Marzo 2008


…Che poi mi chiedo sempre perché certi pensieri diventano più insistenti durante i periodi festivi, anche se in realtà da tempo non mi mollano mai in nessun momento della mia giornata.
Come sempre accade nei periodi di relax, prendo fra le mani un nuovo libro con la chiara intenzione di portarne a termine la lettura in breve tempo. Oggi tocca a “La verità del ghiaccio” di Dan Brown. Sfoglio pagina dopo pagina, leggo riga dopo riga e mi immergo in un altro mondo… Un mondo nuovo, non mio… Un mondo che appartiene alla mente e alla fantasia altrui. Poi mi fermo. Richiudo il libro. Non posso lasciarmi andare a letture di piacere quando mi aspetta ancora un’enorme pila di libri da studiare per preparare gli ultimi esami all’università. Decido allora di fare un po’ d’ordine fra i ricordi dei libri che ho letto in passato e quelli che vorrei leggere in futuro, un futuro non tanto lontano. Do così nuova vita al mio nuovo spazio virtuale su aNobii: libri iniziati e abbandonati, libri acquistati e non ancora letti, pochi libri letti che mi hanno lasciato ben poco, molti libri letti e che mi hanno cambiato veramente dentro. Fatto sta che in ognuno dei libri che ho letto ho trovato un modo per capire la realtà, per vederla sotto un’ottica diversa dalla mia o per sognare una realtà che non è questa. Tra un clic e l’altro per aggiungere nuovi libri sulla mia nuova pagina virtuale, il mondo parla: il mio nipotino di dieci mesi fa mille e più versetti perché ormai riesce a riconoscere la sua voce e deve piacergli molto, alla tv non si fa che parlare di elezioni e da entrambi gli schieramenti non viene spesa nemmeno una parola in merito all’integrazione e all’autonomia delle persone con disabilità. Povera illusa che sono… Io che mi faccio ottanta chilometri al giorno per andare al lavoro… Io che non ho la possibilità finanziaria di prendermi – neanche in parte - un appartamento da sola e che non ho davvero il coraggio di chiederlo ai miei. Io che passo almeno undici ore al giorno fuori casa e una volta all’interno delle mura domestiche, pur volendo aiutare i miei, riesco a fare ben poco a causa della stanchezza, anche perché in fin dei conti loro sono padroni di casa loro… La casa dove io ormai mi sento un’ospite e dove in qualche modo loro mi accolgono con piacere, dove mi accudiscono un po’ per aiutarmi e un po’ per sentirsi utili a me, ma dove io mi sento come un pesce fuori dal frigo… Che dopo tre giorni puzza.
Mi assale il dolore di non essere una donna matura e pienamente autonoma, pur potendo esserlo in qualche modo, e di non poterlo essere in futuro, probabilmente, perché il futuro che vedevo per me è oggi, non domani. Riempio questa stanza di bolle di sapone che istantaneamente si distruggono a terra, scoppiando. E’ troppo breve il momento nel quale le vedo volteggiare in aria assumendo tutti i colori dell’arcobaleno. E’ troppo breve la serenità di questo istante per potermi guarire il cuore.
E allora mi rifugio nei cieli azzurri solcati dal gabbiano Jonathan Livingstone, nelle avventure di Marcovaldo, nelle storie d’amore del Guardiano del Faro e di Un ponte sull’eternità. E sogno. Sogno quello che non sono e quello che però mi sento dentro e che vorrei aver vissuto e vivere almeno un po’. Povera scema, povera illusa che sono! Sogno un amore da vivere pienamente… che non ho, sogno amicizie salde e continuative… che non ho, sogno un po’ di serenità di vita… che non ho. Sogno, ma cosa sogno? Sogno una vita normale, una vita serena, una vita mia e non una vita fatta di briciole… Perché le briciole non mi bastano più. E sono stanca di scriverlo in questo spazio, oltre che stanca di dirlo, stanca di provare a cambiare le cose, e stanca di non riuscirci. Stanca di vedermi trattare ancora come una “figlia di un dio minore” in questo mondo che si vanta di essere moderno e aperto all’integrazione. Stanca di essere abbattuta e demotivata, e di non trovare motivazione in niente… Perché la vita per me si è fermata da troppo… Troppo tempo.
E se poi mi azzardo a dire che mi sento triste e sola, arriva uno splendido sms a dirmi che…
… mi lamento sempre…
Ok, non mi lamento più. Passo e chiudo.

