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	<title>Yaila</title>
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	<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 10:25:16 +0000</pubDate>
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		<title>In sordina</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 18:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[C&#8217;è silenzio intorno. Intorno e dentro me. Il battito del mio cuore disegna una linea piatta, la mia testa si sente intontita e si rifiuta di articolare anche il più piccolo e spontaneo pensiero.
Avrei voglia di tutto – ridere, scherzare, sorridere, sperare – eppure non ho voglia più di niente. Solo di stare chiusa qui, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">C&#8217;è silenzio intorno. Intorno e dentro me. Il battito del mio cuore disegna una linea piatta, la mia testa si sente intontita e si rifiuta di articolare anche il più piccolo e spontaneo pensiero.<br />
Avrei voglia di tutto – ridere, scherzare, sorridere, sperare – eppure non ho voglia più di niente. Solo di stare chiusa qui, immersa in un cielo nero circondato da pareti nere, in assoluto silenzio, ma un silenzio di quelli che non mi fa percepire nemmeno quel che ancora percepisco del battito del mio cuore.<br />
E&#8217; che volevo dimenticarmi di ieri. Volevo far passare questo giorno come se niente fosse. Volevo che tutti se ne dimenticassero, per dimenticare che il tempo passsa e più passa più sono ferma e non cammino verso un fantomatico domani. Volevo&#8230; Volevo&#8230; Ma in fondo non volevo. Perché io a queste cose un po&#8217; ci tengo, anche se affermo sempre il contrario. Affermo il contrario e faccio la dura con la speranza di soffrire meno, ma non è così. Soffro. Soffro e pago. Pago il prezzo di scelte sbagliate, fatte sull&#8217;onda dell&#8217;impulsività con la sola idea di essere più forte rispetto a cose più grandi di me che non riesco, non posso combattere e vincere, e rispetto alle quali sento di non poter coinvolgere nessuno al di fuori di me. Cose di cui parlo più o meno distrattamente, e comunque delle quali continuo a conservare la più pesante essenza dentro me, nelle radici della mia anima&#8230; Perché nessuno ha il mio corpo, nessuno ha il mio passato, nessuno ha il mio presente e nessuno ha il futuro che aspetta me&#8230; Nessuno, per fortuna.<br />
Mi pare di sentire nelle orecchie la fatidica frase che si dice in questi casi: “C&#8217;è chi sta peggio!”. Sì, sicuramente c&#8217;è, ma questa non è vita. Non lo è questo automatico ripetersi delle azioni quotidiane, non lo è questa mancanza di un barlume di futuro sereno, non lo è dover lottare ancora ogni singolo giorno per far capire a chi è al di fuori di me che in me non c&#8217;è solo un corpo sfatto, ma anche una persona che desidera vivere, amare, sorridere, parlare, ascoltare ed essere ascoltata.<br />
Arriva sera. Mi guardo allo specchio. La vista annebbiata mi restituisce l&#8217;immagine di una larva della persona che sono: un vaso rotto, un meccanismo inceppato, un novello gobbo di Notre Dame del terzo millennio. Chiudo gli occhi cercando di trovare un po&#8217; di pace per il mio cuore, ma dopo qualche secondo squilla il telefono. E&#8217; sera inoltrata ormai&#8230; Chi sarà? Una voce&#8230; Quella voce. Quella di chi ammette non riuscire a guardarmi negli occhi, di non riuscire a parlarmi. Quella che non dice mai se si vergogna di me per ciò che sono o di se stessa per aver dato forma a un corpo come il mio. Ed è dura. Lo è, me ne rendo conto. E&#8217; dura dire certe cose, ma è molto più dura sentirle. Più scorrono le parole, più davanti a me si dipinge una voragine di cui non riesco a vedere il fondo, e più frana la terra più resto sola sopra questa zolla di terra che rischia di cadere da un momento all&#8217;altro. Le mie orecchie non sentono più nulla se non una continua litania che si annoda qui, dentro e intorno alla mia debole anima.<br />
Non volevo niente ieri. Volevo solo un abbraccio frettoloso e un altrettanto frettoloso augurio di buon compleanno. Mi bastava solo questo. Me lo sarei fatto bastare.</p>
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		<title>Blues del cuore</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 18:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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&#8220;Reiko mi guardò per qualche istante, mentre le rughe agli angoli degli occhi si facevano più profonde. - Certo che tu hai proprio un modo curioso di parlare, - disse. - Non è che cerchi di imitare il ragazzo di quel libro, Il giovane Holden?
- No! Che idea! - dissi ridendo.
Anche Reiko, con la sigaretta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p align="justify">&#8220;Reiko mi guardò per qualche istante, mentre le rughe agli angoli degli occhi si facevano più profonde. - Certo che tu hai proprio un modo curioso di parlare, - disse. - Non è che cerchi di imitare il ragazzo di quel libro, Il giovane Holden?<br />
- No! Che idea! - dissi ridendo.<br />
Anche Reiko, con la sigaretta tra le labbra, si mise a ridere.<br />
- Però tu sei un ragazzo pulito. Mi basta guardare una persona per capirlo. Qui in sette anni di gente ne ho vista andare e venire tanta, perciò ormai sono un&#8217;esperta. La differenza fra le persone che sanno aprire il loro cuore, e quelle che non sanno. Tu sai aprirlo. Ma solo quando dici tu, beninteso.<br />
- <em>E se uno lo apre cosa accade?<br />
</em>Sempre senza posare la sigaretta Reiko appoggiò le mani sul tavolo e con aria divertita disse: - <em>Si guarisce</em> -. La cenere cadde sul tavolo ma lei non ci fece caso.&#8221;<br />
(<a title="Collegamento al sito italiano su Haruki Murakami" href="http://www.zaghi.it/murakami/iframe.htm" target="_blank">Haruki Murakami, Norwegian Wood - Tokio Blues</a>)</p>
</div>
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		<title>Il piacere della lettura</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 17:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Tralasciando il ricordo del forte temporale dell&#8217;alba di stamane, si può proprio dire che l&#8217;estate è arrivata. Con l&#8217;estate sembra essere tornata violentemente, oltre a un caldo torrido, anche la voglia di passare i pomeriggi del fine settimana a leggere in giardino, stesa su un immenso telo mare coi colori del tramonto e al riparo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">Tralasciando il ricordo del forte temporale dell&#8217;alba di stamane, si può proprio dire che l&#8217;estate è arrivata. Con l&#8217;estate sembra essere tornata violentemente, oltre a un caldo torrido, anche la voglia di passare i pomeriggi del fine settimana a leggere in giardino, stesa su un immenso telo mare coi colori del tramonto e al riparo dagli sguardi dei passanti grazie a nuvole di oleandri e di magnolie in fiore.<br />
Sorrido di piacere quando la sera, dopo una lunga e impegnativa giornata di lavoro, trovo vicino al telefono la <em>mia</em> posta: la seconda delle tre spedizioni dei 12 volumi di <a href="http://marketing.repubblica.it/saperscrivere/" target="_blank">Saper Scrivere – Corso di scrittura</a>; un pacchettino ben confezionato con all&#8217;interno il libretto di racconti <a href="http://www.edilet.it/pubblicazioni.asp?action=readone&amp;idpubblicazione=9" target="_blank">L&#8217;Estate Romana (AA. VV.)</a>, speditomi direttamente dall&#8217;amico blogger <a href="http://www.giuseppegatto.com/" target="_blank">Giuseppe</a> che è anche autore di uno di questi racconti; infine due volumi da me ordinati tramite internet, <a href="http://www.raccontioltre.it/76/raymond-carver-il-mestiere-di-scrivere/" target="_blank">Il mestiere di scrivere di Raymond Carver</a> e <a href="http://www.lankelot.eu/index.php/2006/11/19/haruki-murakami-tokyo-blues-norwegian-wood/" target="_blank">Norwegian Wood di Haruki Murakami</a>.<br />
Saggio con le mani la consistenza di quel pacchetto che pochi attimi dopo diventa la scoperta e lo sfoglio di un tesoro nascosto, inimmaginabile e unico al mio sguardo. Catturo sulle alette del volume la biografia dell&#8217;autore e la trama dell&#8217;opera, e poi sfoglio pagina dopo pagina quel piccolo miracolo della fantasia. Il mio sguardo cade su frammenti di frasi lasciate qua e là che solo in futuro, dopo una lettura sistematica e attenta, otterranno il loro senso proprio. Sfoglio distrattamente pagina dopo pagina per lasciarmi avvolgere dal profumo d&#8217;antico e di passione di lettere d&#8217;inchiostro sapientemente intrecciate dalla penna dello scrittore. Mi lascio invadere dalle storie del protagonista e dalle esperienze dell&#8217;antagonista, cesellando dentro al mio pensiero un mondo finemente tratteggiato di particolari che danno vita a un perfetto microcosmo. E ripenso&#8230; Ripenso alle esperienze che ho vissuto e che ritrovo nelle pagine che sfoglio. E sogno&#8230; Sogno di essere altrove e altro-da-me, immaginando una vita diversa, la vita che vorrei.<br />
Lungi da me il desiderio di prendere in mano la penna e di dar vita al mio personale microcosmo fantastico. Nulla di ciò che provo ad abbozzare mi sembra degno di assumere vita propria, allora strappo fogli su fogli di quaderno che cadono inevitabilmente ai miei piedi.<br />
Passano le ore e il giardino si pennella dei colori del tramonto. Tutt&#8217;intorno, i rumori del quotidiano si fanno più deboli. Si accendono le luci delle case, le luci dei lampioni e raramente i fari delle automobili illuminano la strada a giorno.<br />
Col libro sottobraccio, io e il mio fardello di sogni ci ritiriamo fra le nostre quattro mura: un bianco ghiaccio tutt&#8217;intorno che a volte, mio malgrado, riesce inevitabilmente a cancellare la voglia di lottare, di sperare e di sognare.<br />
L&#8217;estate è arrivata ed io sfoglio riviste e siti internet in cerca di quel piccolo miracolo della fantasia che sappia restituirmi un sogno: il mio sogno&#8230; E un sorriso: il mio sorriso. Di miracoli ne ho trovati tanti, ma in realtà sto ancora cercando.</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">P. S. Ho fatto anche una pazzia oggi&#8230; Visto quanto mi piace leggere sotto il solleone ho creato un gruppo su aNobii chiamato &#8220;Libri sotto il solleone&#8221; nel quale segnalare romanzi per sognare, libri per pensare, libricini per ridere stando stesi sulla sdraio sotto le estive carezze di un sole cocente. Volete partecipare? Siete i benvenuti! Cliccate <a href="http://www.anobii.com/groups/010c967b13275c5d03/" target="_blank">qui</a> e segnalate, segnalate, segnalate!!</p>
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		<title>Incubi notturni</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 21:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
&#60;&#60; Studio medico. Bianco. Candido. Asettico.
