Non scrivo più da diverso tempo, più o meno da tre mesi, né qui né su carta, a meno che non si tratti di social networks più immediati che riempio di piccoli pensieri quotidiani. In realtà è proprio l’urgenza del quotidiano quella che mi ha portato a non riflettere e quindi a non scrivere, bensì a vivere quotidianamente ogni singolo giorno, nell’immediatezza di quel singolo giorno.
In questi tre mesi ho visto smontare pezzo per pezzo ogni mia aspirazione futura, a volte con la lucidità che spesso a me manca, altre volte con infinita violenza. Eppure ho continuato a combattere. Ho combattuto tenendo bene a mente il traguardo che vorrei raggiungere, e non è stato facile. Ad ogni passo ho rischiato di cadere inciampando sui miei stessi passi. Ad ogni passo ho trovato un ostacolo più o meno prepotente su cui sono caduta, ma mi sono rialzata e ho continuato a camminare, spinta da una forza che ho sentito imperare dentro di me; e questa forza ha il nome e cognome di tutti coloro che in questi mesi hanno creduto in me nonostante tutto, e che mi hanno spinto e mi spingono a non mollare.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura…” diceva Dante nella sua Divina. Ebbene, nel mezzo del cammin della mia vita, un po’ più in là rispetto ai 35 anni a cui si riferiva il Sommo Poeta, mi sto per laureare perché manca una sola piccola prova d’appello e poi potrò anch’io indossare la corona d’alloro. Non sono mai stata abituata a pensare ai miei quattro (o due?) lettori quando scrivo in questo spazio, ma in questo momento ci sto pensando, e mi vien da dire che, sì, lo so, la maggiore età l’ho superata da un pezzo ed era anche ora che prendessi quel fatidico pezzo di carta… E sì, lo so, chiunque lo pensi ha ragione, ma so anche che bisogna esserci nella vita delle persone per poter capire cosa si prova ad essere giunti alla meta dopo tanta fatica e tanto sonno perso, e non scrivo certo qui nel mio spazio per giustificarmi bensì per affermare che, nonostante tutte le volte in cui non ho voluto mettermi sui libri perché troppo stanca dopo ore di lavoro, sono contenta di me. Forse sarebbe un vanto dire che sono orgogliosa, e quello che voglio non è vantarmi, perciò affermo che… Sono contenta di me. Punto.
Non so se tutti quelli che arrivano al punto in cui sono quasi arrivata percepiscono il mio stesso senso di smarrimento… Ci sono giorni in cui non faccio che camminare per casa come un leone in gabbia ripetendo a cantilena “E poi cosa farò?”. Ci sono invece altri giorni, ben più numerosi, in cui ho ben chiaro in testa quel che voglio diventare, quel che voglio essere ed esprimere di me, senza lasciare nulla di intentato e facendo in modo di trovare la via giusta per essere quella che voglio essere e che forse, dentro di me, in parte già sono. Ma qual è la via più giusta? Avrò io la possibilità di trovarla e di percorrerla in qualche modo come qualsiasi altra persona al mondo, pur non avendo le medesime possibilità?
Mi arrovello così nei miei sogni e nelle mie paure, sommersa da penne dei più vivi colori che mi facciano tornare il desiderio di esprimermi liberamente senza pensare al “dopo”. Scrivo poche righe di pensieri su fogli colorati sparsi qua e là sulla scrivania; fogli che poi puntualmente strappo perché quel che ci scrivo mi sembra sempre troppo stupido. Apro il pc portatile e provo a digitare sensazioni che si mescolano nell’anima e nella mente, ma poi cancello e richiudo. Insomma, continuo imperterrita a mentire a me stessa e ai miei desideri per il futuro, e visti i tempi verrebbe da chiedersi quale futuro.
… Perché in realtà quel che voglio fare da oggi in poi, fino al mio ultimo respiro, è scrivere. E’ esistere.