Meraviglie notturne

Un cielo nero pece mi sovrasta maestoso mentre sorseggio una camomilla bollente e guardo fuori della finestra. Sento freddo, eppure mi ostino ad indossare ancora la mia t-shirt bianca a maniche corte e i pantaloni di un vecchio pigiama color rosa.
Non mi sento granché bene. Prendo la scatola dove sono riposte tutte le medicine e mi rifugio nella mia stanza, portando con me un bel bicchierone d’acqua fresca. Sento tanto freddo, ho mal di pancia e un feroce mal di testa.
La sola cosa che mi può servire è un’aspirina effervescente che sembro quasi bramare mentre osservo instupidita le bollicine che mi bagnano il viso e ascolto infastidita il rumore dell’effervescenza. Un sorso e via sotto le coperte, fra due calde lenzuola di flanella che però non riescono a trasmettermi il calore di cui sento il bisogno.
Stesa di lato, mi raggomitolo quasi ad assumere una posizione fetale e cingo le mie ginocchia intrecciando le dita delle mie mani davanti ad esse. Mi faccio piccola piccola in un letto così grande, così vuoto e così freddo.
L’infinita immensità di questo cielo nero pece che mi osserva attraverso il soffitto della mia stanza mi fa sentire piccola e indifesa. Un alito di vento chiede a due nubi di scostarsi un po’. Appare una stella minuscola ma luminosissima che mi guarda da lassù, accennando un piccolo sorriso.
Finalmente ho l’impressione che da qualche parte di questo sconfinato universo ci sia qualcuno che in questo preciso momento desideri darmi quell’abbraccio di cui stasera sento un immenso bisogno.
Buonanotte.  

Una foto

Una foto ingiallita e sdrucita dal tempo che passa. Le dita scorrono con delicatezza sul panorama circostante fino a soffermarsi sui profili delle persone in primo piano, persone che sorridono felici per quella giornata così speciale. Osservando con più attenzione quella stessa foto, però, il tempo che è trascorso restituisce un alone informe di tristezza dipinto negli sguardi dei protagonisti. Gli occhi osservano interrogativi e le dita si muovono nervose fra i dettagli, quasi a voler cercare la più piccola sfumatura che possa far comprendere il motivo di quella tristezza, ma tutto ciò che riescono a trovare non è altro che uno strappo sull’angolo destro della foto. Manca un pezzo. Così come quando si ricompone un puzzle e manca l’ultimo pezzo, quello forse più importante o se non altro quello che completa il quadretto. Non c’è modo di trovarlo. Forse lo troverai a distanza di anni sotto alla dispensa al riparo da qualsivoglia sguardo, rovinato dal tempo e probabilmente non più utilizzabile.
Una foto. Solo una semplicissima foto ti fa pensare quanto pesante possa essere un’assenza nei momenti più importanti della tua vita. Non c’è in quella foto come non c’era in quel giorno così importante per te in quel momento, e non ci sarà mai nei momenti importanti della tua vita. Eppure non si tratta di una vera e propria assenza. Più osservi quella foto e più ti rendi conto che è una presenza costante, incombente, opprimente in ogni tuo giorno; una presenza silenziosa che ti urla incessantemente nell’anima e nel cervello e che modifica, fino a comandare, ogni tuo più piccolo e naturale atteggiamento. Come se davanti a te avessi costantemente uno spettro che ti guarda, ti controlla, ti giudica, ti condanna. Come se dentro di te, dentro al tuo cervello e al tuo cuore avessi costantemente un tarlo che fagocita la tua autostima, la tua tranquillità, la tua spontaneità, la tua gioia e la tua allegria. E non sei più tu. Non ti senti più libera di esserlo, nemmeno con chi sai che può capire, capirti, starti vicino e aiutarti perché quel tarlo e il tuo pudore a volte sono più forti di te e della tua voglia di essere sempre e comunque quello che sei.
Così anche una foto allegra e piena di colori diventa grigia, triste e consunta dal tempo. Solo chi saprà togliere quel grigiore e quella spessa patina di tristezza potrà coglierne i colori in tutta la loro sfavillante bellezza.