Un&#8217;immensa scrivania. Un medico in camice bianco candido seduto su una poltrona da un lato della scrivania, io seduta compostamente su una seggiola dall&#8217;altro lato.
&#8220;Signorina&#8230; Mi sono giunti proprio oggi i risultati degli esami a cui l&#8217;ho sottoposta due settimane fa&#8230;&#8221;
&#8220; &#8230; &#8220;
(espressione triste e pensierosa di lui, espressione smarrita di lei)
&#8220;Dottore&#8230; Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p style="text-align:justify;">&lt;&lt; Studio medico. Bianco. Candido. Asettico.<br />
Un&#8217;immensa scrivania. Un medico in camice bianco candido seduto su una poltrona da un lato della scrivania, io seduta compostamente su una seggiola dall&#8217;altro lato.<br />
&#8220;Signorina&#8230; Mi sono giunti proprio oggi i risultati degli esami a cui l&#8217;ho sottoposta due settimane fa&#8230;&#8221;<br />
&#8220; &#8230; &#8220;<br />
(espressione triste e pensierosa di lui, espressione smarrita di lei)<br />
&#8220;Dottore&#8230; Mi dica qualcosa di più&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Signorina&#8230; Sono spiacente di comunicarle che le restano soltanto tre mesi di vita&#8230;&#8221; &gt;&gt;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Il brutto è quando l&#8217;incubo si ripete più di una volta per notte.</p>
</div>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/yaila.wordpress.com/177/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/yaila.wordpress.com/177/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/yaila.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/yaila.wordpress.com/177/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/yaila.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/yaila.wordpress.com/177/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/yaila.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/yaila.wordpress.com/177/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/yaila.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/yaila.wordpress.com/177/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/yaila.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/yaila.wordpress.com/177/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=yaila.wordpress.com&blog=1813972&post=177&subd=yaila&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Come To You</title>
		<link>http://yaila.wordpress.com/2008/05/31/com2you/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2008 22:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Venerdì. Finisce la settimana di lavoro con una giornata che incede lenta verso il volgere di una sera che si annuncia diversa. Parcheggio l&#8217;auto sotto casa e invece di liberarmi dalla stanchezza facendomi avvolgere da un fresco pigiama, indosso maglietta, pantaloni neri e un maglione rosa a coprirmi le spalle. Appuntamento Al Vapore – Bar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p align="justify">Venerdì. Finisce la settimana di lavoro con una giornata che incede lenta verso il volgere di una sera che si annuncia diversa. Parcheggio l&#8217;auto sotto casa e invece di liberarmi dalla stanchezza facendomi avvolgere da un fresco pigiama, indosso maglietta, pantaloni neri e un maglione rosa a coprirmi le spalle. Appuntamento <a href="http://www.alvapore.it/" target="_blank">Al Vapore – Bar &amp; Musica</a> con un amico e la musica dal vivo dei suoi amici <a href="http://www.myspace.com/com2you" target="_blank">COM2YOU</a>: cinque ragazzi della zona in cui abito che dal 2006 si mettono alla prova con “sound caratterizzato dalla fusione di generi diversi pur mantenendo solido perno sulla funky-dance, corroborata da testi cantati in inglese”. Certamente si è trattato e si tratta di un tipo di musica che non mi è usuale e familiare, ma fin da subito la voce e le tastiere di A. Z., la chitarra di A. S., il basso di M. C., le percussioni di L. S. e la batteria di M. F. mi hanno rapito al punto da riportarmi alle sensazioni forti e vivaci di un passato che credevo di aver dimenticato e di una parte di me che pensavo di non avere più nella mia anima, ma forse non è così.<br />
Qualcosa mi ha fatto pensare. E&#8217; quella strana sensazione che mi ha preso nello stomaco nel momento in cui sorseggiavo il succo di frutta all&#8217;albicocca. Quell&#8217;istante in cui una vocina dentro di me mi ha detto “Ma che ci fai tu qui? Che c&#8217;entri con queste cose e con queste persone che si divertono e sanno stare in compagnia, mentre tu&#8230; Sei qui, ma non ti senti fuori luogo? Non ti senti diversa? Strana?” e so bene che un po&#8217; è così, purtroppo. Strana agli occhi altrui sicuramente. E anche diversa, sicuramente per la mia diversa abilità e per la mia figura che non mi permette di essere piacevole quanto vorrei nonostante tutti gli sforzi che posso e potrei fare per provare ad esserlo, ma forse principalmente perché talvolta non riesco prendere la vita con leggerezza e con serenità nel momento in cui si presenta l&#8217;occasione per divertirsi dando un gran colpo di spugna ai problemi e ai pensieri, fosse anche solo per qualche ora. E&#8217; come se quella parte di me che prova reale stima e orgoglio per se stessa si annullasse completamente di fronte al contatto con gli altri, qualsiasi cosa essi possano pensare. Allora vado avanti a testa bassa, con un debole sorriso che vorrebbe tanto essere un abbraccio di ringraziamento a tutte le persone che ho incontrato e conosciuto in una così bella serata nella quale mi sono sentita comunque viva, anche se ingabbiata nelle mie paure di non andare a genio, di non piacere, di dire e far capire cose di me che vorrei cancellare o perlomeno saper superare con fiducia nel futuro.<br />
Non è facile&#8230; No, non lo è per niente. Ma ci provo. So che ci sto provando con tutte le mie forze.<br />
Una cosa è certa: di questa serata porterò con me uno splendido assolo di batteria e percussioni che mi ha lasciato letteralmente senza fiato, tanti virtuosismi di chitarra e basso, ma soprattutto i sorrisi ai quali le mie labbra hanno risposto con un sorriso intimidito e le strette di mano accolte con gioia, assieme a  quelle alle quali la mia mano destra ha risposto senza troppa convinzione. Per paura. Solo per paura. Paura, forse, di qualcosa che non c’è e che sento solo io dentro di me.</p>
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		<title>Storia di Artemidoro</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 21:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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Al buio e in silenzio.
Artemidoro amava starsene così, al buio e in silenzio, prima di ogni spettacolo. Era sempre stato una persona di compagnia, allegro e spensierato ad ogni suo spettacolo, ma non poteva sopportare le luci dei riflettori nei suoi occhi. Riusciva a stare sull’occhio del ciclone, fra gli applausi dei bambini e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class='snap_preview'>
<p align="justify">Al buio e in silenzio.<br />
Artemidoro amava starsene così, al buio e in silenzio, prima di ogni spettacolo. Era sempre stato una persona di compagnia, allegro e spensierato ad ogni suo spettacolo, ma non poteva sopportare le luci dei riflettori nei suoi occhi. Riusciva a stare sull’occhio del ciclone, fra gli applausi dei bambini e le risate degli adulti, solo per pochi minuti. Poi… Poi spariva nel buio del suo camerino, in compagnia dei suoi ricordi e delle sue malinconie.<br />
Accese le luci dell&#8217;ampia specchiera. Il bagliore segnava distintamente le occhiaie e le ombre del suo volto, appesantito non dall’età matura, ma dal dolore di una vita: la sua vita. In lontananza poteva sentire le risate e il parlottare dei bambini, quegli stessi bambini che di lì a poco avrebbe fatto ridere di gioia.<br />
Accennò un lieve sorriso che subito si spense. Prese la tavolozza dei colori e inizio a dipingersi il volto di un bianco candido, latteo, capace di coprire la sua età, le sue rughe e il suo dolore. Proseguì con una matita e disegnò con mano incerta la riga rossa del sorriso sul suo volto stanco. Sì colorò le labbra e il contorno della bocca di un rosso vermiglio intenso e coprente, poi prese la matita color blu e colorò i suoi occhi di cielo, quel cielo che amava guardare col naso all’insù nei caldi pomeriggi estivi. Si guardò a lungo allo specchio, il suo amico specchio, il forziere di tanti inconfessabili pensieri, quello specchio dal quale quella sera avrebbe voluto farsi abbracciare come solo i bambini possono essere abbracciati. Quella sera il suo amico specchio lo tradì perché gli restituì l’immagine di un uomo stanco incapace di trattenere le copiose lacrime che gli scendevano sul volto come fiumi in piena.<br />
Guardò l’orologio. Era quasi giunto il suo momento.<br />
Indossò i calzoni a righe gialle e verdi, un bel camicione rosso e la cravatta blu della festa. Mancava… Mancava una sola cosa: una grande margherita di pannolenci sul taschino! Ecco, adesso era davvero pronto. “C’est parfait!” Si fece trasportare dalla musica del momento e finì sul palcoscenico, fra le risate e gli applausi dei bambini. Il resto non importava. Riuscì per un attimo a estraniarsi da se stesso e a pensare solo a quei bambini che dovevano sorridere, divertirsi, sprizzare allegria. Qualche scherzo, qualche inciampo, qualche piroetta e tutto finì. Calò il sipario e si spensero le luci sulla sua lunga vita. Era il suo ultimo spettacolo quello, lo spettacolo di un clown… No, meglio: lo spettacolo del clown Artemidoro.<br />
Si sfilò il naso rosso, si tolse la parrucca e tornò a passi lenti sulla sua carovana per essere di nuovo, e per sempre, quello che in fondo era sempre stato: solo. Solo con se stesso.</p>
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		<title>Il pianoforte</title>
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		<pubDate>Sun, 04 May 2008 22:51:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E’ scesa la notte.
Me ne sto un po’ in disparte vicino alla finestra aperta della mia stanza. L’odore di terra bagnata di pioggia riempie le mie narici mentre la mia bocca si riempie del retrogusto amaro di un corposo bicchiere di vino rosso.
