Sull’Amore

Ho vissuto anni pensando di aver capito cosa sia l’Amore…

Ho pensato che l’Amore fosse sentire reciprocamente una gran voglia di incontrarsi, ma poi forse capita che diventi solo uno dei tanti impegni da assolvere. Ho pensato che l’Amore fosse non sentire come un peso le distanze, o non aver paura di quelle distanze, ma ad un certo punto quelle distanze in qualche modo sembra che si raddoppino o si triplichino. Ho pensato che l’Amore fosse assaporare insieme la gioia e affrontare insieme i problemi, ma poi capita che i piccoli e grandi crucci quotidiani dimezzino la gioia e raddoppino i problemi. Ho pensato che l’Amore fosse affrontare ogni giorno con quella tremenda voglia di vedersi, ma poi quella tremenda voglia di vedersi si annoda in un oceano di parole soffocate nell’anima mentre ci si guarda negli occhi. Ho pensato che l’Amore permettesse di vedere oltre l’orizzonte, di trovare la forza per scalare il monte più alto del mondo, per affrontare l’oceano più tempestoso del mondo. Fulmini, grandini, uragani.

Ho vissuto anni pensando di aver capito cosa sia l’Amore, ma in fondo forse non avevo capito niente. Non avevo capito che forse sì, l’Amore esiste, ma non per tutti. [E molto probabilmente non per me.]

Fai bei sogni

Sono sempre stata appassionata di biblioteche e librerie, così come sono sempre stata vorace nella lettura e, col tempo, lo sono diventata anche un po’ nella scrittura.

Comun denominatore delle mie letture non scolastiche è da sempre l’attenzione ai sentimenti, all’animo del protagonista e dei vari personaggi, alle loro infinite emozioni; perciò ho sempre scelto le mie letture grazie alla trama riportata nella quarta di copertina.

C’è un libro che però ha destato il mio interesse in un modo tutto suo, corteggiandomi per mesi e mesi dallo scorso marzo fino a oggi, giorno in cui posso stringerlo sul mio cuore.

Di questo libro non ho sentito presentazioni, non ho letto recensioni, ma di questo libro mi sono totalmente innamorata quando ho sentito il suo autore, Massimo Gramellini, parlarne una sera alla trasmissione televisiva Chetempochefa: una faccenda del tutto privata riportata in un libro per il bisogno di raccontarla e condividerla, per rinascere dal dolore… Come una fenice, l’uccello mitologico che ben rappresenta il mio carattere e il mio modus vivendi.

Inaspettatamente “Fai bei sogni” mi ha rapita per una cosa che generalmente nei libri neppure osservo: la sovracopertina, che ritrae un bambino che tiene fra le mani un palloncino rosso e lo guarda alzarsi verso il cielo grazie alla forza del vento. La prima volta in cui ho visto quel bambino col palloncino rosso ho pensato a me quando da bambina, in vacanza in una località dei monti del Trentino, andavo spesso al parco coi miei genitori e lì mi facevo comprare sempre un palloncino rosso che attaccavo con un solo, misero nodino alla ringhiera delle scale di casa e che puntualmente volava via lontano, nel cielo azzurro.

Non ho potuto resistere e l’ho comprato, ma non in una libreria, bensì tramite internet, cosicché la lettura dello scritto di una faccenda privata del suo autore è diventata una mia faccenda privata, intima. Mia e solo mia.

E’ sabato pomeriggio. Abbasso un po’ la persiana per creare una leggera penombra nella mia stanza. Mi accoccolo sull’angolo opposto rispetto a quello dove c’è il mio letto e mi copro le gambe con un plaid. Fra le ginocchia, il libro.

“Fai bei sogni” è uno di quei libri che ti cambiano la vita e la visione che hai di essa, e se per qualche ragione comprendi che la visione della vita che tu hai è la stessa che leggi fra quelle righe finisci per non sentirti più solo, per capire che non lo sei più e forse non lo sei mai stato.

Riga dopo riga riesci a capire che tutto accade ed è accaduto perché doveva succedere, perché è nell’ordine delle cose che doveva succedere. Riesci a capire che non puoi avere la presunzione di avere il controllo di tutto, né che tu sia un bambino, né che tu sia un adulto.

Riesci a capire che gli occhi di un bambino sono diversi da quelli di un adulto, che gli occhi di un adulto sono diversi da quelli di tutti gli altri adulti e che per questo ognuno vede le cose in modo diverso, ma ognuno ha la sua ragione e non per questo tutti gli altri hanno torto.

“Fai bei sogni” è la storia di un grande amore e allo stesso tempo di una trasformazione, dell’evoluzione di un uomo che da consapevole che “Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infatuazioni a senso unico l’oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo. Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe bruscamente il flusso di un’energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa di indefinito.” alla fine diventa consapevole del fatto che “Ci vuole una forza d’animo straordinaria per alzarsi dal letto ogni mattina con l’idea che la vita sia una prova e vada affrontata sempre, anche quando si è sicuri di avere subito un’ingiustizia terribile e si ha paura di non farcela”.

So che i miei quattro lettori capiranno perché queste frasi mi hanno colpito tanto, motivo per cui le ho riportate in questo mio scritto.

Non ho molto altro da dire, se non che “Fai bei sogni” mi ha lasciato una tale quantità di dolore, di smarrimento, di amore e di speranza che mi ci vorrà molto tempo per poterlo digerire, ma non sono sicura di volere che ciò accada. Sono invece convinta che si tratti di uno di quei libri che ti cambiano la vita e che a me, sicuramente, l’hanno cambiata.

