Dal mio punto di vista l’uomo si differenzia da qualsiasi tipo di essere vivente in primis per il dono della parola, ed è bellissimo quando un cucciolo d’uomo pronuncia la sua prima parola “Mam-ma!”, così come se volesse dirci “Ci sono anch’io! Anch’io esisto!”. Crescendo, poi, le parole assumono nuovi significati e nuove sfumature. Una parola o una frase scritta, che materialmente hanno uno o pochi altri significati, a voce possono assumere una quantità infinita di sfumature date dalla situazione, dallo stato d’animo, dal tono di voce, da quel che si vuole esprimere rispetto a quello che si pensa. Ed ecco che allora si scopre che le parole diventano messaggeri d’amore, di speranza, d’amicizia, di stima, di comprensione, di condivisione di stati d’animo. Ancor più spesso e ancor di più le parole finiscono per ferire, annientare, umiliare, denigrare, offendere o deridere, solo che spesso e volentieri le parole dette a tal fine non vengono mai recepite allo stesso modo dalla persona alla quale sono dirette. Forse questo dipende dallo stato d’animo o forse dal carattere e dalla sensibilità delle persone, ma a mio avviso ci sono parole pronunciate (o sarebbe meglio dire urlate?) sull’onda della foga del momento del cui significato non ci rendiamo mai ben conto, e soprattutto non siamo mai abbastanza consapevoli che le nostre parole possono essere recepite e, per così dire, digerite in modo diverso da chi ci ascolta, a seconda della persona alla quale sono dirette, del suo stato d’animo, della sua sensibilità, del suo vissuto personale.
Checché se ne dica, secondo me nella loro accezione negativa le parole feriscono molto più di tanti fatti – anche se non dubito assolutamente che anche i fatti feriscano infinitamente – ma posso anche affermare che, secondo la mia piccola esperienza di vita, vi sono fatti che contano più delle parole dette nella loro accezione più positiva, e nonostante questo una parola positiva detta davvero col cuore porta con sé tutta una serie di emozioni e di sensazioni davvero impagabili e irripetibili.
Mi trovi completamente d’accordo con questo tuo modo di sentire, non ho altro da aggiungere se non che a volte si fa scena muta… io sono uno di questi, ma da un po’ di tempo a questa parte lo scrivere mi aiuta ad esprimere i miei stati d’animo, quindi anche amore e gratitudine.
Anche a me capita di fare scena muta a volte, soprattutto quando le parole verrebbero fuori nella loro accezione negativa e ho paura di dire cose di cui poi potrei pentirmi. Altre volte, nella loro accezione positiva, accade per timidezza. Scrivere aiuta molto anche me, mi aiuta ad essere più concentrata sulle mie emozioni e sensazioni e su quello che realmente voglio dire; in effetti mi “preoccupano” i lunghi periodi di silenzio in cui non scrivo né sul blog né mail o lettere inviate alle persone alle quali vorrei dire delle cose. E’ come se mi sentissi svuotata di tutto per lungo tempo. Chissà se anche queste persone si preoccupano tanto quanto mi sento in pena io stessa!
Davvero d’accordo su tutto!!! Meravigliose le prime parole di bambino!!!
Ora se devo esprimere qualcosa con le parole…di gioia o d’ira che siano…il mio motto (che cerco di insegnare alle mie figlie) è: “prima di parlare conta fino a 10…il cervello deve essere bene acceso”.
Perchè le parole non vengono dimenticate ed a volte sono più forti di un’azione!!!
Grazie Sara
condivido il post..poi, parole e pensieri nascono dal nostro più profondo io, ed una delle nostre più belle sfide è imparare ad esprimerci sempre meglio. E’ un’arte, e se impariamo ad usarla bene, rende tutti più ricchi e luminosi..buona settimana!
Claudio
D’accordo con te Valeria..eh…non c’e’ che dire piu’ il tempo passa piu’ diventi saggia.
@Sara: Cara Sara, quello di contare fino a 10 prima di parlare è un insegnamento che ho ricevuto anch’io nella mia infanzia e che, nel mio piccolo, cerco di insegnare perlomeno al mio nipotino di 4 anni; ma mi accorgo che purtroppo noi adulti spesso contravveniamo a questa “regola di vita” e ci facciamo prendere dall’impeto emotivo del momento. A volte non si ha nemmeno il tempo di riflettere perché l’interlocutore attende una reazione ed è lì che si rischia di far danni, ma quando posso mentalmente mi ripeto sempre questo: “Valeria! Metti in moto il cervello prima di parlare!” A volte, se vogliamo davvero considerare tutto il vissuto, il cartattere e lo stato emotivo del nostro interlocutore, non è sempre facile!
Grazie a te per essere passata. Mi fa piacere se ti fermi qui qualche volta, posto che ultimamente non ho avuto molta ispirazione per scrivere, e mi dispiace di questo.
@Claudio: Sono d’accordissimo. Per me, però, credo sia più facile farlo per iscritto perché vis à vis mi faccio prendere spesso e volentieri dall’emotività e non è un bene, né quando devo dire cose negative né quando devo dire cose positive, semplicemente perché nel primo caso potrei sbottare in modi enfatici che non mi appartengono e nel secondo caso potrei trovarmi in grave imbarazzo. In fondo chi mi conosce bene sa che quando devo dire vis à vis una cosa che davvero sento nel profondo o divento rossa o abbasso lo sguardo per pudore… Pur non essendo timida.
@Andrea: Sono contenta che tu condivida le mie parole, ma io non mi sento così saggia. Sto forse invecchiando senza rendermene conto. [Ehmmm... Mi sa che il problema è invece che so benissimo che sto invecchiando, ma non riesco ad ammetterlo a me stessa, e forse ad accettarlo. Tu che dici?]
ciaoooooooooooooooooo ;) come va???
baci e a presto
Cara Valeria, hai detto una verità assoluta e cioè che le parole hanno un grande potere, il problema nasce nel saperle interpretare bene!
Le parole come mezzo di comunicazione ma anche come mezzo per esprimere i nostri sentimenti sia negativi che positivi.
Vale molto di più una parola di conforto quando ci troviamo in difficoltà rispetto a qualsiasi altra cosa!
bacio..ci sei???