Guido piano

Guido piano, le spalle rivolte all’immensa palla rosso fuoco che illumina la mia strada. Guido piano, le mani a stringere forte il volante di un’auto con la quale ho imparato a macinare chilometri su chilometri. Guido piano, solitudine in mezzo tante solitudini di persone che in questo venerdì sera si avviano verso casa. Guido piano nel silenzio di quest’abitacolo. Solitudine e silenzio. Solitudine che non è solitudine. Silenzio che non è silenzio.
…Perché c’è un pupazzetto seduto qui accanto a ricordarmi che che qualcuno è sempre con me, in ogni mio sguardo, in ogni mio sorriso, in ogni mio gesto, in ogni mia emozione, in ogni mia lacrima, in ogni mia risata. C’è, ed è qui accanto a me, anche se posso solo assaporare il ricordo del suo sguardo e dell’emozione di un suo abbraccio. Questa momentanea assenza diventa presenza costante in ogni attimo delle mie lunghe giornate piene di impegni da onorare, di posti in cui andare, di cose da costuire, di progetti nei quali credere e per i quali lottare. Ed è così che questo silenzio si riempie di parole dette sottovoce, di promesse silenziose, di speranze che urlano forte dentro al cuore, di paure e di timori che tolgono il fiato, di progetti per i quali continuare a lottare con costanza e determinazione.
Guido piano e in questo lungo viaggio mi accompagna la presenza di noi, il suono delle nostre voci e il sapore delle nostre mille e più  promesse che si incrociano l’una all’altra. Guido piano senza chiedermi cosa sarà domani, ma sapendo cos’è oggi: io e la mia cena a metà, io e il mio cuscino da stringere forte, io e questo letto freddo; con tante speranze da coltivare, tanti sogni per i quali lottare fino allo sfinimento e l’immagine di noi sempre presente nel mio cuore, nella mia mente, nelle mie parole e nei miei gesti di ogni giorno.

Matita fragile

“Sono una piccola matita nelle mani di Dio.
Io sono come una piccola matita nelle Sue mani, nient’altro.
E’ Lui che pensa. E’ Lui che scrive.
La matita non ha nulla a che fare con tutto questo.
La matita deve solo poter essere usata.”

(Madre Teresa di Calcutta)

… Solo che a volte vorremmo essere noi a guidare quella matita.
Solo che a volte la vita può sembrare così povera di cose belle e invece così irta di difficoltà, e forse per questo così poco degna e dignitosa, da volerla cancellare con una gomma terribilmente abrasiva. Per cancellare il dolore e la sofferenza. Da noi, dall’infinita sofferenza che proviamo, dalle persone che amiamo e che vediamo soffrire.
Ho imparato che la vita va vissuta fino in fondo, affrontata, combattuta, sofferta e amata. Ho imparato che la vita va sempre e comunque rispettata. Dove sta la fragilità umana se non nel voler intervenire su ciò che è nelle mani di Dio? Il fatto è, secondo me, che fa paura soffrire senza poter far nulla per se stessi, così come fa paura veder soffrire le persone che ci sono vicine e che amiamo senza poterle aiutare e sostenere, ma soltando affidandosi alle mani di Dio.
Dove sta la mia fragilità? Nella paura di soffrire ancora… Ancora di più… E nell’interrogarmi sul fatto se riuscirei o meno a sopportarlo o a farlo pesare alle persone che amo. Non ho assolutamente le idee chiare e per forza di cose mi interrogo spesso rispetto a tutto ciò in questi giorni. Cosa so? L’unica cosa che so è che sono una matita; una matita nelle mani di Dio, ma… Una matita fragile, terribilmente fragile.

In ricordo di Eluana, Terry, Welby