Sembra ieri che ancora non c’eri e invece adesso sei qui vicino a me, avvolto nella tua copertina di cotone bianca a disegni azzurri. Sono passati due mesi da quanto sei entrato nella nostra famiglia: un piccolo raggio di sole che illumina giorno per giorno i nostri occhi, i nostri cuori, la nostra vita.
Non potrei più fare a meno di te. Di te che mi tieni le dita con i tuoi pugnetti mentre cerco di darti il latte col biberon. Di te che quasi ti appendi ai lunghi capelli della mamma per non allontanarti mai. Di te che guardi curioso il mondo intorno a te, che accenni un sorriso quando la zia ti fa tante smorfiette, che allarghi le braccine per farti prendere fra le braccia dei grandi e farti coccolare.
Ti guardo e riconosco in te la gioia di vivere ogni giorno della mia vita, nonostante tutto.
Non potrei più fare a meno di te che sei il mio sole, il mio cielo azzurro, il mio sorriso, la mia emozione, la mia voglia di andare avanti e di vivere ogni giorno con rinnovata forza e rinnovata serenità.
Non potrei più fare a meno di te… di te che in qualche modo sei parte anche di me. E non c’è invidia o gelosia per quel bimbo che tu sei e che ancora io non ho.
Ti adoro, gioia della mia vita…. Ti amo tanto nipotino mio. E finché la vita me ne darà la possibilità io ci sarò sempre per te… tanto ora che sei piccolo, quanto domani che sarai un uomo.
…Ssssssstt!! C’è un bimbo che fa la nanna…
Stella stellina
la notte s’avvicina
la fiamma traballa
la mucca è nella stalla
la mucca e il vitello
la pecora e l’agnello
la chioccia coi pulcini
la gatta coi gattini
la capra ha il suo capretto
la mamma ha il suo bimbetto.
Ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna.
Buonanotte a tutti. :o)
A quattro, cinque anni ero una bambina talmente tanto tranquilla, pacata e composta da sembrare una bambolina di porcellana costantemente seduta sul suo cuscino di velluto rosso. Restavo lì per ore, tranquilla e sorridente, ad osservare il mondo attorno a me senza parlare e senza reagire… semplicemente osservando.
In una soleggiata mattina di primavera mamma mi portò in un grande palazzone azzurro e grigio. Camminammo a lungo prima di aprire una misteriosa porta bianca. Dietro ad essa si nascondeva un immenso tappeto color blu elettrico srotolato in tutta la superficie della stanza. Su di esso erano sparse decine di grandi fogli bianchi e tanti barattoli di pittura ad acqua di colore rosso, verde, arancione, blu, giallo. In un attimo mi ritrovai vestita di un grande grembiule azzurro. Guardavo la mia mano sinistra colorata di giallo e la mia mano destra colorata di verde e mi sentivo mancare il respiro. Guardavo il mio grembiulino chiazzato di arancione e l’unica cosa che chiedevo a gran voce era solo di avere un po’ d’acqua per potermi pulire, e invece di lì a poco mi ritrovavo a rotolare il mio corpicino e a battere le manine sui fogli bianchi che diventavano multicolori.
A distanza di anni conservo ancora questo piccolo ricordo. Mamma dice che tutto ciò accadde perché era talmente tanta la paura che la mia compostezza col tempo si trasformasse in incapacità di esprimermi che quella sembrò la sola soluzione per cercare di farmi esprimere al meglio per la mia giovane età, liberando tutte le mie inibizioni di allora.
Oggi certamente il problema è risolto, ma conservo ancora dentro di me dei momenti in cui mi sento totalmente incapace di esprimere ciò che sento nel cuore, soprattutto se negativo. Sento l’anima scoppiare, ma non faccio che disegnare sul mio viso la riga rossa del sorriso provando a scacciare negli inferi del mio cuore tutto quello che sento di doloroso dentro di me. E mi mancano le parole per spiegare come sto.
Anche adesso è così.