… E qualcuno li chiamò “bamboccioni”…

Post scritto su carta in data 19/03/08 alle ore 23.50 e riportato pari pari, senza alcuna revisione o correzione, in data di oggi 20/03/08 sul mio blog.

Eh sì! Questa è la prima volta che, invece di aprire il mio pc portatile e digitare i miei pensieri consegnandoli istantaneamente all’etere, prendo un vecchio quaderno e una “Bic” nera e scrivo… Scrivo… E ancora scrivo.
Non so cosa pensare. Mi sento scossa. Forse stupida. O ancora: ridicola.
Io che, pur essendo una persona molto espansiva, ho sempre rispettato le distanze imposte dalle situazioni, dai luoghi, dalla società e dagli altri… Io che ho sempre rispettato gli altri, oggi ho mancato di rispetto a qualcuno: una persona della quale ho una sconfinata stima, anche se non ci possiamo considerare Amici nel vero e proprio senso della parola. Oggi ho cercato… O forse no… Per meglio dire: ho forzato un abbraccio che sentivo di dare davvero con affetto, un abbraccio che per me cerco (disperatamente?) da un po’ di tempo a questa parte e che oggi è stato ricambiato, ma forse con un pizzico di imbarazzo che non volevo ci fosse.
Il fatto è che a volte sbaglio.
Sbaglio nell’aspettarmi che le persone provino per me lo stesso affetto che provo io, con lo stesso atteggiamento e con lo stesso impeto; può non essere così e questo non significa assolutamente che l’affetto non ci sia e che non sia reale e sentito.
Il fatto è che a volte il mio voler dimostrare l’affetto diviene, mio malgrado, più forte del rispetto che ho per le persone.
Il fatto è che spesso, sempre più spesso, ho bisogno di contatto fisico con le persone per sentire che sono ancora “materia visibile e palpabile” in questo mondo nel quale mi cerco e non mi trovo da tempo. E poi penso sempre che quello che di positivo si vuole ricevere si deve prima dare con gioia, perché tutto torna… Come un boomerang!
Il fatto è che è stato un semplice e veloce segno di affetto che ha trovato lo spazio di un instante, e invece io mi trovo qui a rimuginare come se avessi fatto la cosa più ignobile di questa terra… E se ci penso capisco che non è così.
E’ solo che… Ho bisogno di sentire, di percepire materialmente l’affetto, quell’affetto che stasera cerco abbracciando gambe e braccia questo caldo e morbido cuscino di tessuto felpato.