Colori d’autunno

Appoggio le buste di plastica sul tavolo del soggiorno. Colma di stanchezza mi tolgo lentamente la giacca e mi stendo sul divano. Chiudo gli occhi e respiro piano e profondamente, cercando di sentire e riprendere possesso di ogni muscolo del mio corpo sfinito. Nell’aria si rincorrono le parole di una canzone.

…C’è un principio di allegria
fra gli ostacoli del cuore
che mi voglio meritare
anche mentre guardo il mare
mentre lascio naufragare
un ridicolo pensiero…

Mentre l’ascolto e cerco di ricordarne e seguirne le parole sento il mio cuore pulsare sempre più velocemente quasi per passeggiare accanto alla canzone che odono le mie orecchie e che assume note sempre più intense e penetranti. Uno scatto e balzo a piedi nudi sul divano, urlando al silenzio parole che liberano la mia anima colma di mille e più indistinte emozioni.

…Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere…

Da una delle diverse buste sparse sul tavolo mi fanno l’occhiolino dei nuovi pantaloni color cioccolato, così com’è scritto sull’etichetta. Piano piano li faccio scivolare sui miei polpacci, sulle cosce e fino alla cintola. Mi piacciono. Il colore non mi è usuale, ma mi piace. Mi piacciono perché sono morbidi e caldi… E io ho sempre tanto tanto freddo. Sulla stessa busta di plastica trovo dell’altro: una maglietta di voile a doppio strato che si appoggia sulle mie spalle e sulle braccia come una setosa farfalla colorata, e infine un golfino marrone a costine a completare l’insieme.
Divento tutt’uno coi colori delle foglie cadute in questo freddo autunno. Mi guardo allo specchio. Mi osservo. Scruto l’abbinamento dei colori. Controllo ogni più piccola piega della maglietta.
Sto quasi per rimproverarmi per la rotondità dei miei lineamenti e per la mia inopportuna vanità quando le mie mani frugano delicatamente su una pochette, per poi cimentarsi in una delicata ma frenetica danza sul mio viso: e via con un velo di rossetto, un po’ di ombretto e una punta di mascara sulle ciglia. Tutto come quando ero adolescente. Solo che adesso i gesti sono meno pesanti, più decisi e sicuri. E poi ora certamente non utilizzo più il make-up per nascondermi agli altri come facevo spesso da ragazzina, bensì per valorizzarmi un po’ di più, per piacere e per piacermi. E mi piaccio; per l’immagine che lo specchio riflette di me, ma anche per ciò che è invisibile agli occhi. Tutto sommato riesco a trovarmi anche un po’… Beh… =_= Sexy =_=. E di questo sorrido perché in fondo so che nella parte più recondita del cuore è sempre lì nascosta quella bambina che ha visto tutto questo come un innocentissimo gioco.

P.S. Se volete potete vedere il video della canzone “Gli ostacoli del cuore” di Elisa e Ligabue nel mio nuovo spazio YouTube. Il link è qui a lato nel blogroll. ^_^