Ancora una volta ho riscoperto il mio infinito amore per la lettura e per la scrittura, anche se è scrittura altrui, e per la prima volta in vita mia mi sono ritrovata a desiderare di ritrovarmi in un vecchio bar di Torino a bere un caffè. Un caffè con Massimo.

Grazie Massimo. Grazie con tutto il mio cuore.

Parole silenziose

Riuscirai a capire le mie parole solo quando riuscirai a capire i miei silenzi. Quando entrerai nella mia anima in punta di piedi, bussando pian piano sul mio cuore. Quando ti siederai lievemente sulle curve del mio cuore e pazientemente attenderai che il fiume di emozioni che mi gonfia l’anima sgorghi impetuoso fino a inondare le mie vene.

Riuscirai a capire le mie parole solo quando riuscirai a comprendere realmente quello che ho vissuto, il dolore che ho provato, quelle piccole gioie che hanno disegnato il sorriso sul mio volto…  Anche quando e anche se si trattava di stupidaggini. Forse lo erano, ma per te. Non per me.

Riuscirai a capirle quando ti siederai accanto a me e mi prenderai per mano, accompagnandomi sulla strada della vita almeno per un po’. Quando mi porgerai il tuo braccio perché io possa reggermi a te e camminare meglio nello spazio intorno a me. Quando mi lascerai allontanare se te lo chiederò, ben conscio che presto, molto presto, ritornerò al porto sicuro dal quale ora mi allontano.

Sarai lì a guardarmi, ad osservarmi, ed io mi sentirò indifesa di fronte a te. La mia anima si sentirà spogliata di tutte le sue difese, ma so che prima o poi ammetterà di fidarsi di te.

Ecco. Allora, solo allora, ti accorgerai che i miei lunghi e a volte opprimenti silenzi sono pieni di parole. Parole per te. Parole per chi vuole e sa ascoltare.

[in sottofondo "Eppure sentire (un senso di te)" di Elisa]

La coperta

Esco fuori in terrazzo, nel buio della notte, per prendere un po’ d’aria.
Il cielo blu scuro è pieno di nuvole che annunciano un’alba con la pioggia. Fa freddo; talmente tanto freddo che questa coperta di pile così fuori stagione non sembra che un velo d’organza sulle mie spalle. Ascolto in lontananza il tintinnio metallico del vento che si insinua fra i tetti, fra gli attrezzi dei contadini abbandonati sui campi, e più da vicino il debole rumore di una bicicletta portata faticosamente avanti dalle gambe stanche di un uomo vestito di nero.
Il treno passeggeri che corre velocemente davanti ai miei occhi mi fa pensare alla mia vita che scorre via velocemente, senza che io possa esprimere quel che veramente vorrei per me e per le persone che amo. Un’unica, terribile sensazione di soffocamento di pervade, come se qualcuno mi avesse preso di soppiatto alle spalle per stringere le sue nodose mani sul
mio collo, ma in realtà dietro di me non c’è nessuno. Solo un vento freddo che soffia, scompigliandomi i capelli e pungendomi le guance.
Mi stringo ancor di più nella coperta. Dovrei rientrare, ma desidero star fuori ancora un po’ per osservare le nuvole che riempiono la metà del mio cielo, e non faccio che chiedermi se anche l’altra metà è così tanto coperta di nuvole. Il tenue bagliore dei fari di un’auto che passa (stranamente) a bassa velocità illumina la strada.
Alla radio trasmettono una canzone di Jovanotti:

“A te che sei l’unica al mondo, l’unica ragione
per arrivare fino in fondo ad ogni mio respiro,
quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole
senza che tu mi dica niente tutto si fa chiaro”

Soffoco una smorfia solo perché so che in qualche modo devo mio malgrado essere forte, ma in realtà il mio cuore si stringe, così come mi stringo io in questa coperta che ora pare così pesante.  Mi stringo senza trovare pace.