Giorni di intensa tensione si snocciolano in una serie di azioni svolte al fine di riempirmi l’anima di cose belle e allontanare da me qualsiasi pensiero pessimista. Lunghe telefonate agli amici più diversi; telefonate che mi fanno sorridere, emozionare, commuovere, ridere, crescere. Ore di giochi e di coccole al bimbo di casa che dal mio punto di vista mostra chiaramente di essere legato a me in maniera particolare, differente rispetto a quanto sia legato agli altri familiari. Momenti di una semplice serenità culminano oggi pomeriggio in quei pochi minuti che decretano ancora una volta la possibilità di essere padrona della mia indipendenza per altri cinque anni, i prossimi cinque anni a venire, che mi vedranno ancora scorrazzare per strade e autostrade con la mia quattroruote metallizzata. Una sensazione meravigliosa di indipendenza e di piena autonomia duramente conquistata si rinnova ancora una volta in me, anche se il tarlo di un piccolo incidente avvenuto meno di un anno fa torna spesso a farsi sentire dentro al mio cuore scuotendo tutte le mie sicurezze come una breve scossa di terremoto può far tremare case e palazzi.
Eppure il mezzo di trasporto che più sento nelle mie corde è e resterà sempre e comunque il treno.
“Si informano i gentili passeggeri che il treno Eurostar Italia da Venezia per Roma è in partenza al binario 6. Stazioni intermedie: Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna Centrale, Firenze Santa Maria Novella, Roma Termini”
C’è un sapore d’antico, di voglia di casa, di abbracci che si mescola fra le persone che occupano anche il più moderno treno ad alta velocità.
Raggiungo con calma il mio posto singolo e mi sistemo nel miglior modo possibile, cercando di trovare posto per me e per i miei bagagli, ma lasciando ampio spazio di movimento a chi viaggia accanto a me. Mi accomodo nella poltrona sempre troppo scomoda per riposare, mi lascio rapire dalla vista del panorama al di fuori del finestrino e ogni volta la sensazione è diversa. Dipende dalla persona che mi aspetta dall’altro capo delle lunghe rotaie o dalla persona che ho appena lasciato alla pensilina della stazione dalla quale sono partita. E ogni volta ciascun viaggio comincia con un sussulto del cuore e un nodo alla gola che si acuisce nel momento in cui realizzo se la direzione in cui mi trovo a sedere è uguale o contraria rispetto a quella verso la quale il treno si dirige. Capita allora che la gioia di raggiungere un amico lontano si amplifichi nel momento in cui mi rendo conto che il treno viene con me, accompagnandomi nella mia stessa direzione; oppure capita che il dolore di lasciare un amico alla pensilina si faccia ancora più grave nel momento in cui realizzo che, seduta nella mia poltroncina, dò le spalle a chi sta fermo lì fra la folla al di fuori di questo treno. E se poi il treno va in direzione contraria rispetto a quella nella quale mi trovo accomodata, il dolore di partire e di tornare diventano quasi insostenibili.
C’è un sapore di sentimenti autentici, immediati, di gioia forte e sincera o di indicibile dolore, che si mescola a quel cuore di metallo che acquista immediatamente nuova vita, una vita diversa, rinnovata a ogni nuovo viaggio che mi aspetta. Ed è sempre una nuova vita da vivere, che mi trovi piena di energia o ridotta in mille pezzi per le difficoltà che incontro in ogni singolo giorno della mia esistenza.
E’ da un po’ che cambio spesso stazione e provo a salire in nuovi treni, piena di speranza, di caparbietà e di buone intenzioni per il mio futuro più immediato e anche per quello più lontano. Prima o poi spero di trovare quello giusto… Quello giusto per me e per quel poco che cerco per la mia serenità.

Oggi resto qui, rannicchiata in me stessa, e faccio cose. Faccio cose strane, che altri non capiscono, forse non approvano, ma faccio cose che appartengono a me stessa nel profondo. Oggi apprezzo di cuore, anche se non desidero per forza, i tanti auguri che ricevo. Oggi sono qui, stupidamente, a chiedermi se posso ancora considerarmi una donna senza un uomo accanto… Forse sì, forse no… Non lo so.
Oggi faccio cose strane, nelle quali però mi riconosco appieno. Non ascolto musica, la leggo, e la sento dal profondo, la percepisco nelle pieghe della pelle e del cuore.

Ci fanno compagnia certe lettere d’amore
parole che restano con noi,
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola, lo sentiremo poi,
abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia
è una mancata verità che prima o poi succederà
cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un po’
è per la voglia di piacere a chi c’è già o potrà arrivare a stare con noi,
siamo così
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro “sì”.
In fretta vanno via della giornate senza fine,
silenzi che familiarità,
e lasciano una scia le frasi da bambine
che tornano, ma chi le ascolterà…
E dalle macchine per noi
i complimenti dei playboy
ma non li sentiamo più
se c’è chi non ce li fa più
cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po’
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare
ancora con noi.
Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate,
ma potrai trovarci ancora qui
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro “sì”,
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro “sì”.

Oggi mi leggo. Leggo le mie parole, leggo di me, leggo per me, leggo parole che sento mie… e mi riconosco ancora una volta dopo un anno di vita, di gioie e di dolori. Un anno fa pensavo quel che penso ancora oggi, nonostante le esperienze… O forse grazie alle esperienze di quest’ultimo anno.