Stasera va così. Ho voglia di non riflettere, di dimenticare, di intontirmi fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="snap_preview" align="justify">E’ scesa la notte.<br />
Me ne sto un po’ in disparte vicino alla finestra aperta della mia stanza. L’odore di terra bagnata di pioggia riempie le mie narici mentre la mia bocca si riempie del retrogusto amaro di un corposo bicchiere di vino rosso.<br />
Stasera va così. Ho voglia di non riflettere, di dimenticare, di intontirmi fino a stordirmi, di non pensare e di non sentire il mio cuore che ogni tanto si risveglia dal suo stato di coma perenne solo per ricordarmi che c’è e per farmi male, portando con sé tutto il rumore dei ricordi e delle inutili speranze che riempiono questo silenzio così sinistro.<br />
In lontananza, su in alto nel cielo nero pece scorgo le scintille colorate di fuochi artificiali, i primi di una stagione ricca di feste di paese e di allegria. Osservo il color rubino del vino nel mio bicchiere e mi chiedo se l’allegria che sentono gli altri è pari allo stordimento che sento nel mio cuore e nel mio cervello.<br />
C’è silenzio intorno. Solo il botto dei fuochi d’artificio.<br />
D’un tratto si levano nell’aria circostante le malinconiche note di un pianoforte a coda. La mia mente fluttua nelle infinite strade dell’immaginazione e i miei occhi finiscono per perdersi nei flash di baci rubati dietro a un ombrello, di abbracci donati e ricevuti davanti a un mare calmo e silenzioso al cospetto della luna piena, di lenzuola stropicciate intorno all’unione di due anime in un abbraccio che sembra non aver mai fine. La musica si impossessa di me, del mio corpo, della mia anima e delle mie infinite terribili emozioni, ma stanotte non so scrivere. Stanotte la mia mano impugna la penna a sfera, ma si rifiuta di collaborare. Più vorrei dire qualcosa e più mi esce… Niente. Allora, come sempre, mi affido a qualcuno che di certo sa esprimere meglio di me le migliaia di emozioni che mi invadono l’anima come fa un treno che a centinaia di chilometri orari si schianta contro colui che ha deciso di spezzare la sua vita in quel preciso istante, in quel preciso luogo e modo.</p>
<p class="snap_preview" style="text-align:left;">Io conosco la tua strada / ogni passo che farai / le tue ansie chiuse e i vuoti / sassi che allontanerai / senza mai pensare che / come roccia io ritorno in te&#8230;<br />
Io conosco i tuoi respiri / tutto quello che non vuoi. / Lo sai bene che non vivi / riconoscerlo non puoi.<br />
E sarebbe come se / questo cielo in fiamme / ricadesse in me / come scena su un attore&#8230;<br />
Per amore / hai mai fatto niente / solo per amore / hai sfidato il vento e / urlato mai / diviso il cuore stesso / pagato e riscommesso / dietro questa mania / che resta solo mia?<br />
Per amore / hai mai corso senza fiato / per amore / perso e ricominciato?<br />
E devi dirlo adesso / quanto di te ci hai messo / quanto hai creduto tu / in questa bugia.<br />
E sarebbe come se / questo fiume in piena / risalisse a me / come china al suo pittore.<br />
Per amore / hai mai speso tutto quanto / la ragione / il tuo orgoglio fino al pianto?<br />
Lo sai stasera resto / non ho nessun pretesto / soltanto una mania / che resta forte e mia / dentro quest&#8217;anima che / strappi via.<br />
E te lo dico adesso / sincero con me stesso / quanto mi costa non saperti mia.<br />
E sarebbe come se / tutto questo mare / annegasse in me.</p>
<p class="snap_preview">On air: Andrea Bocelli, <span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=SHmSkR9H_FU" target="_blank">Per amore</a></span> - Giovanni Allevi, <span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=gy8Iyd4xyQA" target="_blank">Back to Life</a></span> (nel mio spazio youtube).</p>
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		<title>Ma-mam-ma</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 19:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E&#8217; trascorso quasi un anno da quando un piccolo cucciolo è entrato a far parte della nostra vita e fino ad ora in ogni attimo, in ogni giorno della nostra piccola vita ogni sua lotta e ogni sua piccola conquista sono stati motivo di sorrisi, di lacrime d&#8217;emozione e di grande gioia; così come ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;text-align:justify;"><a href="http://yaila.wordpress.com/2007/05/26/mille-metri-sopra-il-cielo/" target="_blank">E&#8217; trascorso quasi un anno da quando un piccolo cucciolo è entrato a far parte della nostra vita</a> e fino ad ora in ogni attimo, in ogni giorno della nostra piccola vita ogni sua lotta e ogni sua piccola conquista sono stati motivo di sorrisi, di lacrime d&#8217;emozione e di grande gioia; così come ogni suo più piccolo malessere è stato motivo d&#8217;ansia e di preoccupazione.<br />
Fino ad ora ho potuto nutrirmi dei suoi modi allegri e divertiti di fare ogni più piccola scoperta: un nuovo gioco tutto rumoroso, le bolle di sapone da far scoppiare a colpi di mani, la sua stessa strana immagine allo specchio&#8230; Oggi però l&#8217;emozione che sento è così grande da contenere che quasi mi sento scoppiare il cuore nel petto. Sorrido con gli occhi, sorrido con le labbra, sorrido col cuore. E poco importa che lui non sia parte di me, perché è lampante che una parte di me è in lui e una parte di lui è dentro di me: è nelle mie parole, nei miei scritti, nelle mie vene, nella mia anima, nella mia testa, nelle smorfie che faccio per farlo divertire, nelle lacrime che verso quando mi sento felice perché lui c&#8217;è o perché lui ha fatto una piccola conquista nella sua giovane vita, nella mela grattuggiata che mangiamo insieme nei pomeriggi nei quali possiamo vederci, nell&#8217;acqua che vuole bere dal bicchiere che io tengo saldamente fra le mie mani perchè non si sbrodoli troppo, nella pappa che gli dò in tutti i pasti in cui gli impegni quotidiani mi permettono di avere tempo per lui. Adesso ogni mio momento libero è quasi solo per lui, e come dico io &#8220;in futuro forse pure&#8221;.<br />
Un bambino è qualcosa di speciale nella vita di ogni persona. No, no&#8230; Meglio: mio nipote è qualcosa di speciale, di veramente tanto speciale nella vita della &#8220;zia Vale&#8221;; questa zia che spesso ha paura di fare troppo la mamma perché più passa il tempo e più sente fortemente dentro sé la voglia di non essere sola, la voglia di dare vita ad una vita, la voglia di veder crescere la pancia perché dentro sta crescendo il frutto di un amore semplice, ma grande&#8230; grande&#8230; grande, la voglia di amare una persona per come sa di poter amare, la voglia di essere amata per come crede un po&#8217; di meritare di essere amata, la voglia di dar vita a quell&#8217;amore perché in futuro esista ancora una parte di lei, di lui, di &#8220;noi&#8221;.<br />
Oggi non è il giorno della tristezza, non deve esserlo perché quel che è accaduto dev&#8217;essere semplicemente solo fonte e nutrimento di gioia per il mio cuore. Per la prima volta nella sua vita il piccolino di casa oggi ha pronunciato la parola più dolce del mondo: &#8220;Ma-mam-ma&#8221;. E io sono felice.</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">Non avrei potuto chiedere onomastico migliore di questo, e visto <a href="http://yaila.wordpress.com/2007/04/28/spara/" target="_blank">quello dell&#8217;anno passato</a>, non posso che sorridere&#8230; Sorridere, e ancora sorridere!</p>
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		<title>&#8220;Bocolo&#8221; e spine</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 18:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#8220;La figlia del Doge Orso I Partecipazio amava, riamata, contro il volere paterno, un giovane bello e coraggioso, ma di modeste condizioni, di nome Tancredi. La fanciulla consigliò allora all&#8217;innamorato di andare a combattere contro i Turchi per acquistare gloria.
Il prode giovane purtroppo cadde, colpito a morte, presso un cespuglio di rose e, prima di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">&#8220;La figlia del Doge Orso I Partecipazio amava, riamata, contro il volere paterno, un giovane bello e coraggioso, ma di modeste condizioni, di nome Tancredi. La fanciulla consigliò allora all&#8217;innamorato di andare a combattere contro i Turchi per acquistare gloria.<br />
Il prode giovane purtroppo cadde, colpito a morte, presso un cespuglio di rose e, prima di morire, inviò all&#8217;amata un bocciolo tinto del suo sangue quale estremo messaggio d&#8217;amore. La mattina seguente Maria Partecipazio venne trovata morta con il bocciolo rosso posato sul cuore e da allora gli amanti veneziani usano quel fiore come emblematico pegno d&#8217;amore dell&#8217;uomo verso la donna amata alla quale il fiore, rigorosamente rosso, viene offerto nel giorno di San Marco, patrono di Venezia: il 25 aprile.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; giorno di festa oggi nella mia città, eppure&#8230; Eppure non c&#8217;è neanche l&#8217;ombra di una rosa in questa casa nella quale mi aggiro come una tigre in gabbia travestita da mansueto gattino.<br />
Un&#8217;immensa bolla di sapone trattiene dentro sè queste quattro mura. Il mondo fuori va avanti, vive. Allegro, disperato, caparbio, impulsivo, gioioso, terrorizzato, ma vive. Dentro, solo io: io e le innumerevoli spine di questo letto sul quale spero di trovare un po&#8217; di pace, di ritrovare la gioia, la speranza di cambiare e la forza di farlo o di provare a farlo al di là di quello che possono pensare gli altri&#8230; Perché è come se chi mi vive accanto non avesse più fiducia in me, nelle mie capacità e nelle mie possibilità, allora io mio areno. Mi areno nella rassegnazione che le cose non cambieranno mai in meglio per me. Mi areno nella rassegnazione di amori finiti o mai vissuti che sono diventati lo spettro di un letto di spine che ogni notte mi pungono le carni fino a farle sanguinare copiosamente. Mi areno su una solitaria spiaggia come una barca alla deriva che ha perduto il comando del suo timoniere, che a sua volta ha perduto la vita nella tempesta.<br />
Nemmeno immergere mani e polsi in un catino d&#8217;acqua fresca, e con essa bagnarmi il viso, riesce a darmi un po&#8217; di quel brivido che è volato via da troppo tempo&#8230; Il brivido di sentire il cuore battere all&#8217;impazzata quando vedi che lui ti guarda, quando lui ti parla, ti cerca. Il brivido che danno la risata e un brindisi con un amico. Il brivido di una serata diversa e inaspettata, di una telefonata, di un messaggio, della voglia di vedersi, di parlarsi, di stare insieme, di condividere insieme, di cercarsi, di trovarsi, di unirsi in un&#8217;unica anima sotto una notte trapunta di stelle con la luna che è lì, immobile, a guardare e a sorridere per quel che accade sulla terra.<br />
In una vita precedente, fino a quattro, cinque anni fa, queste cose le vivevo e le godevo appieno e, pur sapendo in partenza che si trattava solo di attimi fuggenti, ero felice. E adesso? Adesso forse non sono più viva, non sono più sulla terra, donna fra gli uomini. Forse sono solo uno spettro, anche se continuo ad alimentare in me i motivi per ancorarmi sulla terra. Ma forse non ci sono più&#8230; Forse non esisto più e non me ne sono ancora accorta. Beh, se così fosse mi conviene lasciare un messaggio in questa vecchia bottiglia verde e lasciarla andare nel mio amato mare, in cerca di qualcosa o qualcuno che legga le mie parole.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Per arrivare all&#8217;alba<br />
non c&#8217;è altra via che la notte.&#8221;<br />
(Kahlil Gibran)</p>
<p style="text-align:justify;">Aspetto l&#8217;alba. Davanti al mare. Dicono che prima o poi arriverà.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>On air: &#8220;A te&#8221; di Jovanotti</em> (spazio Youtube qui a destra)</p>
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		<title>Su Vita e Amore</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 21:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Esistono giornate della nostra vita che nascono pigre, e pigramente continuano a trascinarsi ora dopo ora nel vuoto di ore che si accompagnano una all&#8217;altra, senza senso. Poi però scopro che tutto ha un senso&#8230; Tutto.
