Agosto 2007


Apro le tende, spalanco la grande finestra della mia stanza e mi lascio andare a lunghi respiri ad occhi chiusi.Lunghi respiri silenziosi accompagnati dal concerto dei grilli che durerà fino all’alba del nuovo giorno.
Apro gli occhi piano piano. Li sento umidi, ma non ho la forza di asciugare il dolore che ne esce silenzioso. Silenzioso per chi mi circonda quotidianamente, ma non per me che lo sento urlare dentro come un leone inferocito rinchiuso in gabbia.
Alzo gli occhi al cielo. Il cielo è nero stasera. Nero come la mia mente che si rifiuta di pensare, di gioire e forse anche di soffrire d’un dolore sordo ed istantaneo, ma che si crogiola in questa sensazione contro la mia stessa volontà. D’un tratto davanti a me scorgo un’unica stella che, in tutta la sua luminosità forte e delicata allo stesso tempo, mi guarda con aria di benevolenza e di rimprovero mentre io cerco da lei le risposte che non avrò mai. No, non le avrò. Non da lei.
E’ ancora estate eppure sento chiaramente un brivido di freddo percorrermi le spalle e scendere copioso sulla schiena. Non riesco a placarlo nemmeno chiudendo gli occhi e pensando ad una baia rocciosa assolata e solitaria dove le onde vanno a morire eternamente per poi rinascere pochi attimi dopo.
Il canto dei grilli risuona nelle mie orecchie, ininterrotto, e io non riesco a staccarmi da questa finestra mentre respiro e cerco di incamerare dentro di me il profumo rassicurante della mia terra.
Se solo riuscissi a riemergere da questo torpore e andare a prendere un maglioncino… Se solo questo cielo immenso mi abbracciasse forte…

…Questa tremenda solitudine che ho dentro…

Code, code e ancora code. Inizia il grande esodo dei vacanzieri agostani. Fiumi d’auto si muovono nelle tangenziali e nelle autostrade in fila una dopo l’altra.
Oggi c’ero anch’io.
Ore 20.00. Alla fine di un impegnativo venerdì di lavoro mi avvio verso casa ritrovandomi, di lì a poco, a procedere a passo d’uomo dietro a una familiare. Non avendo la radio a farmi compagnia mi guardo intorno e osservo il cielo che da azzurro limpido comincia a colorarsi di striature rosa e arancioni. D’un tratto però la mia attenzione viene attirata da qualcosa che vedo muoversi dal lunotto posteriore dell’auto davanti a me: uno splendido cucciolo di pastore tedesco che mi osserva con i suoi occhioni scuri. Si incanta a guardarmi per un po’… poi sparisce… poi torna… poi sparisce… poi torna.
La mia mente si lascia trasportare dal ricordo di una vacanza di qualche anno fa. Io e la mia famiglia stavamo percorrendo in auto il Tavoliere delle Puglie. Era molto caldo. Assieme a noi, in auto, c’era il nostro meticcio Bobi che faceva parte della nostra famiglia già da qualche anno. Accanto a lui, io non facevo altro che farlo bere o tamponargli la fronte con una pezza bagnata in modo che potesse sopportare meglio il gran caldo. Ad un certo punto il mio sguardo viene rapito da qualcosa che resterà nella mia memoria per sempre: a distanza di qualche chilometro uno dall’altro diversi cani, inermi, immobili, soli, sul bagnasciuga. Stringo forte il mio cagnolino e ringrazio il destino per averlo mandato da me a farmi compagnia.
Bobi stava seduto sulle mie ginocchia quando studiavo. Bobi stava accanto a me sul divano mentre guardavo la tv. Bobi procedeva al mio fianco quando lo portavo in giro a guinzaglio, ma era lui a seguire la mia andatura e non io la sua. Bobi è venuto con me in vacanza. Per Bobi ho rinunciato con piacere a tanti anni di vacanza fuori casa. Bobi è stato il mio compagno di giochi. Bobi mi ha aiutato negli anni profondi della depressione. Bobi è stato accanto a me quando non avevo più voglia di vivere.
Bobi se ne è andato in un pomeriggio d’agosto di sei anni fa. Ha aspettato di essere solo e se ne è andato all’improvviso così come è arrivato nella mia vita. Di lui mi è rimasto un corpicino inerme e una serie infinita di ricordi e di insegnamenti di vita che non dimenticherò mai.
Bobi era solo un cane. Anzi no, Bobi era un cane… il mio cane.
Quest’anno non abbandonate il vostro animale di compagnia. L’amore che vi dona durante tutto l’anno non merita questo affronto. Avere una bestiola nella propria casa è come avere un nuovo componente della famiglia e per me va trattato come tale, quindi… con amore, sempre e comunque.