Mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte. Un dolore lancinante assale i tendini della mia mano destra appena aperta come se volesse tenere qualcosa di leggero fra pollice, indice e medio, ma come se non riuscisse ad afferrarlo e a trattenerlo fra le dita. Forse è solo indolenzita. No, no, no… Capita troppe volte, troppe notti, troppo spesso ormai. Con la mano sinistra provo ad alzare leggermente il gomito destro per far circolare meglio un po’ di linfa in quella mano che sembra totalmente priva di vita. Pian piano la mia mente vaga in un’altra dimensione. Passo lentamente in rassegna i tanti momenti nei quali la mia mano mi è indispensabile: al mattino per reggere la mia tazzona di caffè fumante, poco dopo per mettere in moto l’automobile, durante la giornata per poter utilizzare il mouse del computer e digitare sulla tastiera, la sera per… la sera per… per trattenere una penna fra le dita e scrivere su un foglio di carta immacolato.
Tremo.
Tremo e sento dentro di me una paura che si fa sempre più forte e invadente, forse ancor più forte del dolore che sento fra le dita.
E se… E se io non potessi più continuare a scrivere?
Istantaneamente m’inghiotte il pensiero di decine di pagine virtuali riempite in questi anni, della vita che ho vissuto, delle esperienze fatte, delle gioie e dei dolori vissuti fin nel profondo della loro essenza e la voglia di buttarli fuori, di appuntarli in questo remoto angolo dell’etere, lontana dal timore di essere giudicata in bene o in male per quel che scrivo… O forse non mi è mai importato tanto di essere giudicata; in bene o in male che sia, quando scrivo lo faccio per me, solo per me stessa e poi, ma solo dopo, per chi ha piacere di leggere la persona sgangherata che sono.
Pensieri, ricordi e paure si rincorrono in un turbinio di forze distruttrici che mi scavano l’anima e riducono in poltiglia il mio stomaco. Mi assale il ricordo di una diagnosi medica di qualche anno fa – artrite - e la paura aumenta in modo indicibile. A seguire, i ricordi delle notti passate a scrivere, a correggere e a limare emozioni per renderle più comprensibili a me stessa in un futuro, quando avrò il coraggio di rileggermi, e il terrore di non poter sperare e provare a realizzare il mio sogno di scrivere su carta i miei pensieri e la mia fantasia.
Tante emozioni si mescolano in questa notte silenziosa nella quale la mia mano alzata al soffitto di questa stanza fa da protagonista, e i miei occhi che la stanno a guardare non sono altro che impotenti spettatori di questo piccolo dramma notturno.
Se non potessi più continuare a scrivere so che in fondo al cuore morirei un po’.