9… 8… 7… 6…
Continua il conto alla rovescia verso le tanto agognate ferie. Tutto sembra dipingersi di un leggero azzurro solo all’idea che fra più o meno una settimana sarò padrona di gestire in piena autonomia i miei momenti di riposo, svago, studio; non mi demoralizza nemmeno l’idea di affrontare la lunga coda di vacanzieri ed autotrasportatori che mi aspetta fra il casello dell’autostrada e i 12 chilometri di tangenziale che ogni giorno percorro per rientrare a casa.
Disconnetti computer… Badge… Auto… Cancello aziendale. Via, si parte! E dopo 16 - 17 km del solito viaggio fra le solite auto e le persone che riconosco essere più o meno le stesse, appare la luminosa scritta che ormai scorgo con terrore, ma anche rassegnazione: “ATTENZIONE! CODA - ATTENTION! QUEUE”. Prima corsia, per stare più tranquilla e più a disposizione delle uscite laterali della tangenziale. Accelera… Frena… Accelera… Frena… Accelera… Frena… Stop! Ci si ferma tutti insieme, compagni di sventura di questa normalissima avventura del ponte agostano 2008. Fermi ogni volta per almeno dieci minuti con l’auto in moto perché ogni secondo potrebbe essere quello giusto per ripartire. Solo che… Solo che alla ripartenza sul cruscotto della mia auto si accende prima la spia del cambio, poi quella della batteria, e poi tutte le altre: se non sapessi di essere alla fine di una giornata di lavoro, stanca morta, in una nota tangenziale italiana, penserei di essere stata catapultata col teletrasporto in una famosa notte di bagordi a Las Vegas! Gira la chiave… Nulla… Gira la chiave… Ancora nulla… Rigira… Niente - niente - niente!!! I tir dietro di me iniziano a suonare innervositi, pur vedendo chiaramente le mie 4 frecce di emergenza, ed io comincio ad agitarmi.
Driiiinnnn!!!
Chiamo a casa. Non c’è nessuno se non mia madre che di certo non può venire ad aiutarmi.
Pochi secondi… Sta sopraggiungendo una piccola bolla di panico che mi sale dallo stomaco, arriva al cuore e giunge al mio cervello. Devo fare in fretta…. Devo fare qualcosa. Subito.
Decido.
Compongo sulla tastiera il solo numero che mi viene in mente: 113.
Il resto avviene lentamente, come i tanti flash di una macchina fotografica che una volta sviluppati si possono mettere uno accanto all’altro: un camionista e il conducente di un camioncino che si fermano dietro di me facendomi da scudo, mi fanno mettere in folle e mi spingono l’auto fino alla piazzola accanto a me (non posso dire cosa ho pensato quando mi sono resa conto che quella piazzola fosse proprio lì, accanto a me e alla mia auto!), il tempo di ringraziarli e salutarli che non c’è, l’arrivo dell’addetto alla viabilità autostradale che mi porta una bottiglietta d’acqua che ormai è calda, ma che a me sembra solo una gran manna dal cielo, l’arrivo del carro-attrezzi.
Il resto è quotidianità. Quotidianità conosciuta, ma che mi è difficile accettare in questo momento, nonostante si tratti solo di un auto. Dopo una prima volta a luglio 2007 prima delle ferie, una seconda a dicembre 2007 prima di Natale, per la terza volta in un anno la mia auto ha subito la rottura dello stesso identico pezzo di motore. Non c’è due senza tre, come si suol dire, ma credo che adesso sia realmente urgente correre ai ripari.
Così ho iniziato a scartabellare giornali e siti internet in cerca dell’auto, la mia auto! Quella che sceglierò di testa mia e pagherò di tasca mia. Quella che riterrò essere la più giusta per me. E qual è la più giusta? Cambio automatico (assolutamente necessario), 1300 - 1400, monovolume, piccolina ma non troppo “scatoletta di sardine”, adatta ai lunghi percorsi autostradali, ma anche ai terreni sconnessi della mia adorata campagna veneta, la tanto desiderata aria condizionata che ora non ho, la tanto desiderata radio che ora non ho, i tanto desiderati sensori di parcheggio che ora non ho e il tanto desiderato blutooth che ora non ho, e se possibile il vetro opaco sul cruscotto! Qualche piccola idea già ce l’ho, ma se vi va, miei cari amici e lettori, accetto consigli ed opinioni. Tenete presente che qui su wordpress non si possono inserire foto nei commenti, quindi se davvero vi va di aiutarmi, e ve ne sarei davvero grata, accolgo volentieri commenti lunghi-lunghi, ricchi però di suggerimenti, spiegazioni, descrizioni. E per il momento, per l’ultima settimana di lavoro prima delle ferie mi accontento a malincuore di essere una lavoratrice appiedata, scarrozzata avanti e indietro da un fratello al quale prima o poi farò un monumento.
Buone vacanze a tutti, miei cari amici, che siano vacanze di vero relax e svago, alla facciaccia mia che combatto ogni minuto col mal di schiena che mi è venuto in quelle tre orette sotto il sole, in auto, bloccata nel traffico, e che mi ha costretta a rimanere a letto per un intero giorno, ferma immobile come una mummia per non rischiare di alzarmi e cadere istantaneamente a terra come una pera cotta.