Aprile 2007


Forza! Dai! Cosa aspetti? Spara… uccidimi l’anima! Cosa fai? No, non esitare… Spara! Bum-bum-bum! Nessuno scrupolo! Nessun ripensamento dell’ultimo minuto! Spara!
Come? No, ti ho detto di no! Non voglio più sentirla tuonare dentro di me, non voglio sentirla mai più!
Ok… ok… Allora guardami! Guardami t’ho detto… guardami! Dimmi… Cosa sono io? Cosa?
Spara, accidenti, spara! Uccidimi questo cuore immondo e malato, finiscimi quest’anima incapace di tirare avanti! Non ne posso più!
No, ti prego, no… Non mettermi davanti quello specchio.. Ti prego, non farlo… Non toccarmi, non avvicinarti! No! Non è questa cicatrice quella che mi fa male, né questa, né quest’altra, né quest’altra ancora… Non sono queste cicatrici che vedi sul mio corpo sfatto quelle che mi fanno male… Non sforzarti, tu non la puoi vedere come non la posso vedere io… ma la sento… eccome se la sento… la sento sempre dentro di me, costantemente… ma tu non puoi… non potrai mai sentirla. Se non mi lasci morire, almeno fammi rinascere senz’anima… senza questo cuore cattivo… senza questo cuore irrispettoso della vita e dei sentimenti altrui che abitano al di fuori di questa mia massa di materia da buttare… senza un cuore che soffra per qualsiasi cosa… senza un cervello che riesca a ragionare e a capire le cose… Lo sai benissimo che se non riuscissi a ragionare con la testa e col cuore non soffrirei così tanto! Embeh? C’è qualcosa di strano a voler essere da qui in avanti un essere privo di vita, inanimato? Te lo ripeto per l’ennesima volta… se non avessi un cuore e un cervello, seppur mal funzionante come quello che ho, almeno non soffrirei così tanto! No, non voglio vegetare… anche i vegetali hanno una vita… io voglio mettermi proprio in stand-by e non sentire niente di niente.
Sono stanca di vivere nei ricordi del passato, nelle offese, negli insulti del passato… sono davvero troppo stanca. Cosa, scusa? Credere nel presente e nel futuro? Avere fiducia? Ma cosa vai dicendo!? Su… Dai… Dimmi… Che cos’è il mio presente? Cos’è? Ecco… vedi… ti ammutolisci se non altro! Te lo dico io cos’è… un fallimento. Sì, hai capito benissimo, un fallimento. Il fallimento di una persona che anagraficamente è una donna, ma continua ad avere la vita di un’adolescente, una donna che non trova il modo e il momento giusto per prendere in mano la sua vita e dire basta, voltare pagina, ricominciare… il fallimento di una persona che sa bene, inconsciamente o meno questo non lo so, come far sfumare qualsiasi rapporto reale o che sia divenuto tale nel tempo, o almeno questo è quello che succede giorno dopo giorno, e tu lo vedi, lo sai, non negarlo! E non parliamo poi di quella stessa donna che non sa cambiare lavoro per essere un po’ più tranquilla e pensare un po’ di più a se stessa, che non sa finire gli studi a trent’anni suonati da un pezzo, che dopo un crash si sente in dovere di rialzarsi e di prendere in mano immediatamente i cocci di quelle sue gambe di lamiera, vetro e gomma, senza fermarsi, senza dire “io sto male”… perché agli occhi di chi ti ha messo al mondo devi farti vedere forte, energica, di nuovo pronta a ripartire anche se l’unica cosa che vorresti è essere abbracciata e piangere a dirotto per ore per la paura presa. Che dire poi di quelle parole di primo mattino, quando mentre per pura curiosità guardi gli annunci di vendite immobiliari del giornale locale c’è chi fa due più due, accusandoti a gran voce – davanti alla tua adorata tazza di caffè fumante - che sei un’emerita scema a poter pensare di vivere per conto tuo, arrangiandoti in tutto e per tutto, se in alcune giornate nemmeno ti riordini la stanza… Basta questo a giudicarmi? Sì, se lo fa il sangue del mio sangue, credo che basti… Basta a farmi sentire la peggiore persona del mondo, una persona inutile, immeritevole, una persona che se anche non ci fosse nessuno se ne accorgerebbe… E il bello è che mi sto convincendo di questo… Allora spara, ti scongiuro, spara… Sparami sul cervello e sparami sull’anima… Almeno un po’ mi rassegnerò a quello che non riesco a cambiare, perché sono stanca di lottare senza ottenere mai nulla e stanca di sorridere quando non ne ho nessuna voglia. E’ come cercare continuamente di voler risalire uno scivolo, ma trovarsi impiastricciati nell’olio e cadere… cadere… cadere… come nelle sabbie mobili o nel vortice del mare.
Mi mancano le forze adesso… Ti prego, voglio un attimo di respiro, un attimo di pace… e se non posso provare gioia duratura, ma solo qualche raro momento di contentezza che poi ogni volta puntualmente mi fa precipitare nel vuoto, almeno mettimi in stand-by… E affrontare ogni giornata non sarà poi così dura… Mi rassegnerò e qualsiasi cosa bella sarà un dono del cielo… Anche se avrà sempre un inizio e una fine di lì a breve. Non mi accontento, ma lo accetto. Solo… non voglio soffrire più così. Perciò… Spara ti ho detto… spara! Bum-bum-bum… E tutto finirà!
Felice onomastico, Valeria… Puah!

