, ma seppur con mille paure ho mosso qualche passetto lasciandomi andare al ritmo della musica e per qualche momento mi sono del tutto disinteressata di quello che potevano pensare gli altri e mi sono fatta trasportare dal ritmo, dai movimenti, dagli inviti degli amici che hanno condiviso con me questi attimi, fatti di piccoli passi incerti, di sorrisi, di spontaneità vera, quella stessa spontaneità che tante volte fatico a ritrovare dentro me stessa in certe situazioni.
A mezzanotte, però, la carrozza di Cenerentola si trasforma in una zucca e il sogno svanisce… ma questo non è un sogno… è una semplice e fantastica realtà che mi ha accompagnato nel parcheggio dove avevo lasciato l’auto. Accanto a me, un collega di lavoro, ma soprattutto un grande amico.
E’ tutto più chiaro stasera. E’ chiaro quanto io debba essere orgogliosa della persona che sono, che sono stata, che sono diventata e che potrò diventare. E’ chiaro quanto attorno a me vi siano persone che, in silenzio, hanno imparato a conoscermi e ad apprezzarmi per ciò che sono… anche se io non so i loro nomi. Debbo essere fiera di tutto questo, di avere così tante persone vicine a me anche se e quando non me ne rendo ben conto, di essere la persona che sono, di vivere oggi qui in questo angolo di cielo, di condividere con tanti amici e tanti passanti le mie emozioni e le mie sensazioni.
L’auto mi riaccompagna a casa. Scorre lentamente in quei fiumi neri ben conosciuti, illuminati solo da qualche lampione. A 300 metri da casa sono costretta a frenare: un asinello è scappato dalla sua stalla e cammina sperduto in mezzo alla strada, accostandosi sulla destra quando i fari delle auto incrociano il suo sguardo smarrito e impaurito. Scendo dall’auto davanti a casa. Accanto a me si ferma un’altra auto. Un telefonino illumina la notte. E compone un numero: 115. Qualche minuto e arrivano i vigili del fuoco a portare in salvo lo sperduto asinello.
Questa notte mi sento davvero viva. Il sangue mi scorre nelle vene come un fiume in piena e… Sono felice.
Gennaio 2007
14 01 07
Una serata da ricordare
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: amicizia, felicità, lavoro, me |No Comments
13 01 07
Il senso delle cose
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: amore, depressione, me, paura, sogno, vita |No Comments
E’ l’una di notte e ancora non riesco a dormire. Cerco di chiudere gli occhi e appena li chiudo mi appare sempre la stessa immagine, quella di me in auto che percorro solitaria una via che taglia a metà una valle, alberi a sinistra e alberi a destra, un bosco fitto e davanti a me… un incendio… un incendio che si fa sempre più vicino, sempre di più fino ad inghiottirmi dentro di sé. La prima volta che feci questo sogno avevo 18 anni ed era la sera prima dell’inizio degli esami di maturità. Da allora questo sogno mi ha sempre accompagnato in tutti i momenti difficili della mia vita. Non so se questo sia uno di questi momenti, fatto sta che il sogno si ripete, ma mentre in passato uscivo dall’incendio incolume per addentrarmi in una bellissima vallata fiorita, stavolta mi sento bruciare la pelle e le ossa e mi sveglio di soprassalto, senza riuscire a sapere come va a finire.
C’era da aspettarselo. I buoni propositi non migliorano la vita a tutto tondo, mai, almeno per me. Mi lascio sempre contrastare e travolgere da forze a tutta prima innocue, ma che poi mi devastano, mi tolgono serenità e fiducia in me stessa, nelle mie possibilità e nel mio futuro. Come se qualcuno buttasse acqua sul fuoco, prima o poi tutta l’energia che da dentro di me si sprigiona si fa flebile e stanca, incapace di vivacità propria, incapace di continuare ad autoalimentarsi. E’ sufficiente una parola a smorzare tutto il mio entusiasmo e a farmi vedere tutto nero… perché vedo tutto nero, nonostante abbia ancora dentro e fuori di me la voglia di prendere in mano la mia vita e sapere, conoscere, capire, arricchirmi. Ma a che pro? Non lo so. Questo davvero non lo so e non sono ancora riuscita a darmi una risposta. Per quanto io mi sforzi, mi sembra tutto inutile e insensato… una lotta destinata a non avere né vincitori né vinti, ma destinata a vedere solo la mia resa.
No, non voglio che sia così! Non deve essere così, non deve! Dove sta il senso delle cose? Sta in me, nel mio amor proprio, nella mia autostima, nella mia voglia di vivere, di costruire il mio futuro come lo voglio veramente io per me stessa e sta nella mia voglia di amare.
Sono sola. Ascolto musica.
Tu, nel bene, nel male,
Come un cielo che cade,
Come un raggio di sole.
Tu, il senso delle cose,
Nel silenzio immane,
Fai battere il mio cuore.
(Raf, Il senso delle cose, album: Ouch – 2004)
Sono stanca, ma non riesco ancora a dormire. Mi sento troppo in colpa nei confronti di chi crede in me e mi stima più di quanto io mi stimi in questo momento. Mi sento male all’idea di aver fatto arrabbiare tante persone per il mio atteggiamento così improntato all’ineluttabilità delle cose. Mi fa male altresì che alcune persone che vivono con me fianco a fianco abbiano così poca fiducia in me e nelle mie possibilità, e mi fa male pensare che l’opinione che gli altri hanno di me sia sempre prioritaria e più importante rispetto a quello che io penso di me stessa… ma forse questo è il mio modo per sentirmi accettata e apprezzata dagli altri, e lo so che è sbagliato, ma credo che sia solo questo. No, non è il mio modo per accettarmi e apprezzare me stessa, perché in fondo io dentro di me mi piaccio esattamente così come sono, con tutti i miei pregi e i miei difetti… è che forse ho sempre bisogno di troppe conferme. Troppe, credo.
