La pioggia di quella notte aveva impregnato la terra del prato vicino a casa. Eppure Marta amava più di qualsiasi altra cosa passeggiare a piedi nudi su quel prato, sentendosi avvolgere dai fili d’erba bagnata, odorando le margherite che dopo quella lunga notte erano tornate a nuova vitalità. Quel giorno però non le importava di cercare quadrifogli da nascondere fra le pagine dei suoi libri. Quel giorno aveva già il suo piccolo portafortuna fra le mani: una piccola pietra di smeraldo che Matteo le aveva regalato la sera precedente, prima di partire per l’America per un intero anno… forse per sempre.
Si erano osservati per ore senza dire niente, e la sola cosa che lei era stata in grado di fare in quel momento fu abbracciarlo forte a sè e accarezzarlo fra i capelli, e quando lui stava per dire una parola lei, con un gesto leggero, gli aveva posato un dito sulle labbra, per non rompere quel silenzio pieno di parole da dire.
Lui l’aveva stretta ancora più forte, si era voltato… e se n’era andato.
Marta era convinta in cuor suo che l’Amore si dona, l’Amore non chiede nulla in cambio, l’Amore non cerca promesse e non pretende, l’Amore si vive nei momenti in cui è tempo di viverlo senza chiedere nulla per il presente e per il futuro, con la consapevolezza che una piccola parte di lei sarebbe sempre stata dentro di lui, nel suo cuore, e che lui era comunque nel suo cuore e ci sarebbe rimasto comunque sempre, nonostante le loro strade fossero destinate a dividersi. Desiderava dal profondo del suo cuore che Matteo realizzasse tutti i suoi sogni e niente per lei contava più di questo. Niente contava di più che vedere Matteo con quella sua bellissima luce negli occhi… vederlo davvero felice. E questo le bastava. No… anzi… questo la rendeva felice.