L’amore ai tempi della crisi

L’amore ai tempi della crisi è fatto di un continuo confronto col difficile e grigio presente.
L’amore ai tempi della crisi allontana ancor di più gli amanti già lontani, da centinaia a migliaia di chilometri, e ogni giorno non si fa che contare quelli in più di ieri e quelli in meno di domani.
L’amore ai tempi della crisi è fatto di veloci telefonate tra un impegno di lavoro e l’altro (quando il lavoro ancora si ha!), anche solo per dirsi “Ciao, ti penso.”
L’amore ai tempi della crisi è fatto di mails, messaggini su facebook e videochiamate su skype,  solo per il gusto di darsi la buonanotte.
L’amore ai tempi della crisi è fatto di fugaci incontri che, in un anno, non superano in quantità le dita delle mani, ma la qualità è tutt’altra storia… Ogni giorno, ogni volta, è come porre un piccolissimo tassello a quell’immensa incognita che per un tacito patto reciproco non si nomina, ma che i comuni mortali chiamano ancora “futuro”.
L’amore ai tempi della crisi si impone ogni giorno di non sognare, di sperare almeno un poco, ma soprattutto di tenere i piedi ben piantati a terra perché non si sa ancora bene quando e se questa crisi finirà; e se, quando finirà, permetterà ancora di realizzare i sogni sognati insieme quando ancora non ci si rendeva conto di tutto quello che sarebbe successo dopo.
L’amore ai tempi della crisi è fatto di sensi di colpa per non poter essere lì, presente, quando l’altra persona ha bisogno di noi.
L’amore ai tempi della crisi è fatto di un cielo azzurro-rosa guardato all’unisono mentre si parla a bassa voce al telefono… E rendersi conto  così che, a migliaia di chilometri di distanza, si può godere dello stesso paesaggio fa sentire ancora più vicini.
L’amore ai tempi della crisi è fatto di rose non inviate e non ricevute a San Valentino perché ogni gesto degli amanti – in quel momento visibile a chi quell’amore non lo vive – ha per chi non ne è il protagonista il sapore impuro di qualcosa da nascondere.
L’amore ai tempi della crisi non è fatto di giorni di San Valentino… Perché ogni volta che ci si può incontrare, abbracciare e stare un po’ insieme, che sia inverno o che sia estate, quello è il vero nostro San Valentino.
L’amore ai tempi della crisi è fatto di piccolissimi gesti quotidiani di tanti e tanti tipi, condivisi solo dagli amanti perché questo lascia la libertà di essere gli unici protagonisti e giudici di quell’amore sul futuro del quale si può decidere senza condizionamenti se non quello – ovvio – della crisi.
L’amore ai tempi della crisi, quando bussa alla porta rispettivamente di lui e di lei proprio in corrispondenza dell’inizio della crisi, può rappresentare la cosa più arricchente e allo stesso tempo devastante della vita di ognuno dei due amanti. Ed è così che ci si ritrova a discutere a distanza nel vano tentativo di allontanarsi. Ed è così che, quando ci si avvicina materialmente, non ci si lascerebbe mai… Neanche per un solo istante.
L’amore ai tempi della crisi può essere – E’! – La cosa più bella che possa capitare nella vita. Quella cosa che davvero ti fa sorridere “anima e cuore”, solo che a volte la crisi è più forte e ti fa piangere di sconforto per avere quasi 40 anni e non poter realizzare i tuoi sogni… Per non poter vivere pienamente quell’amore, anche ai tempi della crisi.
L’amore ai tempi della crisi è oggi, come ieri e come domani, un “ti amo” non profferito a voce piena per paura di ferire l’altra persona, illudendola che le cose possano cambiare quando in realtà non si possiede personalmente la formula magica per farle cambiare.
L’amore ai tempi della crisi, qualunque sia il suo futuro, è comunque un immenso, totale e grande amore.

E’ il mio amore…

Ho visto il mio cuore

Ho visto il mio cuore indossare il cappotto, alzare il bavero, uscire di casa lasciando la porta socchiusa per non fare rumore e addentrarsi nel buio della notte. Ho visto il mio cuore seduto sugli scogli davanti al mare in tempesta; l’ho visto guardare l’orizzonte in cerca di luce, quella stessa luce che Penelope bramava coi suoi occhi, in attesa di Ulisse. Ho visto il mio cuore camminare distrattamente fra folle di gente distratta a tal punto dai propri problemi e dalle proprie angosce da non accorgersi che lui è lì, con gli occhi bassi, a trascinare malinconicamente se stesso in ogni attimo e in ogni dove in cerca del suo respiro. Ho visto il mio cuore dormire sonni agitati su letti di spine e risvegliarsi madido di sudore, incapace di respirare, nel cuore della notte più scura. L’ho visto sognare cieli stellati, arcobaleni infiniti, aurore infuocate come gli abbracci e i sorrisi di due amanti che si rincontrano dopo una lontananza che a loro sembra eterna, ma che forse lo è ancor di più per chi non ha i loro occhi, la loro pelle, la loro anima. Ho visto il mio cuore abbeverarsi alla fonte delle piccole cose, speranzoso di trovare prima o poi quell’acqua pura capace di costellare di tante piccole cose ogni giorno a venire, fino all’eternità. Ho visto il mio cuore trascorrere intere, lunghe notti con la penna in mano in cerca di ispirazione per scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, che possa degnamente dipingere il suo stato, il suo sentire, il suo essere. L’ho visto strappare decine di fogli di carta pieni di parole e ho visto quegli stessi fogli di carta disporsi per terra, ad eguale distanza l’uno dall’altro, fino a formare pian piano una lunga, infinita catena di parole, di sensazioni e di emozioni. Ho visto il mio cuore saltellare confuso e felice fra questi fogli… E ad un tratto, all’orizzonte, non l’ho potuto vedere più.

Chissà dov’è adesso… Chissà se è arrivato…

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Questo Amore

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo e cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura
come un bambino quando è buio
Così sicuro dì sé
Come un uomo tranquillo
nel cuore della notte
Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio
Braccato ferito calpestato
fatto fuori negato cancellato
Perché noi l’abbiamo braccato
ferito calpestato fatto fuori
negato cancellato
Questo amore tutt’intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
E’ il tuo amore
E’ il mio amore
E’ quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere e ridere
Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov’eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t’abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo.

(Jacques Prévert)

Io non piango mai

Io non piango mai. E allora cosa sono queste gocce silenziose che mi rigano il viso?
E’ un periodo difficile, pieno di timori, di paure e di solitudine. Ed è solitudine nonostante tutto, nonostante che tanti amici e familiari attorno a me facciano costantemente il possibile per farmi sorridere, pensare positivo e tenermi alto il morale. E’ solitudine anche quando Topo Gigio mi strappa un sorriso chiedendomi se ho la febbre e se mi sono lavata bene le mani, allietando così quei brevissimi momenti in cui possiamo  stare al telefono, tra la cena delle 18.15 e le visite dei parenti che iniziano alle 19.00.
Io non piango mai, eppure mi dicono che le macchine attorno a me sembrano affermare che il mio cuore batte tanto e tanto veloce… Ma intanto io non piango mai, perché lo so già: andrà tutto bene.
Io non piango mai, eppure mi sento stringere il cuore quando provo ad alzarmi da questo maledetto letto che è diventato in pochi giorni la tomba della mia indipendenza. Provo ad alzarmi, ma non ci riesco, e rischio più volte di cadere davanti a me come un peso morto.
Io non piango mai, ma mi sento cuocere la fronte per questa febbre che non mi dà modo di pensare, di ragionare, di parlare con un minimo di raziocinio.
Io non piango mai, ma oggi mi alzo e soffro un mare di fatica per una cosa che prima sembrava tanto semplice e invece adesso è diventata così complicata. Dicono che sarà così solo per pochi giorni e io ci credo.
Io non piango mai.
No, io non piango proprio mai. Sono forte e determinata per tutto quello in cui credo e a cui tengo veramente tanto.