Da qualche ora il mondo è avvolto da un incantato silenzio, quello stesso silenzio che domina questa stanza. Ma nell’anima tuona fortemente un turbinio di paura, di tensione, di dolore, di smarrimento, di sconfitta, di tristezza, di fallimento. Il dolore fisico non rappresenta davvero nulla di fronte al dolore che riduce l’anima in pezzi sempre più piccoli, momento dopo momento, mentre l’orologio continua a ticchettare i secondi, i minuti, le ore, che passano lievi in questa buia notte.
Mi rigiro nel letto in preda a una tensione e a un’inquietudine mai provate prima d’ora. Rivivo attimi di una pesante giornata, il cui fardello non vuole abbandonarmi. Chiudo gli occhi piano piano, cercando di concentrarmi nel contare i miei respiri che da affannosi si fanno sempre più delicati e leggeri.
Una carezza fra i capelli, un abbraccio che mi avvolge con tenerezza e un sorriso accogliente sono qui a farmi compagnia fra innumerevoli pensieri… e la notte non fa più così tanta paura.
Domattina sorgerà un nuovo giorno da vivere pienamente e con gioia.

A tutti quei giorni in cui piangi per le cose a cui tieni e inevitabilmente chi ti ha strappato i sogni non può capire.
A tutti quei giorni durante i quali finalmente apri gli occhi e ti rendi conto che saresti vuoto e non avresti niente… se non fosse per qualcuno che ti fa sentire “pieno”… ti fa sentire una persona vera.
A tutti quei giorni in cui vorresti tirare fuori qualcuno dalla tua testa solo per abbracciarlo e dirgli GRAZIE.

La tv trasmette il programma di questa serata, illuminando la stanza dei bagliori della scena. Sul divano giace il mio corpo, immobile, impassibile. I miei occhi sono intenti a cogliere qualsiasi sfumatura delle scene del film alla tv. Nello stesso istante la mia mente si perde fra i suoi pensieri, all’idea di quanto è cambiato nella mia vita, di quanto sono cambiata, di quanto cambierà, di quanto sto cambiando io momento dopo momento. Mi illumina la consapevolezza di ciò che di sereno e positivo riempie ora la mia anima e le mie giornate, il mio presente e il mio prossimo futuro. Un sorriso sereno si dipinge sul mio volto.
Ho freddo. Prendo il plaid rosso e mi ci avvolgo quasi a volerci sparire dentro. Mi avvolge il suo calore, dalla testa ai piedi. Sparisco dentro di esso. Assieme alle scene, lo schermo televisivo trasmette la mia immagine. Mi sorprendo a sorridere con gli occhi e mi sento come una bambina che - nascosta dietro a una porta - scopre qualcosa che la sorprende positivamente, che le piace, che l’attira. Ho scoperto me stessa, me stessa felice di quella felicità che io preferisco chiamare più semplicemente serenità, nella speranza che duri il più a lungo possibile.
Mi osservo meglio soffermandomi sul mio sguardo. La sensazione di un brivido caldo che scende lungo la schiena fa sussultare il mio corpo, mentre sui miei occhi scorgo un piccolo, impercettibile velo di tristezza che a volte riesco a vedere solo io, e che a volte mi prende per pochi attimi nel bel mezzo di un momento felice qual è questo. Ho voglia di un abbraccio… un abbraccio totale, sincero, vero… un abbraccio che io possa toccare, sentire, ricambiare. Con il corpo… e con il cuore.

Un weekend che doveva iniziare e finire come tanti altri in passato.
Alle due di sabato pomeriggio, mentre sono ancora al lavoro, io, mio fratello e i miei genitori decidiamo di andare in montagna; così la sera verso le 18.00 partiamo per quello che si prospetta come un noioso weekend in famiglia. E invece… la mancanza di traffico e di rumore, una lunghissima e ristoratrice dormita notturna, l’aria frizzantina del mattino, i bucaneve che fanno capolino fra le ultime nevi rimaste nei prati, i fiori primaverili appena sbocciati, il rumore lento, continuo e rilassante del ruscello vicino a casa, la presenza costante di persone a me care fra le mura di quella casa e fra i miei pensieri, la consapevolezza che anche il pensiero di “me” dimora nella mente di persone a me care, il “Buongiorno e buona domenica!” di uno dei tanti turisti della domenica, quali noi stessi siamo stati in questo fine settimana, che viene a riprendersi l’auto parcheggiata vicino alla nostra e se ne va lasciandoci queste parole e un sorriso solare che mi ha riempito il cuore di allegria, la cena di ieri al ristorante tutti insieme e il pranzo di oggi in pizzeria, sempre tutti insieme. Una serie infinita di momenti semplici ma sereni che stasera mi faranno addormentare con un sorriso sulle labbra. Buonanotte a tutti.