Cerco un pretesto qualunque per portare avanti questa stanca giornata e mi ritrovo a riflettere sulla vita e sulla morte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">Esistono giornate della nostra vita che nascono pigre, e pigramente continuano a trascinarsi ora dopo ora nel vuoto di ore che si accompagnano una all&#8217;altra, senza senso. Poi però scopro che tutto ha un senso&#8230; Tutto.<br />
Cerco un pretesto qualunque per portare avanti questa stanca giornata e mi ritrovo a riflettere sulla vita e sulla morte, e ad affermare quanto la vita sia speciale solo grazie a tutte le piccole, infinitesimali emozioni che ci dona ogni giorno, e a quanto sia vita nonostante l&#8217;immenso dolore che viene veicolato dal cuore e nonostante la fredda morte che coglie le nostre carni; l&#8217;anima però c&#8217;è, esiste ed esisterà sempre, ben protetta nell&#8217;anima delle persone che restano visibili e tangibili su questa terra ancora per un breve tratto, persone che portano con loro le potenti tracce dell&#8217;anima di persone amate che materialmente non ci sono più.<br />
Passano i minuti e cerco di trovare da qualche parte, non la voglia che esiste e sento in me, ma la forza e il coraggio per amare ancora, nuovamente, con fiducia, mettendomi senza paura nelle mani di colui che un giorno forse incontrerò e che mi amerà sul serio, nonostante tutto ciò che sono e anche grazie a tutto ciò che sono: tutto ciò che sono stata in passato, tutto ciò che sono adesso, tutto ciò che sarò in futuro.<br />
Passano le ore e il volgere del tramonto mi permette di assistere al più bello spettacolo esistente al mondo: il miracolo della nascita. Una micia impaurita si nasconde vicino a dei vasi di fiori in giardino. Si lamenta. Non so cosa fare, ma è lei a insegnarmelo. Mi vuole lì, vicina a lei, e io non faccio altro che farle forza parlandole sottovoce. Pochi minuti e dalla placenta escono due minuscoli micetti neri a piccole macchie bianche. La madre li bacia amorevolmente, ma non è ancora il momento di lasciarsi andare alle coccole. Ai suoi due miracoli di vita appena venuti al mondo segue un immenso dolore, terribili lamenti, fino a scoprire che un terzo cucciolo purtroppo non ce l&#8217;ha fatta. Vita e morte si accompagnano, come spesso, forse sempre, accade. Una terribile sofferenza mi attanaglia il cuore, ma non posso che sorridere quando vedo questa nuova madre accudire e nutrire con tanto amore i suoi cuccioli, cercando di proteggerli da qualsiasi pericolo esterno&#8230; Anche da me.<br />
Vedo&#8230; Vivo tutto questo che sembra niente, eppure rappresenta tutto per me in questo momento.<br />
L&#8217;Amore per la Vita e l&#8217;Amore per tutte le piccole cose che ci circondano ogni giorno sono e devono essere le cose davvero importanti, ed è importante anche il dolore perché come dice Kahlil Gibran:<br />
<em> “La vosta gioia<br />
è il vostro dolore senza maschera.<br />
Tanto più in fondo vi scava il dolore<br />
tanta più gioia voi potrete contenere.”</em><br />
E allora dopo il dolore voglio contenere in me tanta gioia, sapendo che il dolore è sempre in agguato, ma che ad esso si accompagnano tanti momenti belli, importanti, dolci come questo nel quale mi trovo, qui nella solitudine della mia stanza a raccontare come vivo il mio personale miracolo dell&#8217;Amicizia, dell&#8217;Amore e della Vita. Digito su questa tastiera riempiendo di parole e di emozioni uno sconfinato foglio che fino a qualche minuto fa era solo un semplice foglio bianco, e mi tornano in mente poche e semplici parole partite dall&#8217;immenso cuore di una mia nuova amica:<br />
<em> “Il foglio bianco è un corpo<br />
e tu sei l&#8217;Amore.”</em><br />
&#8230; E io sto amando infinitamente la Vita, l&#8217;Amicizia, l&#8217;Amore. Nonostante tutto.<br />
L&#8217;ho fatto ieri, lo faccio oggi e lo farò domani. Grazie a tutto&#8230; E nonostante tutto.<br />
Scrivo il mio Amore covando la speranza di essere un giorno soggetto e oggetto d&#8217;Amore vero e sincero, per non dover più dire:<br />
<em> &#8220;Non amarmi per il gusto<br />
di qualcosa di diverso<br />
&#8230;<br />
Non amarmi<br />
perché vivo all&#8217;ombra<br />
non amarmi per<br />
cambiare il mondo<br />
tanto il mondo<br />
non si cambia e<br />
siamo tutti specchi<br />
fatti per guardarsi e<br />
diventare soli e vecchi.<br />
&#8230;<br />
Non amarmi<br />
invece di volare<br />
come questo nosto Amore deve fare.&#8221;</em></p>
<h6 style="text-align:right;"><em>Grazie <a href="http://silenthell.splinder.com/" target="_blank">SilentHell</a> per essere così speciale. Grazie per essere entrata a far parte della mia piccola vita, amica mia.</em></h6>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/yaila.wordpress.com/160/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/yaila.wordpress.com/160/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/yaila.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/yaila.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/yaila.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/yaila.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/yaila.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/yaila.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/yaila.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/yaila.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/yaila.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/yaila.wordpress.com/160/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=yaila.wordpress.com&blog=1813972&post=160&subd=yaila&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Foto dalla rete</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 16:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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Chi mi conosce almeno un po’ sa che ho tre passioni principali: la scrittura, la lettura e, infine, la fotografia. Proprio a proposito della mia passione per la fotografia ho aperto uno spazio su Flickr, ma più recentemente, spinta dalla passione della mia blog-amica Pia per le creazioni con le perle, ho aperto anch’io uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p align="justify">Chi mi conosce almeno un po’ sa che ho tre passioni principali: la scrittura, la lettura e, infine, la fotografia. Proprio a proposito della mia passione per la fotografia ho aperto uno <a href="http://www.flickr.com/photos/yaila/" target="_blank">spazio su Flickr</a>, ma più recentemente, spinta dalla passione della mia blog-amica <a href="http://pia.splinder.com/" target="_blank">Pia</a> per le creazioni con le perle, ho aperto anch’io uno <a href="http://yaila73.deviantart.com/" target="_blank">spazio su DeviantArt</a>. In questo spazio raccolgo solo alcune delle foto a mio parere più carine che ho su Flickr e, fino ad ora, le tre poesiole che scrissi due anni fa quando questa “blogavventura” ebbe inizio e che potete trovare anche <a href="http://yaila.wordpress.com/2006/06/17/equilibri/" target="_blank">qui</a>, <a href="http://yaila.wordpress.com/2006/06/30/farfalla-nera/" target="_blank">qui</a> e <a href="http://yaila.wordpress.com/2006/07/14/lurlo-del-silenzio/" target="_blank">qui</a> sul blog.<br />
Chi mi conosce almeno un po’ sa che non amo fare sfoggio di qualcosa che viene dal mio cuore, dai miei occhi, dalla mia penna, dalla mia mente e dalla mia anima… E che secondo me non è assolutamente arte. Chi mi conosce sa che si tratta di cose che necessariamente faccio per buttar fuori quello che ho dentro perché non riesco a tenerle rinchiuse dentro di me… Perché devo farle uscire da me per sentirmi meglio, con il cuore più leggero. E ho deciso di dar vita a questo nuovo spazio solo per proteggere un po’ di più ciò che è mio e che, pur restando mio, vorrei fosse consegnato all’etere e alla memoria di coloro che in futuro si ricorderanno di aver scorto una parte di ciò che sono.<br />
Proprio durante la creazione di questo io nuovo spazio in DA scopro l’esistenza di uno spazio interamente dedicato alle foto inserite dai vari utenti, e scopro di poter inserire foto altrui nel mio spazio come foto da me preferite. Una foto mi riporta ad un’altra, uno spazio ad un altro, l’altro spazio ad un altro ancora. Finisco per imbattermi in una foto di <a href="http://excer.deviantart.com/" target="_blank">eXcer</a>. La ingrandisco, la salvo nel mio spazio e la mia mente comincia a vagare fra mille e più pensieri. In sé per sé la foto non ha nulla di speciale per quel che è il mio metro di paragone. Voglio dire che se rivedessi la stessa scena qui per strada non mi scomporrei affatto, e probabilmente sorriderei. Ma oggi quella foto mi fa pensare. Mi fa pensare tanto. Davanti ai miei occhi vedo semplicemente una foto in bianco e nero: due giovani ragazzi portoghesi che passeggiano mano nella mano. Niente di più bello e di più autentico di una foto come questa, solo che… Solo che il ragazzo in questione è seduto su una carrozzina. E quello che fino a quel momento è stato per me un momento di svago e di sogno, diviene invece un momento per pensare.<br />