Eppure stasera mi ritrovo davanti allo specchio, mentre sono al telefono, a piangere tutte le lacrime di paura e di smarrimento che finora non ho mai pianto. Piango e mi rendo conto che per la prima volta in vita mia posso farlo guardandomi allo specchio che ho di fronte, senza frenare i singhiozzi, senza nascondere la paura e la tensione che per tanti e tanti giorni si è impossessata del mio cuore. Piango e il cuore si solleva mentre mi sento abbracciare forte dall’altro capo del telefono. Ad un tratto i singhiozzi e le lacrime si placano. Dopo la tempesta torna il sereno fuori e dentro di me.

No, non è vero che io non piango mai. Piango poco e, se lo faccio, piango solo ed esclusivamente da sola oppure di fronte a una persona di cui mi fido veramente tanto e di fronte alla quale non ho timore a mostrare le tensioni che mi spaccano l’anima, le mie debolezze o le mie paure.

Oggi ho pianto e non me ne vergogno affatto.

Egoismo

Ciao specchio, quanto tempo! Ne è passata d’acqua sotto i ponti dal giorno in cui abbiamo parlato insieme l’ultima volta! Come stai?… Come sto? Bene dai, tutto sommato bene… A parte… qui. No, non è per quello che sono così gonfia… Magari! Ma no, non è per quello che pensi… Sì, magari un giorno accadrà, ma adesso devo concentrarmi su me stessa e sul mio benessere. Come mi dice sempre qualcuno, devo pensare a me stessa ed essere un po’… Egoista. E questo qualcuno ha ragione, accidenti se ha ragione! Tanto avrò sempre un pensiero per qualcosa e qualcuno al di fuori di me stessa; l’egoismo non fa proprio parte del mio carattere, ma se ne avessi un po’ forse…
Accidenti, ma quanto son gonfia specchio mio!
Egoista. Questo dovrei essere, almeno un po’. Ma… Uhmm… Non lo sono forse già?
Eh sì dai, lo sono, ammettilo e NON… Ripeto… NON… Negarlo! Non si è forse egoisti quando non si vede nient’altro che la realizzazione del proprio sogno più intimo, privato e sincero, al punto da non capire che è Qualcun altro che decide cosa sarà della nostra vita e che la nostra vita potrebbe andare diversamente da come la immaginiamo e la desidereremmo? Non si è forse egoisti quando ci si ostina a dire che non si concepisce il proseguimento della propria vita nel momento in cui quel desiderio tanto agognato non si realizza, senza pensare alle persone che ci sono vicine e ci vogliono veramente bene? Ho pensato tante volte a quale sarebbe la mia reazione se fossi io a sentirmi dire una cosa simile. Sicuramente capirei, all’inizio probabilmente capirei, ma poi?
La vita di chi c’è, ora è qui, è più importante di qualsiasi desiderio, di qualsiasi speranza o di qualsiasi caparbietà che solo Dio può decidere se deve realizzarsi o meno. Ed ha enorme importanza e infinita dignità quali che siano le condizioni in cui viviamo, anche quando queste condizioni peggiorano nel tempo fino a vederci strappare una parte di noi e della nostra indipendenza.
Da un lato non posso proprio concepire che una persona a me cara possa pensare di porre termine alla propria vita se un evento fortuito le togliesse l’autonomia o la rendesse diversa da com’era prima di quell’evento. La vita va vissuta fino in fondo nonostante tutto, con tutte le gioie e i dolori che ne conseguono; per quanto immensi e devastanti questi possano essere si tratta comunque di una vita, una vita degna di essere vissuta. Dall’altro… Beh… Dall’altro lato, come faccio a far comprendere a chi mi è vicino che, se un evento fortuito mi togliesse ancor più autonomia di quanta io ne abbia adesso, non vorrei mai continuare a sopravvivere sentendomi un peso per chi mi sta vicino? E come faccio a far capire a chi mi è vicino che non avrei dubbi nel rinunciare alla mia vita se da questa rinuncia dipendesse la vita di un altro essere umano che in qualche modo è parte di me?

E’ egoismo questo?

Ritorno a “La casa sul lago del tempo”

Dopo più di tre anni dalla prima volta, ieri sera ho rivisto il film “La casa sul lago del tempo”. Tre anni, soli tre anni, ma mi sono resa conto di quanto la mia vita sia cambiata, di quanto io sia cambiata in questi anni.

Luoghi diversi, tempi diversi, vite diverse.

Eppure se è destino tutto accade; perché l’Amore, in quanto sentimento e in quanto intensità del sentimento stesso, non ha regole, o almeno ha regole tutte sue, non pienamente comprensibili dalla pochezza delle persone umane che noi siamo. E’ l’ardore e la forza di questo sentimento a guidare i nostri pensieri, le nostre azioni e le nostre emozioni… E non dobbiamo, non dovremmo, temere di lasciarci guidare.