La fisarmonica

Il suono di una fisarmonica, che da delicato e malinconico si fa via via sempre più ritmato e allegro, mi riporta a ricordi di sapori e profumi lontani ma non troppo: qui dietro l’angolo, in provincia di Udine fra Sauris e San Daniele del Friuli.
Ero ancora una giovane adolescente quando abitualmente fra il mese di ottobre e il mese di novembre io e tutta la mia famiglia ci recavamo in quella che all’epoca era una piccola casetta di campagna di un amico dei miei genitori, e la magia si ripete ancora oggi in altri luoghi della zona, anche se molto più raramente.
Le cime dei monti circostanti fanno da sfondo al fuoco scoppiettante del caminetto nel quale vengono cotte salsicce e costicine alla brace. Accanto, un pentolone di polenta gialla che, ancora fumante, viene prontamente versata e distribuita per bene su un tagliere. Tutto questo per allietare almeno 20 – 30 commensali giunti da più parti del Veneto e del Friuli Venezia Giulia per ritrovarsi lì almeno una volta all’anno e solitamente nel periodo della vendemmia. La giornata scorre allegramente tranquilla fra una fetta di buon prosciutto e una salsiccia, un pezzo di grana e un bicchiere di merlot o di cabernet, una passeggiata fuori sui campi circostanti e qualche caldarrosta capace di riscaldare le mani più infreddolite, oppure una fettona di gubana che con le sue uvette e la sua dolcezza riesce a mitigare i cuori più cupi e solitari.
Ogni angolo di quel piccolo paradiso, ogni discorso che si fa a tavola, ogni più piccola battuta e ogni sguardo diventano voglia di stare insieme e di assaporare insieme una sensazione di allegria e serenità al di là del tempo, come se tutto si fermasse in quel luogo e in quel preciso istante che diventano i soli ed unici protagonisti dell’intero universo a dispetto di tutto quello che può succedere in quello stesso momento poche centinaia di metri più lontano. Poi, proprio nel momento in cui sembra che tutto finisca e che il sipario si chiuda inesorabilmente, mentre vengono distribuite ai commensali le tazzine del caffè e i bicchierini di digestivo si libra nell’aria il suono inconfondibile delle fisarmoniche portate lì da alcuni amici per l’occasione. E se in un primo momento si rimane combattuti fra il ballare e l’osservare la bravura dei musicanti nel suonare uno strumento così particolare, dopo pochi attimi è tale il ritmo della musica e la sensazione di gioia che essa trasmette da non esser più capaci di trattenersi: ci si prende per mano a due a due e si accennano passi improvvisati e goffi, ma pieni di allegria. Di quell’allegria di cui a volte sento la nostalgia. Ma ancora oggi, se chiudo gli occhi e mi capita di ripensare a tutto questo, nel mio viso si disegna un grande sorriso, aperto e sincero, che lascia subito spazio a una risata allegra che non è malinconia per un tempo che è passato ma che è amore per le tradizioni di quella che considero un po’ come la mia terra, anche se provengo dal vicino Veneto, e immensa gioia per un’emozione che conservo ancora gelosamente nel cuore.

Così dolce

Il silenzio impera in questa casa vuota. Solo il tic – tac delle lancette dell’orologio scandisce il tempo che lentamente scorre verso la sera. L’olio essenziale di magnolia brucia sul diffusore spargendo nell’ambiente le sue innumerevoli tonalità di profumo.
L’acqua scroscia ininterrottamente sulla doccia. Il vapore appanna i vetri della stanza e mi protegge dallo sguardo di me stessa riflesso in una stanza identica a quella nella quale mi trovo.
Mi lascio invadere dall’istantaneo calore dei fiumi d’acqua che si intrufolano in ogni piega della mia pelle. Pian piano il delicato profumo di magnolia avvolge ogni parte di me che percepisco una sempre più forte sensazione di calore che brucia intensamente ogni anfratto del mio essere. Abbasso la temperatura dell’acqua che si fa pioggia di affilati coltelli di ghiaccio sulle spalle, sulle cosce e giù giù fino ai piedi. Lacrime d’acqua e sangue rosso vivo invadono il mio corpo e, pur esprimendolo con tutta la loro forza, riescono in qualche modo a nascondere il dolore delle lacrime che sgorgano dagli occhi, il dolore delle mille ferite ricevute, il dolore dei ricordi, delle scelte sbagliate, della paura per un futuro dolce e pieno d’Amore che però pare sfocato e sempre più lontano dietro ai vetri appannati che riflettono la mia immagine.
Mi avvolgo nel calore bruciante dell’asciugamano lasciato a scaldare sul termosifone bollente e mi siedo per terra, sul pavimento. Ogni centimetro della mia pelle trema a contatto col freddo delle piastrelle che è il freddo del mio cuore, della mia anima, delle mie spalle che non trovano più ristoro nel calore di un abbraccio ricevuto.
Piango, ma è un pianto così dolce… Così dolce perché pieno d’Amore vero.