In una parola tutto questo si chiama insicurezza secondo me, e non è una cosa facile né da ammettere né da affrontare. Soprattutto quando a redarguirti sono i tuoi stessi amici, quelle stesse persone che ti hanno scelto per volerti bene, quelle stesse persone a cui tu ne vuoi tanto, quelle stesse persone che non vorresti deludere mai; e fra queste ve n’è una diversi anni più giovane che ti insegna a tirare fuori il carattere. Lo insegna a te che di carattere dovresti averne da vendere!! Questo pensiero non mi abbandona, ma adesso provo davvero a chiudere gli occhi e a cercare di non pensare per un po’. Me lo devo, credo.
Mi faccio cullare dal battito del mio cuore. Buonanotte.
8 01 07
Araba fenice
Posted by Yaila under vita emotiva, vita quotidiana | Tag: destino, me, studio |No Comments
Mi conosco… e per questo ho atteso qualche giorno prima di ammettere con me stessa che mi sono rimessa a studiare di buona lena per quei quattro esami che mi mancano alla laurea. Tante e tante volte mi sono imposta di studiare nei mesi passati, ma l’intento non si è mai realizzato per un tempo superiore alle due ore… ma ora no, è diverso. Sono quattro giorni che nei pochi momenti liberi che mi restano durante la giornata studio con impegno: sabato e domenica ho studiato durante le pause lavorative, ieri ho studiato dalle 23 alle 2 di notte prima di decidere che era veramente giunta l’ora di coricarsi e stamattina dalle otto alle dieci prima di tornare a Padova a sgobbare per otto ore. Resisterò? Chissà! Io spero di sì. Certo è che sento sempre più prepotentemente una voce dentro di me che mi dice “Studia, datti da fare, non puoi a andare avanti così!” e questa voce ha pienamente ragione perché continuando a fare quello che faccio non sto certo realizzando i miei sogni bensì mi sto affossando e adattando ad una realtà che per certi versi non mi piace assolutamente più, ma che sembra più facile tenere viva rispetto all’impegno che serve per raggiungere gli obiettivi che davvero voglio ottenere nella mia vita.
Mi sono sempre impegnata tantissimo nella mia vita, ma da un anno a questa parte (e davvero è un anno proprio oggi!) mi sembra quasi di essermi arenata e nonostante abbia migliorato alcune cose, raggiunto altre, ottenuto altre ancora, credo di essermi fatta per certi versi trascinare dal tran-tran quotidiano e di non aver lottato per una mia collocazione nel mondo degna degli obiettivi che mi sono proposta di raggiungere. Ora invece tutto questo lo desidero e lo voglio più che mai e sono pronta a lottare per ottenerlo, e non solo nello studio, ma anche nel lavoro e nella vita privata. Riuscirò nel mio intento? Non lo so, ma credo che l’importante sia provarci, nonostante un nuovo compleanno che si avvicina sempre più e nonostante che alla mia età forse certe cose dovrebbero essere già un punto fermo della mia vita e non qualcosa che ancora ricerco.
Cadere per poi rialzarsi, per poi cadere, per poi rialzarsi… questo è il mio essere, il mio destino, la mia vita. E non mi sento per questo squilibrata bensì una sorta di “araba fenice”, come qualcuno mi ha definito un po’ di tempo fa, ma questa è un’altra storia.
4 01 07
Will Hunting
Posted by Yaila under scritti altrui, vita emotiva, vita quotidiana | Tag: diversa abilità, me |No Comments
“Tutto quello che ti è successo non è colpa tua.”
Trasalisco a queste parole… e immediatamente ho le lacrime agli occhi. Lacrime che fanno male. Lacrime liberatorie. Lacrime consolatrici. Lacrime che fanno bene.
1 01 07
Buon 2007
Posted by Yaila under scritti altrui, vita emotiva | Tag: abbracci, amicizia, capodanno, etere |No Comments
A tutti i miei amici vicini e lontani, reali e virtuali, a tutti i passanti, alle persone sole, alle persone che stasera festeggeranno allegramente, alle persone che staranno a casa, alle persone che non sentono lo spirito di festa e non hanno voglia di festeggiare un anno vecchio che se ne va e uno nuovo che viene, alle persone che questa notte lavoreranno, alle persone che soffrono e che neanche questa notte potranno liberarsi dalle catene della loro sofferenza… a tutti quanti il mio più sentito augurio di buon anno nuovo, perché il 2007 vi possa portare tutto quello che desiderate. Vorrei nominarvi per nome uno per uno per farvi i miei più cari e sinceri auguri per il nuovo anno, ma sarebbe difficile nominarvi tutti e non voglio rischiare di tralasciare nessuno. Ognuno di voi sa in cuor suo quanto tenga all’amicizia che ci lega, e questa consapevolezza deve farvi pensare che non sto dimenticando nessuno di voi e che in questo momento vi sto abbracciando tutti, uno per uno, con tanto affetto. Auguri a voi e a me per un anno pieno di serenità, di speranza e di gioia.
“Non possiamo sapere cosa ci potrà accadere nello strano intreccio della vita. Noi però possiamo decidere cosa deve accadere dentro di noi, come possiamo affrontare le cose, e quale decisione prendere, e in fin dei conti è ciò che veramente conta.”(J.F. Newton)






