Una foto ingiallita e sdrucita dal tempo che passa. Le dita scorrono con delicatezza sul panorama circostante fino a soffermarsi sui profili delle persone in primo piano, persone che sorridono felici per quella giornata così speciale. Osservando con più attenzione quella stessa foto, però, il tempo che è trascorso restituisce un alone informe di tristezza dipinto negli sguardi dei protagonisti. Gli occhi osservano interrogativi e le dita si muovono nervose fra i dettagli, quasi a voler cercare la più piccola sfumatura che possa far comprendere il motivo di quella tristezza, ma tutto ciò che riescono a trovare non è altro che uno strappo sull’angolo destro della foto. Manca un pezzo. Così come quando si ricompone un puzzle e manca l’ultimo pezzo, quello forse più importante o se non altro quello che completa il quadretto. Non c’è modo di trovarlo. Forse lo troverai a distanza di anni sotto alla dispensa al riparo da qualsivoglia sguardo, rovinato dal tempo e probabilmente non più utilizzabile.
Una foto. Solo una semplicissima foto ti fa pensare quanto pesante possa essere un’assenza nei momenti più importanti della tua vita. Non c’è in quella foto come non c’era in quel giorno così importante per te in quel momento, e non ci sarà mai nei momenti importanti della tua vita. Eppure non si tratta di una vera e propria assenza. Più osservi quella foto e più ti rendi conto che è una presenza costante, incombente, opprimente in ogni tuo giorno; una presenza silenziosa che ti urla incessantemente nell’anima e nel cervello e che modifica, fino a comandare, ogni tuo più piccolo e naturale atteggiamento. Come se davanti a te avessi costantemente uno spettro che ti guarda, ti controlla, ti giudica, ti condanna. Come se dentro di te, dentro al tuo cervello e al tuo cuore avessi costantemente un tarlo che fagocita la tua autostima, la tua tranquillità, la tua spontaneità, la tua gioia e la tua allegria. E non sei più tu. Non ti senti più libera di esserlo, nemmeno con chi sai che può capire, capirti, starti vicino e aiutarti perché quel tarlo e il tuo pudore a volte sono più forti di te e della tua voglia di essere sempre e comunque quello che sei.
Così anche una foto allegra e piena di colori diventa grigia, triste e consunta dal tempo. Solo chi saprà togliere quel grigiore e quella spessa patina di tristezza potrà coglierne i colori in tutta la loro sfavillante bellezza.