Dal momento che mio padre e i miei fratelli sono usciti con degli amici, io e mamma, a casa da sole, decidiamo di andare a mangiare una buonissima pizza… una cosa mai fatta prima d’ora fra noi due!
Mamma stasera è mia ospite.
Saliamo in macchina e ci dirigiamo verso un locale che dista una decina di chilometri da casa nostra, il migliore che io conosca qui in zona.
Entriamo. Il cameriere mi saluta con un sorriso che ricambio timidamente aggiungendo “Siamo in due.”.
Qualche minuto di attesa davanti alle nostre bibite fresche e arrivano le pizze. Fra un boccone e l’altro ci mettiamo a parlare del più e del meno: del suo lavoro, di mia sorella, di mio fratello, di spigolature di vita familiare varie ed eventuali, ma evito accuratamente di parlare di me e del mio stato d’animo. Mi limito a dire a mamma che ultimamente ho problemi di sonno-veglia, ma lei se n’è già accorta. Vado a letto molto tardi la sera, perché se ci andassi più presto non riuscirei ad addormentarmi, e la mattina faccio talmente fatica a svegliarmi da riuscire a stare a letto anche fino alle 12 o alle 13 senza svegliarmi mai. Non posso dire di non avere voglia di alzarmi e di affrontare la giornata, ma è come se ogni giorno portassi con me il fardello delle ferite del mio cuore e cercassi con ogni minima cosa di lenirle… inviare un sms o un’email a un amico, sorridere alla guardia giurata che mi sorride quando entro al lavoro, mostrarmi disponibile nei confronti dei colleghi in difficoltà… e a lenire i miei graffi e le mie botte ci riesco… sorrido, ma sento sempre un piccolo dolore qui, nell’angolo più buio del mio cuore.
Non basta. Si finisce a parlare d’amicizia e d’amore e mi incupisco. Cerco di trovare in lei delle risposte che lei non può darmi… di capire perché io mi ritrovi sempre sola, senza nessuno con cui uscire con regolarità, senza alcuna amica con la quale confidarmi; di capire perché molto spesso mi sento presa e allontanata dai ragazzi della mia stessa comunità sociale, quelli che ho frequentato a vent’anni e che adesso non vedo più da anni perché ognuno di essi ha preso la sua strada e la sua vita fra le mani. Tranne me forse.
In quel mentre mi arriva un messaggio sul cellulare. E’ una mia amica di quegli anni, che non vedo dal giorno del suo matrimonio, nove anni fa, e che ora annuncia la nascita del suo secondo figlio. Il messaggio è di quelli che si inviano indistintamente a tutti i numeri presenti nella propria rubrica telefonica, quindi un messaggio felice, ma anonimo; ed io rispondo d’istinto, felicitandomi in maniera distaccata, e prima ancora di poterci ripensare il messaggio è già inviato. No, non è più tempo per rimediare. Non è più tempo per bussare alla porta di qualcuno per dire “Usciamo?”. Troppi no, sono impegnato, non posso, ho da fare, domani… chissà… In fondo ho nuovi affetti adesso, e cioè tutte le amicizie nate attraverso la tecnologia; e sono affetti ai quali tengo moltissimo, ma non voglio dire al pari di quelli che possono essere i rapporti reali perché essi sono senza alcun dubbio rapporti reali, almeno per me e per come li concepisco e li vivo io. Solo che… mi pesa la distanza, mi pesa il non potersi guardare negli occhi mentre si parla, il non potersi sfiorare, toccare, abbracciare, sorridere. Mi manca tanto guardare negli occhi la persona con la quale parlo, sfiorarla, toccarla, abbracciarla, sorriderle.
Più ci penso e più vorrei restringere le terre emerse in un unico nodo che mi permetta di essere più vicina alle persone che sono importanti nella quotidianità della mia vita. Più ci penso e più vorrei fermare il tempo di tutto ciò che mi circonda per recuperare quel tempo che ora percepisco come perduto, per essere in grado di correre più velocemente incontro alla vita che vorrei, alla vita che sogno, alla vita che sembra io non riesca a costruire da sola con le mie stesse mani.
Mentre mi perdo in tutte queste mie elucubrazioni mentali i discorsi con mia mamma si fanno sempre più sereni e distesi. Mai come in questo momento mi rendo conto che ho una cosa importante da tenere ben stretta a me, anzi due: la mia famiglia… e me stessa.