Sono sempre stata appassionata di biblioteche e librerie, così come sono sempre stata vorace nella lettura e, col tempo, lo sono diventata anche un po’ nella scrittura.
Comun denominatore delle mie letture non scolastiche è da sempre l’attenzione ai sentimenti, all’animo del protagonista e dei vari personaggi, alle loro infinite emozioni; perciò ho sempre scelto le mie letture grazie alla trama riportata nella quarta di copertina.
C’è un libro che però ha destato il mio interesse in un modo tutto suo, corteggiandomi per mesi e mesi dallo scorso marzo fino a oggi, giorno in cui posso stringerlo sul mio cuore.
Di questo libro non ho sentito presentazioni, non ho letto recensioni, ma di questo libro mi sono totalmente innamorata quando ho sentito il suo autore, Massimo Gramellini, parlarne una sera alla trasmissione televisiva Chetempochefa: una faccenda del tutto privata riportata in un libro per il bisogno di raccontarla e condividerla, per rinascere dal dolore… Come una fenice, l’uccello mitologico che ben rappresenta il mio carattere e il mio modus vivendi.
Inaspettatamente “Fai bei sogni” mi ha rapita per una cosa che generalmente nei libri neppure osservo: la sovracopertina, che ritrae un bambino che tiene fra le mani un palloncino rosso e lo guarda alzarsi verso il cielo grazie alla forza del vento. La prima volta in cui ho visto quel bambino col palloncino rosso ho pensato a me quando da bambina, in vacanza in una località dei monti del Trentino, andavo spesso al parco coi miei genitori e lì mi facevo comprare sempre un palloncino rosso che attaccavo con un solo, misero nodino alla ringhiera delle scale di casa e che puntualmente volava via lontano, nel cielo azzurro.
Non ho potuto resistere e l’ho comprato, ma non in una libreria, bensì tramite internet, cosicché la lettura dello scritto di una faccenda privata del suo autore è diventata una mia faccenda privata, intima. Mia e solo mia.
E’ sabato pomeriggio. Abbasso un po’ la persiana per creare una leggera penombra nella mia stanza. Mi accoccolo sull’angolo opposto rispetto a quello dove c’è il mio letto e mi copro le gambe con un plaid. Fra le ginocchia, il libro.
“Fai bei sogni” è uno di quei libri che ti cambiano la vita e la visione che hai di essa, e se per qualche ragione comprendi che la visione della vita che tu hai è la stessa che leggi fra quelle righe finisci per non sentirti più solo, per capire che non lo sei più e forse non lo sei mai stato.
Riga dopo riga riesci a capire che tutto accade ed è accaduto perché doveva succedere, perché è nell’ordine delle cose che doveva succedere. Riesci a capire che non puoi avere la presunzione di avere il controllo di tutto, né che tu sia un bambino, né che tu sia un adulto.
Riesci a capire che gli occhi di un bambino sono diversi da quelli di un adulto, che gli occhi di un adulto sono diversi da quelli di tutti gli altri adulti e che per questo ognuno vede le cose in modo diverso, ma ognuno ha la sua ragione e non per questo tutti gli altri hanno torto.
“Fai bei sogni” è la storia di un grande amore e allo stesso tempo di una trasformazione, dell’evoluzione di un uomo che da consapevole che “Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infatuazioni a senso unico l’oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo. Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe bruscamente il flusso di un’energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa di indefinito.” alla fine diventa consapevole del fatto che “Ci vuole una forza d’animo straordinaria per alzarsi dal letto ogni mattina con l’idea che la vita sia una prova e vada affrontata sempre, anche quando si è sicuri di avere subito un’ingiustizia terribile e si ha paura di non farcela”.
So che i miei quattro lettori capiranno perché queste frasi mi hanno colpito tanto, motivo per cui le ho riportate in questo mio scritto.
Non ho molto altro da dire, se non che “Fai bei sogni” mi ha lasciato una tale quantità di dolore, di smarrimento, di amore e di speranza che mi ci vorrà molto tempo per poterlo digerire, ma non sono sicura di volere che ciò accada. Sono invece convinta che si tratti di uno di quei libri che ti cambiano la vita e che a me, sicuramente, l’hanno cambiata.
Ancora una volta ho riscoperto il mio infinito amore per la lettura e per la scrittura, anche se è scrittura altrui, e per la prima volta in vita mia mi sono ritrovata a desiderare di ritrovarmi in un vecchio bar di Torino a bere un caffè. Un caffè con Massimo.
Grazie Massimo. Grazie con tutto il mio cuore.