Il crepitio e i bagliori dei fuochi artificiali che illuminano questa notte mi accompagnano fra le braccia di Morfeo.
Chiudo gli occhi. Inspiro ed espiro forte l’aria, quasi a voler cercare quel fiato che mi manca, quasi a voler tranquillizzare il mio cuore che tutto può tranne questo. Mi impongo di fare un resoconto di questa mia giornata, ma la mia mente si lancia in un inesorabile flash back. Otto anni. Otto anni che hanno visto la nascita di quella mia piccola, ma grande indipendenza. Otto anni di duro lavoro. Otto anni per imparare, sbagliare, combattere, soffrire, gioire, urlare, sorridere, piangere, ridere, lottare strenuamente per ciò che nonostante tutto ho sempre fatto con grande passione. Otto anni che mi hanno visto offrire la mia mano a chi in quel momento aveva bisogno del mio aiuto, umano o lavorativo che fosse, e che mi hanno visto chiedere disperatamente la mano di qualcuno fra coloro che mi circondavano per sollevarmi dal mio baratro di sconforto, di disperazione, di ignoranza, di non completa professionalità. E insieme siamo cresciuti. Sono cresciuta.
Ora è tempo di prendere il volo, di sperimentare me stessa in un nuovo ambito lavorativo. Da lunedì prossimo ne avrò la possibilità. Cambierò solo piano, scendendo al piano di sotto, ma cambierà la persona che avrò accanto a me a sgobbare fianco a fianco; non sarà più la mia piccola D. alla quale non potrò fare più da quasi-mamma come facevo prima vista la differenza d’età che c’è fra noi che mi ha sempre portato ad avere con lei un atteggiamento un po’ materno e protettivo, anche se a tratti scherzoso e burlone. Cambierà tutta l’atmosfera attorno a me; sarà un’atmosfera nuova nella quale sarò io ad entrare per la prima volta quindi sarò io a dovermi adattare.
Ho paura. Sì, un po’ ne ho. Perché le cose nuove, anche se bramate a lungo come quest’occasione che cercavo da circa tre anni, mi fanno sempre paura; ma da questa paura troverò la forza di lottare, di essere forte, di migliorarmi ogni attimo di più. Non potrà essere che così.
Torno a una vita un po’ più normale, fatta di fine settimane e festività a casa, a studiare come dovrei o a poltrire secondo voglia. Torno a pensare un po’ di più a me stessa, alla mia persona e alla mia vita affettiva ed emotiva. E Dio solo sa quanto in questi anni mi sia resa conto di che importanza abbia passare il Natale con i propri cari piuttosto che a lavoro o di che importanza abbia che io pensi – egoisticamente, perché no? – un po’ più alla mia persona.
Potrebbe non essere per sempre, ma questi fuochi colorati che si dipingono in cielo mi ripetono che devo esserne felice… Devo esserne felice, o almeno provarci.