Mi interrogo stupidamente sull’Amore, l’Amore quello vero. Quale che sia la mia situazione fisica, mi domando se l’Amore supera davvero tutte le barriere, ad esempio quelle dello spazio o quelle della disabilità. Ho passato mesi cercando di superare le barriere spaziali prendendo decine e decine di treni verso l’Italia Centrale, lottando contro la stanchezza e lo stress che ogni weekend mi riducevano a uno straccio. Ma io andavo: prendevo il mio treno e andavo verso la luce, la luce dell’Amore più grande… Quello ricambiato. Solo che… Solo che poi è finita. Così, semplicemente. Di comune accordo. E sono passati anni: anni nei quali ho ritrovato la fiducia e la condivisione nell’Amore, ma sono bastati pochi mesi e sono ancora qui, dopo più di due anni. Non sono più ridotta in mille pezzi come all’inizio, quell’inizio che ha visto la nascita di questo mio piccolo spazio e dei chilometri e chilometri di parole che qui lascio, ma… Sono diversa. C’è una parte di me che sta lottando strenuamente, con tutte le sue forze anche quando si sente irrimediabilmente spossata, per vivere, per credere, per avere fiducia, per sperare, per continuare a lottare. C’è una parte di me che dice “Ma cavolo, Valè! Tu vali, vali tantissimo! E allora non demordere… E lotta! Lotta che prima o poi ce la fai!” e c’è un’altra parte di me che si chiede il poi quando sarà… Perché i giorni volano, perché la vita sfugge, perché le cadute sono diventate più numerose dei momenti nei quali mi rialzo. Perché un po’ di felicità me la merito anch’io nonostante tutto, nonostante anche il fatto che ultimamente abbia litigato un po’ con tutti nella vita quotidiana per potermi rassegnare di più a questa mia solitudine… Perché in fondo, forse è colpa mia se sono così sola e se passo le sere davanti a questo stupido schermo per poi finire sotto le coperte a nascondere ciò che mi fa così tanto male: quelle cicatrici che un bisturi mi ha fatto tanti anni fa salvandomi la vita e rendendola una vita dignitosamente autonoma, quelle cicatrici che oggi vorrei cancellare con una semplice gomma per nasconderle agli occhi di chi mi guarda e non può vederle perché gli fanno schifo…<br />
Ma non si può…</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco. Avrei voluto continuare questo post, ma le lacrime mi hanno offuscato la vista e adesso non mi ricordo nemmeno quello che stavo pensando. Vi chiedo scusa, miei quattro lettori e amici, per non aver finito di scrivere, ma soprattutto per essere così… Così… Così irrimediabilmente stupida.<br />
Forse questa cosa non dovrei nemmeno postarla.<br />
Già…</p>
</div>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/yaila.wordpress.com/159/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/yaila.wordpress.com/159/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/yaila.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/yaila.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/yaila.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/yaila.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/yaila.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/yaila.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/yaila.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/yaila.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/yaila.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/yaila.wordpress.com/159/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=yaila.wordpress.com&blog=1813972&post=159&subd=yaila&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Quando la paura paralizza</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 21:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[vita emotiva]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; in sere come questa, mentre in tv abbondano immagini del Castello di Miramare di Trieste, che rimango qui, silenziosa, a farmi milioni di domande.
Un abbraccio, un bacio, un amore finito in un atmosfera da favola lasciano il passo a nuove amicizie vere e sincere, nuovi amori univoci e illusori, nuove persone accolte con gioia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">E&#8217; in sere come questa, mentre in tv abbondano immagini del Castello di Miramare di Trieste, che rimango qui, silenziosa, a farmi milioni di domande.<br />
Un abbraccio, un bacio, un amore finito in un atmosfera da favola lasciano il passo a nuove amicizie vere e sincere, nuovi amori univoci e illusori, nuove persone accolte con gioia nella mia vita. Ed ogni volta tutto viene vissuto con spontaneità, con trasporto e con verità, con impegno e con fiducia nel futuro. Fino al guado. Fino al momento in cui dentro di me sento che il livello del rapporto che vivo si fa troppo coinvolgente per me e probabilmente in maniera più amplificata o diversa rispetto all&#8217;altra persona.<br />
In passato è capitato tante volte che mi buttassi anima e corpo in un rapporto restando poi, a distanza di mesi o di anni, con mille cocci di me da incollare e mille ingranaggi della mia mente da far nuovamente funzionare. Sola. Sempre e soltanto da sola.<br />
Ho paura. Ho paura di ritrovarmi in una bella stanza da sola, spogliata di me, delle mie passioni, delle mie incertezze, delle mie paure, del trasporto della mia anima. Allora prima che questo possa accadere, scappo&#8230; Scappo a gambe levate. Mi rinchiudo in me, nella mia gabbia di cristallo, mi rannicchio nelle mie ginocchia e mi nego a qualsiasi stimolo o agente esterno. Non ci sono, non ci sto, non voglio, non posso. Finisco così per essere nuovamente ciò che sono già: sola. Ma in un modo che vivo in prima persona, che provoco attivamente invece che subire passivamente. E mi illudo che faccia meno male così, ma lo fa&#8230; Lo fa sempre. Fa male tanto a me quanto alle persone che mi stanno intorno e mi vogliono bene, e non mi sorprende pensare che prima o poi ognuna di queste persone mi abbandoni. Assurdo&#8230; La paura dell&#8217;abbandono è quello che alla fin fine lo crea. Non so davvero da dove provenga, ma so che è ben radicata in me. Dicono che tutto quello che siamo da adulti siano retaggi di quello che abbiamo vissuto nell&#8217;infanzia, ma una cosa è certa: la mia infanzia è stata felice. Molto felice.</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">Fiducia. In una parola tutto quello che serve. Fiducia in me, in quello che sono, nelle mie scelte e nelle mie possibilità; e fiducia negli altri, nelle persone che mi stanno intorno e mi vogliono bene sul serio&#8230; Perché so bene che me ne vogliono, e tanto.</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">“Valeria! Sei sul burrone, ma buttati, rischia! Ci sono io a prenderti!”<br />
&#8220;Io? No&#8230; No&#8230; No&#8230; Ho paura! E se poi te ne scappi via e mi abbandoni qui da sola?”<br />
&#8230;</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">[Cercate immagini del Castello di Miramare? Guardate sul mio spazio Flickr, colonna qui a destra, sezione "Yaila in rete"...  Sono mie foto, fatte da me.]</p>
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		<title>Stasera</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 22:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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Stasera ho voglia di sorridere, di abbracci stretti stretti, di un bacio rubato al tempo che passa e non torna più. Ho voglia di guidare quest’auto verso casa riempiendo di musica l’abitacolo e la mia anima. Ho voglia di ridere a crepapelle, di scherzare, di sperare e di sognare. Ho voglia di cantare a squarciagola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p align="justify">Stasera ho voglia di sorridere, di abbracci stretti stretti, di un bacio rubato al tempo che passa e non torna più. Ho voglia di guidare quest’auto verso casa riempiendo di musica l’abitacolo e la mia anima. Ho voglia di ridere a crepapelle, di scherzare, di sperare e di sognare. Ho voglia di cantare a squarciagola una canzone divertente, inventata al momento, mentre sopra di me si staglia maestoso uno stupendo tramonto bicolore.<br />
Ho voglia di passeggiare mano nella mano sulla spiaggia e osservare il mare e la sua immensità. Ho voglia di disinteressarmi al fatto che questa pioggia sta inzuppando i miei vestiti. Ho voglia di un arcobaleno colorato che dipinga il mio sguardo e i miei giorni di nuova allegria. Ho voglia di fermarmi in un minuscolo bar e di dividere a metà panino e coca-cola. Ho voglia di giocare a cuscinate saltando su e giù dal lettone per rincorrersi a perdifiato. Ho voglia di tremare d’emozione… L’emozione di carezze leggere che fanno vibrare corpo e anima. Ho voglia di scordarmi di mangiare e di dormire perché il pensiero di te è l’unico che veramente conti, l’unico che mi dà ancora la forza di andare avanti e di vivere.</p>
<p><em>&#8220;Non so dove trovarti&#8230; Non so come cercarti&#8230; Ma sento una voce che nel vento parla di te&#8230;<br />
Quest&#8217; anima senza cuore aspetta te&#8230; Adagio&#8230;<br />
Le notti senza pelle&#8230; I sogni senza stelle&#8230; Immagini del tuo viso che passano all&#8217;improvviso mi fanno sperare ancora che ti troverò&#8230; Adagio&#8230;<br />
Chiudo gli occhi e vedo te&#8230; Trovo il cammino che mi porta via dall&#8217;agonia&#8230;<br />
Sento battere in me questa musica che ho inventato per te&#8230;<br />
Se sai come trovarmi&#8230; Se sai dove cercarmi&#8230; Abbracciami con la mente&#8230;<br />
Il sole mi sembra spento&#8230; Accendi il tuo nome in cielo&#8230; Dimmi che ci sei&#8230; Quello che vorrei vivere in te&#8230;<br />
Il sole mi sembra spento&#8230; Abbracciami con la mente smarrita senza di te&#8230;<br />
Dimmi chi sei e ci crederò&#8230;<br />
Musica sei&#8230;<br />
Adagio&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Stasera forse ho solo voglia di innamorarmi.</p>
<p>Note: Un video di questa canzone è sul mio spazio Youtube, colonna a destra! :o)</p>
</div>
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		<title>Libri di vita</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 19:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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…Che poi mi chiedo sempre perché certi pensieri diventano più insistenti durante i periodi festivi, anche se in realtà da tempo non mi mollano mai in nessun momento della mia giornata.