Ti amo. Mi ci è voluto tutto questo tempo per dirtelo, ma ti amo.” [citazione dal film]

Perché non importa quanto tempo bisogna aspettare. Importa chi aspetti e quanto importante la persona che aspetti sia per te. Importa sentirsi vivi quando incontri, anche solo per un attimo, quella persona che sa riempirti il cuore, o interagisci con lei anche solo con poche righe scritte  e spedite in qualche modo da lontano. Importa l’intensità dei sentimenti. Importa credere che quando si ama le cose che ci sembrano più assurde ed impensabili, ma che più desideriamo, prima o poi accadono. Perché è scritto. E se è scritto… Prima o poi accadrà. Anche quello che fino a prima, quando non respiravamo realmente l’Amore, ci sembrava impossibile.

La corsa

Occhi cerchiati di scuro si riflettono nello specchietto retrovisore dell’auto che corre. E corro io. Corro incontro ai miei sogni e desideri facendo ogni giorno un passetto in più perché questi miei sogni e desideri diventino – prima o poi – reali. Corro incontro alla quotidianità della vita come una bambina che scorge da lontano il carrettino dello zucchero filato e corre, corre, corre per potersi tuffare in una dolce e candida nuvola, corre e sorride assaporando di già quel momento di gioia semplice che ai suoi occhi diventa infinita. Perché è nelle piccole semplici gioie di ogni giorno che si nasconde quella serenità che in realtà è la vera felicità… La felicità più autentica.
Un peso infinitamente grande mi tiene ancorata alla vita quotidiana, ed è un peso sempre più grande. E’ un dolore sordo ai miei desideri e ai miei sogni che si fa sentire in me sempre più prepotentemente, ma che cerco di contrastare con forza ogni momento, con una debole carezza sul ventre e una decisa promessa urlata allo specchietto retrovisore dal quale spunta lo sguardo perfido e sprezzante di quel dolore che vorrebbe fagocitarmi e annientarmi. Non mi avrai e non avrai mai i miei desideri solo per te! Lotterò. Anche quando sarò così stanca da non poterne più… Lotterò. Sarò capace di rialzarmi anche quando tenterai di spingermi nel precipizio con tutte le tue forze, perché la forza dei miei sogni sarà sempre e comunque più grande e più forte di te. Ti sconfiggerò perché sono convinta di poterlo fare, perché i miei sogni e i miei desideri sono più forti di questo dolore che hai voluto ancorare dentro di me. Sì, ti annienterò credimi! Lo farò con la forza che impera dentro di me e con l’aiuto di chi mi tiene per mano per infondermi la sua forza quando la mia mi manca un po’.
E forse ancora per mano ci sarà data la possibilità di correre insieme per raggiungere la felicità, ma la felicità più autentica: quella delle piccole cose, quella che ti fa dire grazie di essere qui ed ora, in questo preciso istante, accanto a te; e ancora: quella che ti fa dire grazie, grazie di essere viva, pienamente viva.

“Amare significa comunicare con l’altro e scoprire in lui una particella di Dio.” (P. Coelho)

La lotta

Gli ancor deboli raggi di sole di una domenica di marzo si tuffano sul mio cappuccino ancora fumante. Sulla superficie della bevanda, il cucchiaino disegna ripetutamente un cuore di panna di latte che un attimo dopo annega nel caffè. C’è profumo di biscotti, di crostata alla frutta appena sfornata. Sorso dopo sorso, il mondo intorno prende vita. In lontananza si odono i suoni continui e ritmati degli attrezzi dei contadini. Più vicino qualche automobile sfreccia troppo velocemente per la strada, rompendo la quiete di questo mattino di fine inverno. Vago silenziosa di stanza in stanza. C’è solo la mia ombra a tenermi compagnia in questa casa vuota. Mi osserva beffarda dagli specchi degli armadi, dall’acciaio della cucina e del frigorifero. Mi osserva e perlopiù mi rimprovera. Mi osserva e si dispiace, finché ad un tratto fa una smorfia che è un muto grido di dolore: mi guarda impaurita mentre un’immensa campana di vetro mi cade addosso, avvolgendomi. Lo stupore lascia subito il passo alla lotta, un’estenuante battaglia contro quella prigione di vetro per liberarmi dalla sua costrizione, dalla mancanza d’aria… Per tornare a respirare, per tornare a vivere, o forse per incominciare a farlo. La casa si riempie nuovamente di persone che conosco, ma che non riconosco; che mi guardano, ma che in realtà non mi vedono; che mi conoscono, ma che in realtà non hanno mai capito chi e cosa sono. Urlo, mi dimeno, lotto, scatto, sbatto qua e là con l’unico fine di rompere anche solo minimamente quest’immensa lastra di vetro. Cerco qualcosa che mi permetta di farlo, ma non basta un cucchiaino, non basta una tazzina, non bastano né un pugno né una gomitata. Cado a terra, inerme, sfiduciata, stanca. Mi assopisco per non so quanto tempo. Al risveglio tutto è come prima attorno a me, ma sono proprio io a non sentirmi più come prima. C’è una nuova forza in me, una luce sfavillante, un fuoco ardente che si fanno strada nella mia mente e nel mio cuore, alimentando la mia forza di volontà nel raggiungere i miei obiettivi e nel trovare la vera felicità nella serenità di ogni mio singolo futuro giorno. L’ansimare affannoso di qualche minuto prima lascia spazio ad un respiro forte e solo a tratti irregolare. Prima o poi imparerò a respirare.

