…Che poi mi chiedo sempre perché certi pensieri diventano più insistenti durante i periodi festivi, anche se in realtà da tempo non mi mollano mai in nessun momento della mia giornata.
Come sempre accade nei periodi di relax, prendo fra le mani un nuovo libro con la chiara intenzione di portarne a termine la lettura in breve tempo. Oggi tocca a “La verità del ghiaccio” di Dan Brown. Sfoglio pagina dopo pagina, leggo riga dopo riga e mi immergo in un altro mondo… Un mondo nuovo, non mio… Un mondo che appartiene alla mente e alla fantasia altrui. Poi mi fermo. Richiudo il libro. Non posso lasciarmi andare a letture di piacere quando mi aspetta ancora un’enorme pila di libri da studiare per preparare gli ultimi esami all’università. Decido allora di fare un po’ d’ordine fra i ricordi dei libri che ho letto in passato e quelli che vorrei leggere in futuro, un futuro non tanto lontano. Do così nuova vita al mio nuovo spazio virtuale su aNobii: libri iniziati e abbandonati, libri acquistati e non ancora letti, pochi libri letti che mi hanno lasciato ben poco, molti libri letti e che mi hanno cambiato veramente dentro. Fatto sta che in ognuno dei libri che ho letto ho trovato un modo per capire la realtà, per vederla sotto un’ottica diversa dalla mia o per sognare una realtà che non è questa. Tra un clic e l’altro per aggiungere nuovi libri sulla mia nuova pagina virtuale, il mondo parla: il mio nipotino di dieci mesi fa mille e più versetti perché ormai riesce a riconoscere la sua voce e deve piacergli molto, alla tv non si fa che parlare di elezioni e da entrambi gli schieramenti non viene spesa nemmeno una parola in merito all’integrazione e all’autonomia delle persone con disabilità. Povera illusa che sono… Io che mi faccio ottanta chilometri al giorno per andare al lavoro… Io che non ho la possibilità finanziaria di prendermi – neanche in parte - un appartamento da sola e che non ho davvero il coraggio di chiederlo ai miei. Io che passo almeno undici ore al giorno fuori casa e una volta all’interno delle mura domestiche, pur volendo aiutare i miei, riesco a fare ben poco a causa della stanchezza, anche perché in fin dei conti loro sono padroni di casa loro… La casa dove io ormai mi sento un’ospite e dove in qualche modo loro mi accolgono con piacere, dove mi accudiscono un po’ per aiutarmi e un po’ per sentirsi utili a me, ma dove io mi sento come un pesce fuori dal frigo… Che dopo tre giorni puzza.
Mi assale il dolore di non essere una donna matura e pienamente autonoma, pur potendo esserlo in qualche modo, e di non poterlo essere in futuro, probabilmente, perché il futuro che vedevo per me è oggi, non domani. Riempio questa stanza di bolle di sapone che istantaneamente si distruggono a terra, scoppiando. E’ troppo breve il momento nel quale le vedo volteggiare in aria assumendo tutti i colori dell’arcobaleno. E’ troppo breve la serenità di questo istante per potermi guarire il cuore.
E allora mi rifugio nei cieli azzurri solcati dal gabbiano Jonathan Livingstone, nelle avventure di Marcovaldo, nelle storie d’amore del Guardiano del Faro e di Un ponte sull’eternità. E sogno. Sogno quello che non sono e quello che però mi sento dentro e che vorrei aver vissuto e vivere almeno un po’. Povera scema, povera illusa che sono! Sogno un amore da vivere pienamente… che non ho, sogno amicizie salde e continuative… che non ho, sogno un po’ di serenità di vita… che non ho. Sogno, ma cosa sogno? Sogno una vita normale, una vita serena, una vita mia e non una vita fatta di briciole… Perché le briciole non mi bastano più. E sono stanca di scriverlo in questo spazio, oltre che stanca di dirlo, stanca di provare a cambiare le cose, e stanca di non riuscirci. Stanca di vedermi trattare ancora come una “figlia di un dio minore” in questo mondo che si vanta di essere moderno e aperto all’integrazione. Stanca di essere abbattuta e demotivata, e di non trovare motivazione in niente… Perché la vita per me si è fermata da troppo… Troppo tempo.
E se poi mi azzardo a dire che mi sento triste e sola, arriva uno splendido sms a dirmi che…
… mi lamento sempre…
Ok, non mi lamento più. Passo e chiudo.

… E qualcuno li chiamò “bamboccioni”…