Come sempre accade nei periodi di relax, prendo fra le mani un nuovo libro con la chiara intenzione di portarne a termine la lettura in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p align="justify">…Che poi mi chiedo sempre perché certi pensieri diventano più insistenti durante i periodi festivi, anche se in realtà da tempo non mi mollano mai in nessun momento della mia giornata.<br />
Come sempre accade nei periodi di relax, prendo fra le mani un nuovo libro con la chiara intenzione di portarne a termine la lettura in breve tempo. Oggi tocca a “La verità del ghiaccio” di Dan Brown. Sfoglio pagina dopo pagina, leggo riga dopo riga e mi immergo in un altro mondo… Un mondo nuovo, non mio… Un mondo che appartiene alla mente e alla fantasia altrui. Poi mi fermo. Richiudo il libro. Non posso lasciarmi andare a letture di piacere quando mi aspetta ancora un’enorme pila di libri da studiare per preparare gli ultimi esami all’università. Decido allora di fare un po’ d’ordine fra i ricordi dei libri che ho letto in passato e quelli che vorrei leggere in futuro, un futuro non tanto lontano. Do così nuova vita al <a href="http://www.anobii.com/people/yaila">mio nuovo spazio virtuale su aNobii</a>: libri iniziati e abbandonati, libri acquistati e non ancora letti, pochi libri letti che mi hanno lasciato ben poco, molti libri letti e che mi hanno cambiato veramente dentro. Fatto sta che in ognuno dei libri che ho letto ho trovato un modo per capire la realtà, per vederla sotto un’ottica diversa dalla mia o per sognare una realtà che non è questa. Tra un clic e l’altro per aggiungere nuovi libri sulla mia nuova pagina virtuale, il mondo parla: il mio nipotino di dieci mesi fa mille e più versetti perché ormai riesce a riconoscere la sua voce e deve piacergli molto, alla tv non si fa che parlare di elezioni e da entrambi gli schieramenti non viene spesa nemmeno una parola in merito all’integrazione e all’autonomia delle persone con disabilità. Povera illusa che sono… Io che mi faccio ottanta chilometri al giorno per andare al lavoro… Io che non ho la possibilità finanziaria di prendermi – neanche in parte - un appartamento da sola e che non ho davvero il coraggio di chiederlo ai miei. Io che passo almeno undici ore al giorno fuori casa e una volta all’interno delle mura domestiche, pur volendo aiutare i miei, riesco a fare ben poco a causa della stanchezza, anche perché in fin dei conti loro sono padroni di casa loro… La casa dove io ormai mi sento un’ospite e dove in qualche modo loro mi accolgono con piacere, dove mi accudiscono un po’ per aiutarmi e un po’ per sentirsi utili a me, ma dove io mi sento come un pesce fuori dal frigo… Che dopo tre giorni puzza.<br />
Mi assale il dolore di non essere una donna matura e pienamente autonoma, pur potendo esserlo in qualche modo, e di non poterlo essere in futuro, probabilmente, perché il futuro che vedevo per me è oggi, non domani. Riempio questa stanza di bolle di sapone che istantaneamente si distruggono a terra, scoppiando. E’ troppo breve il momento nel quale le vedo volteggiare in aria assumendo tutti i colori dell’arcobaleno. E’ troppo breve la serenità di questo istante per potermi guarire il cuore.<br />
E allora mi rifugio nei cieli azzurri solcati dal gabbiano Jonathan Livingstone, nelle avventure di Marcovaldo, nelle storie d’amore del Guardiano del Faro e di Un ponte sull’eternità. E sogno. Sogno quello che non sono e quello che però mi sento dentro e che vorrei aver vissuto e vivere almeno un po’. Povera scema, povera illusa che sono! Sogno un amore da vivere pienamente… che non ho, sogno amicizie salde e continuative… che non ho, sogno un po’ di serenità di vita… che non ho. Sogno, ma cosa sogno? Sogno una vita normale, una vita serena, una vita mia e non una vita fatta di briciole… Perché le briciole non mi bastano più. E sono stanca di scriverlo in questo spazio, oltre che stanca di dirlo, stanca di provare a cambiare le cose, e stanca di non riuscirci. Stanca di vedermi trattare ancora come una “figlia di un dio minore” in questo mondo che si vanta di essere moderno e aperto all’integrazione. Stanca di essere abbattuta e demotivata, e di non trovare motivazione in niente… Perché la vita per me si è fermata da troppo… Troppo tempo.<br />
E se poi mi azzardo a dire che mi sento triste e sola, arriva uno splendido sms a dirmi che…<br />
<em>… mi lamento sempre…<br />
</em>Ok, non mi lamento più. Passo e chiudo.</p>
<p align="justify"><em>&#8230; E qualcuno li chiamò &#8220;bamboccioni&#8221;&#8230;</em></p>
</div>
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		<title>Fugaci segni d&#8217;affetto e di stima</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 18:48:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Post scritto su carta in data 19/03/08 alle ore 23.50 e riportato pari pari, senza alcuna revisione o correzione, in data di oggi 20/03/08 sul mio blog.

Eh sì! Questa è la prima volta che, invece di aprire il mio pc portatile e digitare i miei pensieri consegnandoli istantaneamente all&#8217;etere, prendo un vecchio quaderno e una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h6>Post scritto su carta in data 19/03/08 alle ore 23.50 e riportato pari pari, senza alcuna revisione o correzione, in data di oggi 20/03/08 sul mio blog.</h6>
<div class="snap_preview">
<p align="justify">Eh sì! Questa è la prima volta che, invece di aprire il mio pc portatile e digitare i miei pensieri consegnandoli istantaneamente all&#8217;etere, prendo un vecchio quaderno e una &#8220;Bic&#8221; nera e scrivo&#8230; Scrivo&#8230; E ancora scrivo.<br />
Non so cosa pensare. Mi sento scossa. Forse stupida. O ancora: ridicola.<br />
Io che, pur essendo una persona molto espansiva, ho sempre rispettato le distanze imposte dalle situazioni, dai luoghi, dalla società e dagli altri&#8230; Io che ho sempre rispettato gli altri, oggi ho mancato di rispetto a qualcuno: una persona della quale ho una sconfinata stima, anche se non ci possiamo considerare Amici nel vero e proprio senso della parola. Oggi ho cercato&#8230; O forse no&#8230; Per meglio dire: ho forzato un abbraccio che sentivo di dare davvero con affetto, un abbraccio che per me cerco (disperatamente?) da un po&#8217; di tempo a questa parte e che oggi è stato ricambiato, ma forse con un pizzico di imbarazzo che non volevo ci fosse.<br />
Il fatto è che a volte sbaglio.<br />
Sbaglio nell&#8217;aspettarmi che le persone provino per me lo stesso affetto che provo io, con lo stesso atteggiamento e con lo stesso impeto; può non essere così e questo non significa assolutamente che l&#8217;affetto non ci sia e che non sia reale e sentito.<br />
Il fatto è che a volte il mio voler dimostrare l&#8217;affetto diviene, mio malgrado, più forte del rispetto che ho per le persone.<br />
Il fatto è che spesso, sempre più spesso, ho bisogno di contatto fisico con le persone per sentire che sono ancora &#8220;materia visibile e palpabile&#8221; in questo mondo nel quale mi cerco e non mi trovo da tempo. E poi penso sempre che quello che di positivo si vuole ricevere si deve prima dare con gioia, perché tutto torna&#8230; Come un boomerang!<br />
Il fatto è che è stato un semplice e veloce segno di affetto che ha trovato lo spazio di un instante, e invece io mi trovo qui a rimuginare come se avessi fatto la cosa più ignobile di questa terra&#8230; E se ci penso capisco che non è così.<br />
E&#8217; solo che&#8230; Ho bisogno di sentire, di percepire materialmente l&#8217;affetto, quell&#8217;affetto che stasera cerco abbracciando gambe e braccia questo caldo e morbido cuscino di tessuto felpato.</div>
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		<title>Treni vecchi e nuovi</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 21:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify" class="snap_preview">Giorni di intensa tensione si snocciolano in una serie di azioni svolte al fine di riempirmi l’anima di cose belle e allontanare da me qualsiasi pensiero pessimista. Lunghe telefonate agli amici più diversi; telefonate che mi fanno sorridere, emozionare, commuovere, ridere, crescere. Ore di giochi e di coccole al bimbo di casa che dal mio punto di vista mostra chiaramente di essere legato a me in maniera particolare, differente rispetto a quanto sia legato agli altri familiari. Momenti di una semplice serenità culminano oggi pomeriggio in quei pochi minuti che decretano ancora una volta la possibilità di essere padrona della mia indipendenza per altri cinque anni, i prossimi cinque anni a venire, che mi vedranno ancora scorrazzare per strade e autostrade con la mia quattroruote metallizzata. Una sensazione meravigliosa di indipendenza e di piena autonomia duramente conquistata si rinnova ancora una volta in me, anche se il tarlo di un piccolo incidente avvenuto meno di un anno fa torna spesso a farsi sentire dentro al mio cuore scuotendo tutte le mie sicurezze come una breve scossa di terremoto può far tremare case e palazzi.<br />
Eppure il mezzo di trasporto che più sento nelle mie corde è e resterà sempre e comunque il treno.<br />
<em>“Si informano i gentili passeggeri che il treno Eurostar Italia da Venezia per Roma è in partenza al binario 6. Stazioni intermedie: Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna Centrale, Firenze Santa Maria Novella, Roma Termini”<br />
</em>C’è un sapore d’antico, di voglia di casa, di abbracci che si mescola fra le persone che occupano anche il più moderno treno ad alta velocità.<br />
Raggiungo con calma il mio posto singolo e mi sistemo nel miglior modo possibile, cercando di trovare posto per me e per i miei bagagli, ma lasciando ampio spazio di movimento a chi viaggia accanto a me. Mi accomodo nella poltrona sempre troppo scomoda per riposare, mi lascio rapire dalla vista del panorama al di fuori del finestrino e ogni volta la sensazione è diversa. Dipende dalla persona che mi aspetta dall’altro capo delle lunghe rotaie o dalla persona che ho appena lasciato alla pensilina della stazione dalla quale sono partita. E ogni volta ciascun viaggio comincia con un sussulto del cuore e un nodo alla gola che si acuisce nel momento in cui realizzo se la direzione in cui mi trovo a sedere è uguale o contraria rispetto a quella verso la quale il treno si dirige. Capita allora che la gioia di raggiungere un amico lontano si amplifichi nel momento in cui mi rendo conto che il treno viene con me, accompagnandomi nella mia stessa direzione; oppure capita che il dolore di lasciare un amico alla pensilina si faccia ancora più grave nel momento in cui realizzo che, seduta nella mia poltroncina, dò le spalle a chi sta fermo lì fra la folla al di fuori di questo treno. E se poi il treno va in direzione contraria rispetto a quella nella quale mi trovo accomodata, il dolore di partire e di tornare diventano quasi insostenibili.<br />