Guido piano

Guido piano, le spalle rivolte all’immensa palla rosso fuoco che illumina la mia strada. Guido piano, le mani a stringere forte il volante di un’auto con la quale ho imparato a macinare chilometri su chilometri. Guido piano, solitudine in mezzo tante solitudini di persone che in questo venerdì sera si avviano verso casa. Guido piano nel silenzio di quest’abitacolo. Solitudine e silenzio. Solitudine che non è solitudine. Silenzio che non è silenzio.
…Perché c’è un pupazzetto seduto qui accanto a ricordarmi che che qualcuno è sempre con me, in ogni mio sguardo, in ogni mio sorriso, in ogni mio gesto, in ogni mia emozione, in ogni mia lacrima, in ogni mia risata. C’è, ed è qui accanto a me, anche se posso solo assaporare il ricordo del suo sguardo e dell’emozione di un suo abbraccio. Questa momentanea assenza diventa presenza costante in ogni attimo delle mie lunghe giornate piene di impegni da onorare, di posti in cui andare, di cose da costuire, di progetti nei quali credere e per i quali lottare. Ed è così che questo silenzio si riempie di parole dette sottovoce, di promesse silenziose, di speranze che urlano forte dentro al cuore, di paure e di timori che tolgono il fiato, di progetti per i quali continuare a lottare con costanza e determinazione.
Guido piano e in questo lungo viaggio mi accompagna la presenza di noi, il suono delle nostre voci e il sapore delle nostre mille e più  promesse che si incrociano l’una all’altra. Guido piano senza chiedermi cosa sarà domani, ma sapendo cos’è oggi: io e la mia cena a metà, io e il mio cuscino da stringere forte, io e questo letto freddo; con tante speranze da coltivare, tanti sogni per i quali lottare fino allo sfinimento e l’immagine di noi sempre presente nel mio cuore, nella mia mente, nelle mie parole e nei miei gesti di ogni giorno.

Una piccola grande fiaba quotidiana

“Nella storia raccontata da Perrault la bella addormentata si risvegliava con il bacio del suo principe. In Gran Bretagna la fiaba è diventata realtà. Andrew Ray, 37 anni, di Telford, sposato e padre di due figli, Ella e Alexander, era disperato dopo che sua moglie Emma era entrata in coma in seguito ad un attacco cardiaco, solo dieci giorni dopo il parto del piccolo Alexander: alla base dell’attacco probabilmente un grumo di sangue. Le aveva provate tutte per risvegliarla: prima le aveva fatto ascoltare le audiocassette con i pianti del piccolo Alexander e la voce di Ella che urlava «Svegliati, mamma!». Poi le canzoni che avevano ballato durante il loro matrimonio.A un certo punto, stremato dal dolore, si è avvicinato all’orecchio di Emma e le ha sussurrato: «Ti prego Emma, se riesci a sentirmi, dammi un bacio». «A quel punto è accaduta una cosa sconvolgente – ricorda Andrew – lei si è avvicinata, ha mosso le labbra verso di me e mi ha dato un piccolo bacio. Non riuscivo a crederci. Il mio cuore stava per esplodermi nel petto». Adesso, che la grande paura e il «miracolo» sono soltanto un ricordo, Emma sta meglio, anche se l’infarto ha provocato danni cerebrali che hanno compromesso seriamente la sua memoria a breve termine, e ha raccontato la propria storia: «Ho ancora piccoli problemi a camminare e non ricordo molte cose, ma sono felice». ” (Autore: Domenico Zurlo – pubblicato il 27/01/09)

Oggi come ieri ho imparato che l’Amore, quello con la A maiuscola, quello fortemente radicato nel cuore di due persone che si amano, crea un filo sottile, ma saldo e forte, fra i due innamorati: un linguaggio esclusivo e del tutto istintivo per chi ama ed è amato, un  linguaggio che il mondo al di fuori di quell’Amore non è capace di decifrare e comprendere  appieno; si può solo stare a guardare ammirati sguardi e gesti d’Amore che vanno al di là di qualsiasi spiegazione razionale. Probabilmente passerò per una povera romantica illusa, ma oggi mi sono convinta ancor di più che il legame d’Amore permette a due persone che si amano di superare tantissime difficoltà, tantissime prove che il Destino fa incontrare loro nel cammino della vita. Ecco, magari non tutto… Sicuramente non la morte in tanti e tanti casi… Ma dà la forza di affrontare tante difficili tappe nel cammino insieme di due innamorati.  In questo senso, per me, l’Amore è semplicemente un piccolo – grande miracolo della nostra quotidianità.

Oggi

Ero smarrita.
Ho trovato la stella polare.
Ero al buio.
Ho trovato la luce.
Ero assetata.
Ho trovato acqua di sorgente.
Ero affamata.
Ho trovato pane caldo e fragrante.
Ero infreddolita.
Ho trovato un fuoco a scaldarmi l’anima.
Ero triste.
Ho trovato la serenità.
Ero impaurita.
Ho trovato il coraggio.
Ero indebolita.
Ho trovato la forza.
Ero invasa dalle lacrime.
Ho trovato il sorriso.
Ero immersa nell’angoscia.
Ho trovato la pace.
Ero incatenata.
Ho trovato la libertà.
Ero immersa nel silenzio.
Ho trovato una dolce musica.
Ero sola.
Non più.

Oggi, e non solo oggi.
Per oggi, e non solo per oggi.

