Non ho mai imparato a fumare. Eppure ho sempre subito il fascino di chi, seduto al tavolino di un bar all’aperto, legge il quotidiano del giorno, sorseggia il suo caffè, appoggia fra le labbra la sua sigaretta, l’accende riparandosi dal venticello del primo mattino e pian piano ripete più volte quei pochi e semplici gesti tipici di un rituale che si ripete una o più volte in un giorno. Ci sono una soddisfazione e una pacatezza tali in quei gesti che tutto mi fa pensare che ogni sigaretta sia una piccola pausa dal mondo intero, breve ma lunga abbastanza.
Ecco: ho bisogno di una pausa. Ma no, non ho bisogno di una sigaretta. Non ambisco a tenere fra le dita quel piccolo e pericoloso oggettino. Vorrei solo una piccola breve pausa

SWITCH OFF

per poter riprendere a respirare e ricominciare la quotidianità quando mi sento pronta a farlo

SWITCH ON

quando mi sento pronta ad affrontare nuovamente il mondo senza sentirmi soffocare e togliere a forza il respiro.
Che ironia! Io che adoro essere sempre presente nella vita delle persone che amo, io che desidero essere un punto fermo sempre disponibile e presente nella quotidianità di queste persone, io che adoro gli abbracci, i baci e i buffetti sulle guance, le telefonate e le mail inaspettate, io che sono così coccolona, io che desidero che il mio atteggiamento venga ricambiato con gioia e spontaneità, a volte mi sento mancare il respiro quando sento che non vengono rispettati i miei spazi e i miei silenzi, quei silenzi che ci sono e sempre ci saranno, e spesso sono inspiegabili anche per me che li vivo dentro di me.
E a volte è così difficile rendersene conto e doverlo spiegare a chi mi sta intorno, far sapere loro che se anche non ci sono in quel momento, io ci sarò sempre. Soprattutto quando saprò di poter prendere liberamente il volo per poi tornare con rinnovata serenità.