C’è un sapore di sentimenti autentici, immediati, di gioia forte e sincera o di indicibile dolore, che si mescola a quel cuore di metallo che acquista immediatamente nuova vita, una vita diversa, rinnovata a ogni nuovo viaggio che mi aspetta. Ed è sempre una nuova vita da vivere, che mi trovi piena di energia o ridotta in mille pezzi per le difficoltà che incontro in ogni singolo giorno della mia esistenza.<br />
E’ da un po’ che cambio spesso stazione e provo a salire in nuovi treni, piena di speranza, di caparbietà e di buone intenzioni per il mio futuro più immediato e anche per quello più lontano. Prima o poi spero di trovare quello giusto… Quello giusto per me e per quel poco che cerco per la mia serenità.</p>
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		<title>Donna controcorrente</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 12:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Oggi resto qui, rannicchiata in me stessa, e faccio cose. Faccio cose strane, che altri non capiscono, forse non approvano, ma faccio cose che appartengono a me stessa nel profondo. Oggi apprezzo di cuore, anche se non desidero per forza, i tanti auguri che ricevo. Oggi sono qui, stupidamente, a chiedermi se posso ancora considerarmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify" class="snap_preview">Oggi resto qui, rannicchiata in me stessa, e faccio cose. Faccio cose strane, che altri non capiscono, forse non approvano, ma faccio cose che appartengono a me stessa nel profondo. Oggi apprezzo di cuore, anche se non desidero per forza, i tanti auguri che ricevo. Oggi sono qui, stupidamente, a chiedermi se posso ancora considerarmi una donna senza un uomo accanto&#8230; Forse sì, forse no&#8230; Non lo so.<br />
Oggi faccio cose strane, nelle quali però mi riconosco appieno. Non ascolto musica, la leggo, e la sento dal profondo, la percepisco nelle pieghe della pelle e del cuore.</p>
<p align="center">Ci fanno compagnia certe lettere d&#8217;amore<br />
parole che restano con noi,<br />
e non andiamo via<br />
ma nascondiamo del dolore<br />
che scivola, lo sentiremo poi,<br />
abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia<br />
è una mancata verità che prima o poi succederà<br />
cambia il vento ma noi no<br />
e se ci trasformiamo un po&#8217;<br />
è per la voglia di piacere a chi c&#8217;è già o potrà arrivare a stare con noi,<br />
siamo così<br />
è difficile spiegare<br />
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,<br />
con le nostre notti bianche,<br />
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro &#8220;sì&#8221;.<br />
In fretta vanno via della giornate senza fine,<br />
silenzi che familiarità,<br />
e lasciano una scia le frasi da bambine<br />
che tornano, ma chi le ascolterà&#8230;<br />
E dalle macchine per noi<br />
i complimenti dei playboy<br />
ma non li sentiamo più<br />
se c&#8217;è chi non ce li fa più<br />
cambia il vento ma noi no<br />
e se ci confondiamo un po&#8217;<br />
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare<br />
ancora con noi.<br />
Siamo così, dolcemente complicate,<br />
sempre più emozionate, delicate,<br />
ma potrai trovarci ancora qui<br />
nelle sere tempestose<br />
portaci delle rose<br />
nuove cose<br />
e ti diremo ancora un altro &#8220;sì&#8221;,<br />
è difficile spiegare<br />
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,<br />
con le nostre notti bianche,<br />
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro &#8220;sì”.</p>
<p align="justify" class="snap_preview">Oggi mi leggo. Leggo le mie parole, leggo di me, leggo per me, leggo parole che sento mie… e mi riconosco ancora una volta dopo un anno di vita, di gioie e di dolori. Un anno fa pensavo quel che penso ancora oggi, nonostante le esperienze&#8230; O forse grazie alle esperienze di quest&#8217;ultimo anno.</p>
<p align="justify" class="snap_preview">08.03.07 <a target="_blank" href="http://yaila.wordpress.com/2007/03/08/essere-donna/" title="Essere donna">Essere donna</a> (collegamento al post che scrissi giusto un anno fa&#8230; se vi va di leggere)</p>
<p align="justify" class="snap_preview">Stasera non sarò in una pizzeria a mangiare la pizza in mezzo a tante donne, e io – per me stessa – ne vado fiera. Ognuna di noi farà quello che si sente di fare, e sarà comunque la cosa giusta. Io ho deciso così. Penserò a tutte le donne che oggi non potranno o non vorranno festeggiare questo giorno perché sole, vittime di violenza, ammazzate a sassate, stuprate, ridotte in schiavitù, e le abbraccerò virtualmente tutte con tanto affetto. Con un abbraccio grande come la Madre Terra.</p>
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		<title>Tristefelice</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 21:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Oggi sono felice.
Felice perché a sette mesi dall’inizio della nuova mansione lavorativa il mio impegno comincia a dare i primi piccoli frutti che sanno disegnare un lieve sorriso sul mio volto.
Oggi sono triste.
Triste perché mi rendo conto che a quasi 35 anni suonati di fronte a persone nuove devo ancora fare i conti con la mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify" class="snap_preview">Oggi sono felice.<br />
Felice perché a sette mesi dall’inizio della nuova mansione lavorativa il mio impegno comincia a dare i primi piccoli frutti che sanno disegnare un lieve sorriso sul mio volto.<br />
Oggi sono triste.<br />
Triste perché mi rendo conto che a quasi 35 anni suonati di fronte a persone nuove devo ancora fare i conti con la mia disabilità e giustificarmi per qualcosa che è capitato 35 anni e qualche mese fa, del quale io non ho colpa, del quale nessuno ha colpa, ma che è qualcosa che il Destino ha deciso per me.<br />
Oggi sono felice.<br />
Felice perché posso godere del sorriso, delle smorfie e delle coccole sincere del mio nipotino di nove mesi e mezzo. Felice perché ho una famiglia “astrusa” che però mi ama sul serio dal profondo. Felice perché nella mia vita ci sono delle persone, Amici vicini e lontani, reali anche oltre la virtualità del mezzo che ci fa comunicare fra noi, che mi vogliono bene per quello che sono, pregi e difetti, e che me lo dimostrano ogni giorno in tutti i modi possibili: telefonate, sms, mail e simili. Ma questa virtualità sempre più spesso non mi basta perché sempre più spesso mal sopporto questa distanza e la mancanza di abbracci da sentirmi addosso e di sorrisi da scorgere a meno di un metro dalla punta del mio naso.<br />
Oggi sono triste.<br />
Triste, profondamente triste, perché per lungo tempo ho provato un Amore al quale mi sono dedicata con tutta me stessa per quel che mi è stato possibile… E a quest’Amore adesso, non so come, ho detto addio per sempre rinunciando ad un Amore che probabilmente non avrebbe mai potuto essere, ma anche a un’Amicizia che forse poteva essere, ma della quale non avrei mai saputo accontentarmi… Perché quando si ama così come io credo di aver amato, secondo me non si può giungere ad accontentarsi di un&#8217;Amicizia perché la persona amata ci resti vicino, continuando a soffrire nel silenzio assordante dell&#8217;anima che è in noi&#8230; E in me. E mi piange l’anima perché i tagli netti non mi somigliano, ma sono stata capace di fare solo questo. Ancora adesso mi chiedo perché l’ho fatto, ma l’ho fatto, e indietro non si torna&#8230; Purtroppo. Tornare indietro forse significherebbe riportare a galla quel “qualcosa che non c’è” sul quale non sono più capace di sperare, ma solo di soffrire.<br />
Oggi sono felice.<br />
Felice perché so quello che voglio, so che lo meriterei e so che ci metto tutta l’anima per prepararmi al meglio per quando il mio futuro felice busserà timidamente alla mia porta.<br />
Oggi sono triste.<br />
Triste perché ho il cuore sospeso in una bolla di sapone e ho paura che questo mio cuore malmenato non avrà mai la gioia di vivere un Amore grande, immenso e totale, o magari che non saprà udir bussare alla porta, che non avrà il coraggio di lasciarsi andare quando qualcuno lo vorrà prendere per mano e ho paura che farà di tutto per allontanare quel che è meglio per lui. Per paura. Solo per una terribile paura che non riesco a controllare.<br />
Oggi sono felice.<br />
Felice perché se mi guardo allo specchio scorgo una persona che al di fuori potrebbe essere sicuramente migliore di quel che è, che quando è triste si trascura e spesso si dimentica di sé, ma che sa di fare il possibile ogni giorno della vita per essere una persona migliore dentro al cuore e nell’anima.<br />
Oggi sono tristefelice perché ci sono tante persone e tante piccole cose di ogni giorno della mia vita che mi danno un piccolo motivo per sorridere, e altrettante piccole - grandi cose che mi danno anche un piccolo motivo per piangere nel silenzio del mio cuore.<br />
Ieri. Oggi. Domani.<br />
E’ un periodo difficile. Tremendamente difficile. Se mi guardo allo specchio so chi sono e cosa voglio, ma se sfoglio il libro della mia Vita trovo una miriade di pagine bianche, completamente candide, che non sanno darmi la risposta che cerco. Riuscirò mai a diventare grande, autonoma, e a decidere da sola della mia vita? Riuscirò mai ad essere veramente felice come desidero essere, per quel che desidero che si avveri nella mia esistenza?<br />
Prendo il mio morbido cuscino fra le braccia e mi addormento rannicchiata in me, sul mio letto che da troppe sere è troppo ampio, troppo vuoto, troppo freddo nonostante tutti gli abbracci che percepisco attorno a me da parte di tutte quelle persone che mi vogliono bene. Non sarà una notte facile. Mi sveglierò mille volte nel cuore della notte e sentirò il peso del freddo, di questa solitudine che sempre più spesso mal sopporto, della mancanza di un abbraccio&#8230; Quell’abbraccio in carne e ossa che mi manca… Mi manca… Amichevole o Amoroso che sia, mi manca da morire.<br />
Succede.<br />
Succede da tante notti ormai.</p>
<h6 align="justify"> Ringrazio tutti gli amici che mi sono vicini in questo momento, e in particolare <a target="_blank" href="http://dedry.splinder.com/" title="Dedry">Dedry</a> e <a target="_blank" href="http://lisoladelpiratadellamor.splinder.com/" title="World in My Eyes">Piratadellamor</a>, che a quanto pare sembrano essere sopravvissuti a uno dei miei momenti peggiori di questi ultimi tempi. Ci sono poi degli amici sprovvisti di blog che devo ringraziare tanto quanto Dedry e il Pirata, ma lo farò in separata sede. Grazie di vero cuore a tutti, &#8220;tosetti&#8221;! :)</h6>
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		<title>Jack e l&#8217;Amore</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 21:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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Occhi di un bel verde radioso e un sorriso delicato e sincero mi accolgono ogni mattina fra pile di scartoffie che aspettano solo di sparire dalla scrivania per essere riposte nell&#8217;armadio all&#8217;interno di un raccoglitore sul quale campeggia una sola scritta: &#8220;Evasa&#8221;.
