E’ un periodo strano, forse atipico.
Tutto scorre sempre uguale giorno dopo giorno: la sveglia, la colazione, la tangenziale, l’autostrada, il traffico, il lavoro, poche battute davanti al distributore automatico del caffè e via al lavoro, per poi tornare a casa la sera, di nuovo sull’autostrada fino alla tangenziale, in mezzo a un traffico che mi è sempre più insostenibile. Giorno dopo giorno tutto scorre entro limiti prestabiliti e sempre uguali.
C’è qualcosa però che non è uguale al solito, proprio qui… Dentro di me. Bastano una dolcissima neonata che sgambetta sulla sua culla indossando due tenere calzette rosa firmate Calzedonia, una bambina piena di riccioli biondi che racconta di aver sognato gli “Uomini della Farina” e tante biciclette, un tramonto notato per caso mentre il traffico cittadino mi inghiotte e mi risucchia, basta la consistenza dei petali ingialliti e ormai secchi di tre rose bianche a farmi arrossare gli occhi fino a farmi versare una piccola lacrima e a disegnare sul mio volto un sorriso emozionato. Tutto accade così, senza una ragione, solo perché dentro di me sfociano delle emozioni così immense e così forti da non poterle trattenere. Mi riscopro un po’ più attenta agli altri e al loro benessere, più empatica nei riguardi dei loro discorsi e dei loro problemi, ma allo stesso tempo più arroccata dentro di me, nel mio mondo interiore, in difesa delle mie emozioni. E se da un lato, pur non sapendolo e forse volendolo esprimere a parole, mi sento alla disperata ricerca del più piccolo contatto fisico con le persone che amo e che mi amano, dall’altro lato mi scosto insofferente di fronte ai piccoli gesti che ricevo da persone dalle quali non mi aspetterei nulla perché non riesco proprio a vederli come gesti spontanei, ma solo dettati da una serie di variabili estemporanee e non certamente affettive nei miei confronti.
Proprio qui sento il mio cuore stringersi e allo stesso tempo cercare di farsi più spazio dentro di me, colmo di mille emozioni, ma come imprigionato in una gabbia di cristallo che può rompersi da un momento all’altro al minimo sussulto. La sola cosa che riesco a fare per placare le mille e più sensazioni che lo invadono è ascoltare e canticchiare La Donna Cannone di Francesco De Gregori, e lo faccio in molteplici momenti della giornata con un canto intimo e sommesso che mi fa sentire meglio. Almeno un po’.
P.S. un video di questa canzone lo potete trovare sul mio spazio YouTube qui a lato.