Sono… 34
… e io e me stessa ci facciamo compagnia sul divano, con un vasetto di miele e il pc sulle ginocchia, tanti baci ricevuti dal nipotino che ora mi riconosce chiaramente e tante risate guardando la tv. Auguri Vale! Non avrebbe potuto esserci serata migliore di questa…
Facciamo finta che sia così…
E se quella volta Cappuccetto Rosso si fosse persa in mezzo al bosco?
Mi sento proprio così… sperduta in mezzo ad un bosco di persone che mi girano vorticosamente attorno minimizzando le cose, sciorinando consigli, ed provo ad ascoltarle, ma nulla cambia.
Inquieta. E’ così che mi sento. E’ come se mi ritrovassi chiusa in una scatola di plexiglas, potessi vedere fuori cosa succede e sentissi dentro di me un prorompente impeto a distruggerla per uscire, fuggire, vivere… ma senza risultato. Come se riuscissi a fare un passo avanti e tre indietro in certe cose. Come se in altre mi ritrovassi a brancolare nelle sabbie mobili.
Eppure, checché mi dicano, io so bene cosa vado cercando. So bene quale possa essere il sentiero che mi possa portare fuori dal bosco verso il mio immenso prato fiorito… ho ben chiara la vita che vorrei. Ma una cosa è sapere quale sia questo sentiero, un’altra è percorrerlo, perché tante volte ti ritrovi a brancolare nel buio e nella melma degli acquitrini, e non è semplice andare avanti. Eppure questo non cambia l’idea che io, Yaila, ho di questo mondo. Si tratta di un mondo meraviglioso, dal cielo, giù, fino al mare. Non è facile viverlo da sola. Non è facile in alcuni momenti non avere nessuno con cui parlare a quattr’occhi o condividere la gioia, il dolore, la rabbia o semplicemente la vita. Oserei dire, anzi, che è sempre più difficile ogni giorno che passa. Le piccole cose per le quali sorridere ci sono, ma non bastano… perché non sono cose mie, costruite da me che a volte ho l’impressione di non concludere mai nulla che sia per me e che sia condivisione delle cose della vita con un’altra persona. Non mi si venga a dire che senza un amore può essere comunque una vita piena perché per me non lo è. Yaila è se stessa a tutto tondo solo quando può donare tutto l’amore che ha dentro e quando il suo amore viene ricambiato davvero con il cuore. Per questo Yaila non è mai stata pienamente se stessa in questi ultimi 34 anni. Solo quando tu sei qui, qui con me, io posso sorridere, vedere il bello di tutte le cose e avere voglia di lottare qualsiasi problema ci sia. In mancanza di te, dovunque e chiunque tu sia, la mia vita non ha molto senso e mi sento come un gabbiano con un’ala spezzata… incapace di volare alto; anzi no, forse proprio totalmente incapace di volare.
…E mi sveglio con la voglia di un abbraccio inaspettato e avvolgente che mi accompagni serenamente verso questa lunga domenica di luglio. Il corpo stanco e inquieto non trova pace, immerso com’è nell’eterna lotta fra le lenzuola azzurre come il limpido cielo estivo e il copriletto bianco e azzurro dal quale fanno capolino due teneri orsacchiotti polari che si fanno tante coccole, forse per semplice tenerezza o forse per il freddo pungente che patiscono e che riesco chiaramente a sentire fra le pieghe del mio cuore che continua incessantemente a battere, ma senza trovare pace. Come una bellissima scultura orientale il mio cuore si abbandona e si fa avvolgere da quell’essenza trasparente, senza lottare, senza ribellarsi, senza contorcersi. Prendo fra le mani il lettore CD, indosso le cuffiette. Non lo facevo da tempo. Innumerevoli flash-back della mia vita si incrociano in una tenera danza che, pur nella certezza di un domani che non sarebbe stato mai, si lasciano prendere per mano dai ricordi e dalle emozioni di qualcuno che, a una vita di distanza da me, sa tradurre in parole, in musica e in emozioni tutto quello che ora provo. Mi scende una lacrima, ma forse non è di tristezza.