Ritrovarmi: creatività e cambiamento

Tutto è avvolto da un silenzio irreale, come quando guardi il mare, liscio, languido, fermo, ti fai abbracciare dal suo orizzonte e non ti accorgi che sotto la sabbia la terra trema fino a trasformarsi in una grande, immensa onda che con la sua potenza si avventa contro tutto ciò che trova e lo avvolge completamente.
Quel che sento in me in questi ultimi giorni è molto simile a questo, e a questa sensazione sono riuscita a dare un nome: voglia, desiderio profondo di cambiamento. Ma non di un cambiamento radicale e istantaneo della mia esistenza quotidiana, bensì un processo di evoluzione interiore che può avere ripercussioni in piccoli e grandi aspetti della mia vita, ma che porta in sé alcuni punti fermi della mia attuale esistenza. Non so pensarmi senza quella piccola, fragile farfalla che tengo delicatamente fra le mani con l’immensa paura di farle del male, ma con l’immenso desiderio di averla sempre accanto a me. Non so più pensarmi camminare senza la compagnia della vera me stessa, della persona che sono e che voglio poter essere, non più preda delle opinioni distorte delle persone che mi stanno intorno che vedono in me una persona statica, incapace di cambiare, di crescere, di evolvere e di spezzare le catene che la tengono saldamente imbrigliata.
No… Non sono più così. Voglio disperatamente evolvere, cambiare, e allo stesso tempo ritrovare la persona che sono proprio qui dentro di me, senza la paura di essere me stessa, di esprimere le mie opinioni, di lottare per i miei desideri, di credere nei miei sogni e di fare tutto ciò che mi è possibile fare perché questi sogni si avverino. E desidero fortemente stare accanto a persone che credono in me e nelle mie possibilità, allontanandomi da coloro che di me dimostrano di non avere alcuna stima.
Un progetto ambizioso il mio, non è vero? Eppure anche nei più ambiziosi progetti le persone hanno sempre iniziato dalle piccole cose, e mattone dopo mattone hanno costruito il loro piccolo – grande castello di “sogni realizzabili”. Ecco, io vorrei fare questo, ma partendo da piccole, piccolissime cose. Ad esempio so bene che probabilmente non è limpidamente presente in me un certo lato artistico, ma da qualche tempo lo sento tuonare forte dentro di me. Allora, al di là di dover lavorare, finire gli studi universitari e dedicare tempo ai miei affetti, cose più che basilari nella mia quotidianità e alle quali non voglio togliere del tempo per me prezioso, vorrei anche dedicare un’infinitesima porzione del mio tempo ad un hobby creativo, un passatempo che mi permetta proprio di “creare” qualcosa, di dar vita a qualcosa di mio che prima non esisteva e ora esiste grazie alle mie mani, come un prestigiatore che con una magia fa apparire fra le sue mani una dolcissima colomba bianca. Ciò non toglie che allo stesso tempo voglio e mi impegno già ora nel mettere mattone su mattone a quella grande casa che sarà la mia vita futura, e già questo richiede un grosso impegno, ma quel che ho in mente è proprio trovare qualcosa di poco impegnativo che mi permetta di dare sfogo alla mia creatività dando vita materiale alle idee che mi frullano per la testa.
Qualche giorno fa sono andata a far visita ad un’amica di lunga data che in questo è molto brava, e forse è proprio questo che ha fatto scaturire in me quest’idea “malsana”. A lei debbo la mia capacità di fare piccoli ricami a punto croce, e a lei debbo l’estasi nel vedere le piccole e grandi cose che sa creare con le sue mani: gioielli creati con le perline, oggettini in pasta di sale, lavori di patchwork senza l’utilizzo dell’ago, découpage e decorazione di oggetti in polistirolo con le paiettes. Che incanto vedere le sue mani che dal nulla creano qualcosa di semplicemente piccolo e meraviglioso! E che bello per me portarmi a casa il suo regalo di Natale, creato da lei apposta per me: una collanina con un pendente di HelloKitty.
E allora cos’ho fatto una volta tornata a casa? Ho scartabellato in internet per trovare siti o volumi per imparare un hobby, quello che sarà il mio hobby in futuro. E ho cominciato ad escludere i lavori in pasta di sale e simili perché vanno cotti e il forno di casa è assolutamente off – limit! Ma ho voglia di pasticciare con le mani, di riempirmi di colori, di creare, di imparare, di sperimentare, di perdermi in queste piccole cose quasi come quando ero bambina per tirare fuori da me quel lato artistico che si nasconde in un angoletto buio di me stessa e per poter poi essere orgogliosa di una piccola cosa da me creata dal nulla. Non mi faccio demoralizzare nemmeno dal fatto che da qualche notte verso le 5 di mattina mi sveglio in preda ai dolori per un’infiammazione alla mano destra che è patologia comune fra coloro che esercitano il mio lavoro. Anzi: forse questi dolori sono proprio frutto della vena creativa che mi brucia dentro e che mi spinge a fare, fare, fare.
Mi resta un unico interrogativo: quale hobby scegliere?

