E’ in sere come questa, mentre in tv abbondano immagini del Castello di Miramare di Trieste, che rimango qui, silenziosa, a farmi milioni di domande.
Un abbraccio, un bacio, un amore finito in un atmosfera da favola lasciano il passo a nuove amicizie vere e sincere, nuovi amori univoci e illusori, nuove persone accolte con gioia nella mia vita. Ed ogni volta tutto viene vissuto con spontaneità, con trasporto e con verità, con impegno e con fiducia nel futuro. Fino al guado. Fino al momento in cui dentro di me sento che il livello del rapporto che vivo si fa troppo coinvolgente per me e probabilmente in maniera più amplificata o diversa rispetto all’altra persona.
In passato è capitato tante volte che mi buttassi anima e corpo in un rapporto restando poi, a distanza di mesi o di anni, con mille cocci di me da incollare e mille ingranaggi della mia mente da far nuovamente funzionare. Sola. Sempre e soltanto da sola.
Ho paura. Ho paura di ritrovarmi in una bella stanza da sola, spogliata di me, delle mie passioni, delle mie incertezze, delle mie paure, del trasporto della mia anima. Allora prima che questo possa accadere, scappo… Scappo a gambe levate. Mi rinchiudo in me, nella mia gabbia di cristallo, mi rannicchio nelle mie ginocchia e mi nego a qualsiasi stimolo o agente esterno. Non ci sono, non ci sto, non voglio, non posso. Finisco così per essere nuovamente ciò che sono già: sola. Ma in un modo che vivo in prima persona, che provoco attivamente invece che subire passivamente. E mi illudo che faccia meno male così, ma lo fa… Lo fa sempre. Fa male tanto a me quanto alle persone che mi stanno intorno e mi vogliono bene, e non mi sorprende pensare che prima o poi ognuna di queste persone mi abbandoni. Assurdo… La paura dell’abbandono è quello che alla fin fine lo crea. Non so davvero da dove provenga, ma so che è ben radicata in me. Dicono che tutto quello che siamo da adulti siano retaggi di quello che abbiamo vissuto nell’infanzia, ma una cosa è certa: la mia infanzia è stata felice. Molto felice.

Fiducia. In una parola tutto quello che serve. Fiducia in me, in quello che sono, nelle mie scelte e nelle mie possibilità; e fiducia negli altri, nelle persone che mi stanno intorno e mi vogliono bene sul serio… Perché so bene che me ne vogliono, e tanto.

“Valeria! Sei sul burrone, ma buttati, rischia! Ci sono io a prenderti!”
“Io? No… No… No… Ho paura! E se poi te ne scappi via e mi abbandoni qui da sola?”

[Cercate immagini del Castello di Miramare? Guardate sul mio spazio Flickr, colonna qui a destra, sezione "Yaila in rete"...  Sono mie foto, fatte da me.]