Un cielo nero pece mi sovrasta maestoso mentre sorseggio una camomilla bollente e guardo fuori della finestra. Sento freddo, eppure mi ostino ad indossare ancora la mia t-shirt bianca a maniche corte e i pantaloni di un vecchio pigiama color rosa.
Non mi sento granché bene. Prendo la scatola dove sono riposte tutte le medicine e mi rifugio nella mia stanza, portando con me un bel bicchierone d’acqua fresca. Sento tanto freddo, ho mal di pancia e un feroce mal di testa.
La sola cosa che mi può servire è un’aspirina effervescente che sembro quasi bramare mentre osservo instupidita le bollicine che mi bagnano il viso e ascolto infastidita il rumore dell’effervescenza. Un sorso e via sotto le coperte, fra due calde lenzuola di flanella che però non riescono a trasmettermi il calore di cui sento il bisogno.
Stesa di lato, mi raggomitolo quasi ad assumere una posizione fetale e cingo le mie ginocchia intrecciando le dita delle mie mani davanti ad esse. Mi faccio piccola piccola in un letto così grande, così vuoto e così freddo.
L’infinita immensità di questo cielo nero pece che mi osserva attraverso il soffitto della mia stanza mi fa sentire piccola e indifesa. Un alito di vento chiede a due nubi di scostarsi un po’. Appare una stella minuscola ma luminosissima che mi guarda da lassù, accennando un piccolo sorriso.
Finalmente ho l’impressione che da qualche parte di questo sconfinato universo ci sia qualcuno che in questo preciso momento desideri darmi quell’abbraccio di cui stasera sento un immenso bisogno.
Buonanotte.