Supercalifragilistichespiralidoso

Supercalifragilistichespiralidoso
anche se ti sembra che l’anno vecchio sia stato spaventoso
se ci credi fermamente avrai un 2009 strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso

Ricordo che in estate per convincermi a sperar
il destino a fine luglio un bel regalo mi mandò
finchè un bel giorno dissi a me stessa che era il caso di lottar
anche se ad agosto un fulmine a ciel sereno mi addocchiò

Supercalifragilistichespiralidoso
anche se ti sembra che l’anno vecchio sia stato spaventoso
se ci credi fermamente avrai un 2009 strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso

La luna col suo sorriso sempre ti proteggerà
e con un po’ di fortuna la vita allegra diverrà
con qualche notte impegnata a studiar
un lavoro e un conto in banca di costruire la tua vita potrai sperar

Supercalifragilistichespiralidoso
anche se ti sembra che l’anno vecchio sia stato spaventoso
se ci credi fermamente avrai un 2009 strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso

Se tu non sai che fare non ti devi scoraggiar
ti serve ottimismo e a un nuovo dì potrai sperar
ma attento a usarlo bene e la tua vita in meglio può cambiar
“Per esempio, l’ho usato un giorno con una ragazza che per caso mi incontrò
e quella ” BANG!”in breve tempo a vivere una favola si trovò!”
Supercalifragilistichespiralidoso…

Buon Anno Nuovo a tutti! E (detto tra noi) speriamo che il Destino ce la mandi buona!! :))

Il mio Natale

Luci, regali, panettone, torrone… Eppure quest’anno è come se il Natale mi passasse accanto silenzioso voltandomi le spalle.
Buio e silenzio intorno.
Mi siedo sul pavimento in un angolo della mia stanza. Raccolgo le ginocchia sul petto, le abbraccio e nascondo il viso fra le cosce. Soffoco lacrime salate che mi bagnano gli occhi e fagocito singhiozzi che vorrebbero sgorgare al di fuori delle mie labbra. Un dolore sordo e improvviso squarcia il mio ventre, ma forse è solo la mia autosuggestione a guidare le mie sensazioni, perché è un dolore muto, un male invisibile ma che c’è.
E’ bello qui… Abbracciata a me stessa mi rintano nel mio guscio di timori e di paure che a distanza di tempo sono tornati a farmi visita con maggiore irruenza e cattiveria. E mentre mi stringo a me stessa mi sento accarezzare piano fra i capelli da una mano invisibile. Mi sento sussurrare parole di rassicurazione da labbra che non riesco a vedere. Mi sento abbracciare teneramente forte da braccia fatte di nuvole di ricordi, di desiderio e di speranza per domani.
Sono sola adesso in questa stanza, ma in realtà non lo sono. C’è chi mi prende ogni giorno per mano e mi accompagna in questo nuovo sentiero irto di difficoltà donandomi ogni giorno un motivo per sentirmi al sicuro, un motivo per sorridere, un motivo per credere, per lottare e per sperare. E rido. Rido come e quanto non ho mai riso in vita mia: con gli occhi, con la bocca, col cuore, con l’anima. Rido e ritrovo la forza di lottare, di lottare per me. Perché in realtà sono una lottatrice da sempre, ma da sempre basta un niente per buttarmi a terra e farmi perdere la speranza e l’entusiasmo. C’è chi mi prende ogni giorno per mano e anche se è lontano è come se fosse costantemente qui accanto a me a stringermi le spalle, ad aiutarmi a sputare fuori la rabbia, ad asciugare le lacrime che mi annebbiano la vista del presente e del futuro. Ed è a questa persona che oggi dico grazie… Grazie dal profondo del mio cuore. Grazie di esserci. Ed è nella nebbia di questo dolore fisico, di questo dolore emotivo e delle lacrime che soffocano il mio viso che vedo il significato di questo mio Natale: un Natale di lotta per ciò in cui credo fermamente, un Natale di lotta per me stessa, un Natale di rinascita di una nuova me stessa… Ancor più provata ma ancora più forte di prima.

Buon Natale a tutti voi.

In sottofondo: “Vivimi” di Laura Pausini. Clicca sul titolo scritto fra virgolette per entrare sul mio spazio YouTube e vedere il video di questa canzone.

A te

“A te che mi hai trovata all’angolo coi pugni chiusi, con le mie spalle contro il muro pronta a difendermi. Con gli occhi bassi stavo in fila con i disillusi e tu mi hai raccolto come un gatto e mi hai portato con te.”

A te dedico queste righe perché non ho niente di meglio da offrirti di tutto quello che ho. A te che mi insegni a credere nei sogni soffiando via dolcemente gli incubi e le paure che marciscono nella mia anima. A te che mi insegni ogni giorno quanto sia importante non scendere mai a compromessi con se stessi. A te che mi insegni ogni giorno il valore della ricerca della felicità in ogni piccola cosa che mi sta intorno: un fiore, un tramonto, un piccolo scoiattolo bruno che attraversa la strada. A te che mi fai capire quanto il dolore, per quanto grande sia, prima o poi si esaurisce per fare spazio alla desiderata serenità. A te che nei momenti più complicati sai sempre come farmi ragionare e rasserenare. A te che hai trasformato le mie mille e più lacrime di tristezza in una sonora risata. A te che mi hai preso per mano nel momento più difficile di questa ultima estate e mi hai tenuta fra le braccia nel momento in cui mettevo la mia vita nelle mani di coloro che l’avrebbero presa nelle rispettive mani per renderla migliore. A te che mi dici che quando parliamo sfiori lo schermo e non sai che, mentre mi confessi questo, una donna qui sta facendo la stessa cosa. Quale donna? Quella che hai tirato fuori da una spessa coltre di tristezza e di rassegnazione, quella con la quale forse sogni, con la quale forse speri, con la quale forse progetti. Quella donna che dopo tanto tempo ho scoperto essere dentro di me.

Dimenticando un passato che ormai dev’essere solo passato e perlopiù lo è già. Vivendo un presente del quale assaporare intensamente ogni momento. Sognando un futuro… Il futuro che entrambi desideriamo, che entrambi vorremmo per noi. Sognando, sperando, progettando e lottando. Sempre. Insieme, io e te.

(In sottofondo “A te” di Jovanotti)

Dal mio cuore al tuo, topolino. T. A. T.