Non ho mai imparato a fumare. Eppure ho sempre subito il fascino di chi, seduto al tavolino di un bar all’aperto, legge il quotidiano del giorno, sorseggia il suo caffè, appoggia fra le labbra la sua sigaretta, l’accende riparandosi dal venticello del primo mattino e pian piano ripete più volte quei pochi e semplici gesti tipici di un rituale che si ripete una o più volte in un giorno. Ci sono una soddisfazione e una pacatezza tali in quei gesti che tutto mi fa pensare che ogni sigaretta sia una piccola pausa dal mondo intero, breve ma lunga abbastanza.
Ecco: ho bisogno di una pausa. Ma no, non ho bisogno di una sigaretta. Non ambisco a tenere fra le dita quel piccolo e pericoloso oggettino. Vorrei solo una piccola breve pausa
SWITCH OFF
per poter riprendere a respirare e ricominciare la quotidianità quando mi sento pronta a farlo
SWITCH ON
quando mi sento pronta ad affrontare nuovamente il mondo senza sentirmi soffocare e togliere a forza il respiro.
Che ironia! Io che adoro essere sempre presente nella vita delle persone che amo, io che desidero essere un punto fermo sempre disponibile e presente nella quotidianità di queste persone, io che adoro gli abbracci, i baci e i buffetti sulle guance, le telefonate e le mail inaspettate, io che sono così coccolona, io che desidero che il mio atteggiamento venga ricambiato con gioia e spontaneità, a volte mi sento mancare il respiro quando sento che non vengono rispettati i miei spazi e i miei silenzi, quei silenzi che ci sono e sempre ci saranno, e spesso sono inspiegabili anche per me che li vivo dentro di me.
E a volte è così difficile rendersene conto e doverlo spiegare a chi mi sta intorno, far sapere loro che se anche non ci sono in quel momento, io ci sarò sempre. Soprattutto quando saprò di poter prendere liberamente il volo per poi tornare con rinnovata serenità.
11 11 07 at 20:00
Ritrovo, in queste tue parole, qualcosa di noto, qualcosa di vicino e proprio per questo motivo cerco di evidenziare le differenze, le frasi che allontanano la mia persona dal tuo pensare. Non so perchè lo faccio, ma non credo sia molto importante, anzi, nulla di quello che normalmente faccio ha importanza, quindi non preoccupiamoci e andiamo avanti. Leggendo questo tuo post, mi torna in mente una mia giornata, o meglio una mia mattinata a Longarone. Non ricordo se fossi in ferie o durante la tesi, ma la cosa che ricordo è il mio leggere il giornale, con cappuccino, brioche e sigaretta. La sigaretta ha sempre rappresentato per me un momento di pausa, un modo per isolarmi dal mondo, ma allo stesso tempo mi ha anche sempre fatto sentire in colpa con me stesso, perchè banalmente fumare fa male. Da quasi due mesi ho semsso, per l’ennesima volta, e se dovessi rprendere, non sarà per dipendenza, ma per debolezza, per tentare ancora una volta di isolarmi dal mondo e rittufarmi nei ricordi.
Non lo so se il tuo stare in silenzio ti faccia stare in pace, ma il mio riesce a calmarmi. Quando, tempo fa, mi trovavo in compagnia di qualcuno, il mio silenzio veniva interpretato come qualcosa di negativo, un modo per allontanarmi e ingenerava una lunga lista di domande e questioni. Oggi credo che il mio silenzio sia una resa, una resa all’evidenza che non è possibile condividere quello che siamo veramente, con le nostre paure e le nostre aspettative.
Mi fermo qui, perchè sto andando fuori tema, ma continuerò a leggerti e se potrò, continuerò a lasciare qualche traccia.
Buona serata.
12 11 07 at 0:43
Puoi e potrai sempre.
Io non fumo. A dire il vero ci ho provato anni fa, ma non ne sono stata capace e quindi mi sono ripromessa di non provarci più; solo che proprio il veder fumare qualcuno con gusto e con calma mi ha sempre… in qualche modo… affascinato. Un momento di silenzio e solo per se stessi. Talvolta cerco comunque anch’io i miei privatissimi momenti di silenzio che anche nel mio caso, come nel tuo, vengono perlopiù interpretati come qualcosa di negativo, come se io volessi tagliare i ponti col mondo, isolarmi e farmi del male da sola; ma chi mi conosce bene sa che ho bisogno anche di quei momenti: per riflettere su me stessa, per coccolarmi, per ritrovarmi e per ricominciare tutto con rinnovato entusiasmo. In verità però non so stare troppo da sola perché ci sono stata troppo tempo in passato, quindi se i miei silenzi durano troppo a lungo significa che forse c’è qualcosa che non va nel verso giusto. E credo che sia forse in quel momento che un po’ di “rumore” mi debba essere “imposto”, così, per smuovermi… Perché a volte non ce la faccio da sola. E perché di troppo silenzio, a volte, si muore dentro.
Come vedi sto andando fuori tema anch’io, quindi mi fermo qui, rinnovandoti il mio invito a tornare quando vorrai e a lasciare tutte le tracce che vorrai lasciarmi.
Buonanotte.