08.03.07 Essere donna (collegamento al post che scrissi giusto un anno fa… se vi va di leggere)

Stasera non sarò in una pizzeria a mangiare la pizza in mezzo a tante donne, e io – per me stessa – ne vado fiera. Ognuna di noi farà quello che si sente di fare, e sarà comunque la cosa giusta. Io ho deciso così. Penserò a tutte le donne che oggi non potranno o non vorranno festeggiare questo giorno perché sole, vittime di violenza, ammazzate a sassate, stuprate, ridotte in schiavitù, e le abbraccerò virtualmente tutte con tanto affetto. Con un abbraccio grande come la Madre Terra.

Oggi sono felice.
Felice perché a sette mesi dall’inizio della nuova mansione lavorativa il mio impegno comincia a dare i primi piccoli frutti che sanno disegnare un lieve sorriso sul mio volto.
Oggi sono triste.
Triste perché mi rendo conto che a quasi 35 anni suonati di fronte a persone nuove devo ancora fare i conti con la mia disabilità e giustificarmi per qualcosa che è capitato 35 anni e qualche mese fa, del quale io non ho colpa, del quale nessuno ha colpa, ma che è qualcosa che il Destino ha deciso per me.
Oggi sono felice.
Felice perché posso godere del sorriso, delle smorfie e delle coccole sincere del mio nipotino di nove mesi e mezzo. Felice perché ho una famiglia “astrusa” che però mi ama sul serio dal profondo. Felice perché nella mia vita ci sono delle persone, Amici vicini e lontani, reali anche oltre la virtualità del mezzo che ci fa comunicare fra noi, che mi vogliono bene per quello che sono, pregi e difetti, e che me lo dimostrano ogni giorno in tutti i modi possibili: telefonate, sms, mail e simili. Ma questa virtualità sempre più spesso non mi basta perché sempre più spesso mal sopporto questa distanza e la mancanza di abbracci da sentirmi addosso e di sorrisi da scorgere a meno di un metro dalla punta del mio naso.
Oggi sono triste.
Triste, profondamente triste, perché per lungo tempo ho provato un Amore al quale mi sono dedicata con tutta me stessa per quel che mi è stato possibile… E a quest’Amore adesso, non so come, ho detto addio per sempre rinunciando ad un Amore che probabilmente non avrebbe mai potuto essere, ma anche a un’Amicizia che forse poteva essere, ma della quale non avrei mai saputo accontentarmi… Perché quando si ama così come io credo di aver amato, secondo me non si può giungere ad accontentarsi di un’Amicizia perché la persona amata ci resti vicino, continuando a soffrire nel silenzio assordante dell’anima che è in noi… E in me. E mi piange l’anima perché i tagli netti non mi somigliano, ma sono stata capace di fare solo questo. Ancora adesso mi chiedo perché l’ho fatto, ma l’ho fatto, e indietro non si torna… Purtroppo. Tornare indietro forse significherebbe riportare a galla quel “qualcosa che non c’è” sul quale non sono più capace di sperare, ma solo di soffrire.
Oggi sono felice.
Felice perché so quello che voglio, so che lo meriterei e so che ci metto tutta l’anima per prepararmi al meglio per quando il mio futuro felice busserà timidamente alla mia porta.
Oggi sono triste.
Triste perché ho il cuore sospeso in una bolla di sapone e ho paura che questo mio cuore malmenato non avrà mai la gioia di vivere un Amore grande, immenso e totale, o magari che non saprà udir bussare alla porta, che non avrà il coraggio di lasciarsi andare quando qualcuno lo vorrà prendere per mano e ho paura che farà di tutto per allontanare quel che è meglio per lui. Per paura. Solo per una terribile paura che non riesco a controllare.
Oggi sono felice.
Felice perché se mi guardo allo specchio scorgo una persona che al di fuori potrebbe essere sicuramente migliore di quel che è, che quando è triste si trascura e spesso si dimentica di sé, ma che sa di fare il possibile ogni giorno della vita per essere una persona migliore dentro al cuore e nell’anima.
Oggi sono tristefelice perché ci sono tante persone e tante piccole cose di ogni giorno della mia vita che mi danno un piccolo motivo per sorridere, e altrettante piccole - grandi cose che mi danno anche un piccolo motivo per piangere nel silenzio del mio cuore.
Ieri. Oggi. Domani.
E’ un periodo difficile. Tremendamente difficile. Se mi guardo allo specchio so chi sono e cosa voglio, ma se sfoglio il libro della mia Vita trovo una miriade di pagine bianche, completamente candide, che non sanno darmi la risposta che cerco. Riuscirò mai a diventare grande, autonoma, e a decidere da sola della mia vita? Riuscirò mai ad essere veramente felice come desidero essere, per quel che desidero che si avveri nella mia esistenza?
Prendo il mio morbido cuscino fra le braccia e mi addormento rannicchiata in me, sul mio letto che da troppe sere è troppo ampio, troppo vuoto, troppo freddo nonostante tutti gli abbracci che percepisco attorno a me da parte di tutte quelle persone che mi vogliono bene. Non sarà una notte facile. Mi sveglierò mille volte nel cuore della notte e sentirò il peso del freddo, di questa solitudine che sempre più spesso mal sopporto, della mancanza di un abbraccio… Quell’abbraccio in carne e ossa che mi manca… Mi manca… Amichevole o Amoroso che sia, mi manca da morire.
Succede.
Succede da tante notti ormai.

