Post scritto su carta in data 19/03/08 alle ore 23.50 e riportato pari pari, senza alcuna revisione o correzione, in data di oggi 20/03/08 sul mio blog.

Eh sì! Questa è la prima volta che, invece di aprire il mio pc portatile e digitare i miei pensieri consegnandoli istantaneamente all’etere, prendo un vecchio quaderno e una “Bic” nera e scrivo… Scrivo… E ancora scrivo.
Non so cosa pensare. Mi sento scossa. Forse stupida. O ancora: ridicola.
Io che, pur essendo una persona molto espansiva, ho sempre rispettato le distanze imposte dalle situazioni, dai luoghi, dalla società e dagli altri… Io che ho sempre rispettato gli altri, oggi ho mancato di rispetto a qualcuno: una persona della quale ho una sconfinata stima, anche se non ci possiamo considerare Amici nel vero e proprio senso della parola. Oggi ho cercato… O forse no… Per meglio dire: ho forzato un abbraccio che sentivo di dare davvero con affetto, un abbraccio che per me cerco (disperatamente?) da un po’ di tempo a questa parte e che oggi è stato ricambiato, ma forse con un pizzico di imbarazzo che non volevo ci fosse.
Il fatto è che a volte sbaglio.
Sbaglio nell’aspettarmi che le persone provino per me lo stesso affetto che provo io, con lo stesso atteggiamento e con lo stesso impeto; può non essere così e questo non significa assolutamente che l’affetto non ci sia e che non sia reale e sentito.
Il fatto è che a volte il mio voler dimostrare l’affetto diviene, mio malgrado, più forte del rispetto che ho per le persone.
Il fatto è che spesso, sempre più spesso, ho bisogno di contatto fisico con le persone per sentire che sono ancora “materia visibile e palpabile” in questo mondo nel quale mi cerco e non mi trovo da tempo. E poi penso sempre che quello che di positivo si vuole ricevere si deve prima dare con gioia, perché tutto torna… Come un boomerang!
Il fatto è che è stato un semplice e veloce segno di affetto che ha trovato lo spazio di un instante, e invece io mi trovo qui a rimuginare come se avessi fatto la cosa più ignobile di questa terra… E se ci penso capisco che non è così.
E’ solo che… Ho bisogno di sentire, di percepire materialmente l’affetto, quell’affetto che stasera cerco abbracciando gambe e braccia questo caldo e morbido cuscino di tessuto felpato.