Ogni giorno il lavoro mi assorbe fin quasi a farmi di menticare di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p align="justify">Occhi di un bel verde radioso e un sorriso delicato e sincero mi accolgono ogni mattina fra pile di scartoffie che aspettano solo di sparire dalla scrivania per essere riposte nell&#8217;armadio all&#8217;interno di un raccoglitore sul quale campeggia una sola scritta: &#8220;Evasa&#8221;.<br />
Ogni giorno il lavoro mi assorbe fin quasi a farmi di menticare di essere me e di avere una vita che va oltre questi due metri quadrati di scrivania, ma mi basta alzare lo sguardo e incontro quegli occhi che mi ricordano che la vita è oltre questi pochi metri, che la vita va vissuta con gioia, leggerezza e passione qualsiasi sia l&#8217;ostacolo che mi si presenta davanti agli occhi o per quanto grande sia il dolore che mi attanaglia il cuore.<br />
Bastano due parole fra un impegno lavorativo e l&#8217;altro per far sciogliere la tensione in una timida e sincera risata costretta a limitarsi ad un battito di ciglia, ma che in fondo si accoccola fra le pieghe del mio cuore accompagnandomi fino all&#8217;ora in cui si aprono i cancelli verso il quotidiano.<br />
Ogni attimo della mia giornata quegli occhi sanno farmi assaporare la serenità di immensi prati verdi di montagna che catturano il mio sguardo, la gioia di un&#8217;aria pura e leggera che mi penetra nelle vene e di una tiepida pioggerellina primaverile che si insinua fra le pieghe del mio corpo che è ormai adulto, ma eternamente alla ricerca di ritrovare la purezza di quando ero bambina, quella tenerezza che ancora tu hai nei tuoi vent&#8217;anni di oggi, caro Jack, e che ti auguro di poter conservare per sempre davanti agli ostacoli della vita.<br />
A te, amico Jack, auguro di cuore un buon compleanno. E per tutti i discorsi che abbiamo fatto in questi mesi a te dedico la frase di una nuova canzone il cui video è presente all&#8217;interno del mio spazio YouTube.</p>
<p align="center"><em>&#8220;Sono solo anch&#8217;io<br />
come vivi tu<br />
cerco come te<br />
&#8230;<br />
L&#8217;Amore&#8221;<br />
</em>                                                                      (Sonohra, <em>&#8220;L&#8217;Amore&#8221;</em>)</p>
<p>Buon compleanno amico mio! Buon compleanno Jack!</p></div>
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		<title>La mia mano</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 12:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte. Un dolore lancinante assale i tendini della mia mano destra appena aperta come se volesse tenere qualcosa di leggero fra pollice, indice e medio, ma come se non riuscisse ad afferrarlo e a trattenerlo fra le dita. Forse è solo indolenzita. No, no, no… Capita troppe volte, troppe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify" class="snap_preview">Mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte. Un dolore lancinante assale i tendini della mia mano destra appena aperta come se volesse tenere qualcosa di leggero fra pollice, indice e medio, ma come se non riuscisse ad afferrarlo e a trattenerlo fra le dita. Forse è solo indolenzita. No, no, no… Capita troppe volte, troppe notti, troppo spesso ormai. Con la mano sinistra provo ad alzare leggermente il gomito destro per far circolare meglio un po’ di linfa in quella mano che sembra totalmente priva di vita. Pian piano la mia mente vaga in un’altra dimensione. Passo lentamente in rassegna i tanti momenti nei quali la mia mano mi è indispensabile: al mattino per reggere la mia tazzona di caffè fumante, poco dopo per mettere in moto l’automobile, durante la giornata per poter utilizzare il mouse del computer e digitare sulla tastiera, la sera per… la sera per… per trattenere una penna fra le dita e scrivere su un foglio di carta immacolato.<br />
Tremo.<br />
Tremo e sento dentro di me una paura che si fa sempre più forte e invadente, forse ancor più forte del dolore che sento fra le dita.<br />
E se… E se io non potessi più continuare a scrivere?<br />
Istantaneamente m&#8217;inghiotte il pensiero di decine di pagine virtuali riempite in questi anni, della vita che ho vissuto, delle esperienze fatte, delle gioie e dei dolori vissuti fin nel profondo della loro essenza e la voglia di buttarli fuori, di appuntarli in questo remoto angolo dell’etere, lontana dal timore di essere giudicata in bene o in male per quel che scrivo… O forse non mi è mai importato tanto di essere giudicata; in bene o in male che sia, quando scrivo lo faccio per me, solo per me stessa e poi, ma solo dopo, per chi ha piacere di leggere la persona sgangherata che sono.<br />
Pensieri, ricordi e paure si rincorrono in un turbinio di forze distruttrici che mi scavano l’anima e riducono in poltiglia il mio stomaco. Mi assale il ricordo di una diagnosi medica di qualche anno fa – artrite - e la paura aumenta in modo indicibile. A seguire, i ricordi delle notti passate a scrivere, a correggere e a limare emozioni per renderle più comprensibili a me stessa in un futuro, quando avrò il coraggio di rileggermi, e il terrore di non poter sperare e provare a realizzare il mio sogno di scrivere su carta i miei pensieri e la mia fantasia.<br />
Tante emozioni si mescolano in questa notte silenziosa nella quale la mia mano alzata al soffitto di questa stanza fa da protagonista, e i miei occhi che la stanno a guardare non sono altro che impotenti spettatori di questo piccolo dramma notturno.<br />
Se non potessi più continuare a scrivere so che in fondo al cuore morirei un po&#8217;.</p>
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		<title>In cerca di me</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 21:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaila</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[vita emotiva]]></category>

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		<description><![CDATA[Vago nella sera nebbiosa e scura. Mille voci mi chiamano e mille mani mi afferrano mentre io sono lì, in cerca di me e della mia piccola anima che non riesco più a trovare in questo mondo nero pece. Continuo a trascinarmi fra mille e più strade. Continuo a scrivere mille e più parole che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify" class="snap_preview">Vago nella sera nebbiosa e scura. Mille voci mi chiamano e mille mani mi afferrano mentre io sono lì, in cerca di me e della mia piccola anima che non riesco più a trovare in questo mondo nero pece. Continuo a trascinarmi fra mille e più strade. Continuo a scrivere mille e più parole che mi aiutino a ritrovarla, ma non c’è verso.<br />
Uno squillo. Una voce dall’altro capo del telefono, e il mio sguardo cade proprio lì, fra le sterpaglie. Vi ritrovo la mia anima, o meglio quel che di essa rimane: una massa di carni ingrigite nelle quali però sento battere ancora qualcosa di grande, intenso e forte. La sollevo da terra tenendola delicatamente fra le mani e la porto alla bocca, cercando di riappropriarmene masticandola con avidità per poterla spargere in ogni angolo di me.<br />
Passano pochi minuti e lei si riappropria di me trovando posto fra le pieghe del mio cuore che da un tempo immemore ormai non sa più battere col ritmo che gli è proprio.<br />
Chiudo gli occhi ed inspiro a fondo cercando di far arrivare più aria possibile ai polmoni.<br />
Attorno a me il silenzio si spezza. Nelle orecchie sento echeggiare sei sole parole: <em>“Ma tu credi di essere perfetta?”</em> Ed è come una nenia che si ripete all’infinito… <em>“…tu credi di essere perfetta?”</em>… All’infinito fino a farmi quasi scoppiare la testa.<br />
No. No non credo di essere perfetta. Non l’ho mai pensato e mai sarò capace di pensarlo. Anzi, credo proprio che non esista un essere soprav-vivente più difettoso e imperfetto di me. Però voglio… Ho bisogno di credere fortissimamente in alcune cose per poter andare avanti.<br />
Ho bisogno di credere nel buon cuore delle persone che mi circondano e che dicono di sentirsi parte della mia esistenza.<br />
Ho bisogno di credere nella mia famiglia.<br />
Ho bisogno di credere nell’amicizia di chi mi sta intorno e dice di tenere a me, senza pensare di essere circondata da persone cattive e senza giudicare queste persone per quel che sono, perché come credo di non essere perfetta io, non lo sono e non sono costretti ad esserlo nemmeno loro. E non ho solo bisogno di ascoltare, consigliare e capire secondo la mia totale inesperienza, ma anche di essere ascoltata e mai distrattamente, se possibile.<br />
Ho bisogno di credere che arriverà quell’Amore grande e totale che farà di nuovo battere questo mio cuore malaticcio, facendolo volare oltre i confini della speranza e della gioia. Ho bisogno non tanto di credere in me, perché ci credo, ma soprattutto di credere che quando meno me lo aspetto tutto potrà cambiare. E in meglio. Non perché me lo merito. Io non merito niente, ma sono umana, e nella mia imperfezione di persona umana ho estremamente bisogno di sapere che qualcosa può ancora cambiare in meglio nella mia vita e che questo tempo mi appartiene ancora.</p>
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