 Ringrazio tutti gli amici che mi sono vicini in questo momento, e in particolare Dedry e Piratadellamor, che a quanto pare sembrano essere sopravvissuti a uno dei miei momenti peggiori di questi ultimi tempi. Ci sono poi degli amici sprovvisti di blog che devo ringraziare tanto quanto Dedry e il Pirata, ma lo farò in separata sede. Grazie di vero cuore a tutti, “tosetti”! :)

Occhi di un bel verde radioso e un sorriso delicato e sincero mi accolgono ogni mattina fra pile di scartoffie che aspettano solo di sparire dalla scrivania per essere riposte nell’armadio all’interno di un raccoglitore sul quale campeggia una sola scritta: “Evasa”.
Ogni giorno il lavoro mi assorbe fin quasi a farmi di menticare di essere me e di avere una vita che va oltre questi due metri quadrati di scrivania, ma mi basta alzare lo sguardo e incontro quegli occhi che mi ricordano che la vita è oltre questi pochi metri, che la vita va vissuta con gioia, leggerezza e passione qualsiasi sia l’ostacolo che mi si presenta davanti agli occhi o per quanto grande sia il dolore che mi attanaglia il cuore.
Bastano due parole fra un impegno lavorativo e l’altro per far sciogliere la tensione in una timida e sincera risata costretta a limitarsi ad un battito di ciglia, ma che in fondo si accoccola fra le pieghe del mio cuore accompagnandomi fino all’ora in cui si aprono i cancelli verso il quotidiano.
Ogni attimo della mia giornata quegli occhi sanno farmi assaporare la serenità di immensi prati verdi di montagna che catturano il mio sguardo, la gioia di un’aria pura e leggera che mi penetra nelle vene e di una tiepida pioggerellina primaverile che si insinua fra le pieghe del mio corpo che è ormai adulto, ma eternamente alla ricerca di ritrovare la purezza di quando ero bambina, quella tenerezza che ancora tu hai nei tuoi vent’anni di oggi, caro Jack, e che ti auguro di poter conservare per sempre davanti agli ostacoli della vita.
A te, amico Jack, auguro di cuore un buon compleanno. E per tutti i discorsi che abbiamo fatto in questi mesi a te dedico la frase di una nuova canzone il cui video è presente all’interno del mio spazio YouTube.

“Sono solo anch’io
come vivi tu
cerco come te

L’Amore”
                                                                      (Sonohra, “L’Amore”)

Buon compleanno amico mio! Buon compleanno Jack!